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Tutorial - Rimozione Elementi Di Disturbo In Movimento Con Stacking Mediano
Tutorial - Rimozione Elementi Di Disturbo In Movimento Con Stacking Mediano Inviato il  Dom 04 Oct, 2015 10:53 Da Mighty Gorgon
Photography
Quante volte vi sarà capitato di essere in una piazza affollata (o altro luogo) dove vorreste fare una foto priva di elementi di disturbo?

Esiste una tecnica che in determinate condizioni, vi consente di rimuovere elementi di disturbo "non statici" in maniera automatica grazie alla sovrapposizione di più immagini.

Questa tecnica non funziona in ogni occasione... ma può tornare molto utile quando si verificano almeno queste 2 condizioni:

  1. E' possibile scattare più foto con cavalletto senza muovere la macchina fotografica tra uno scatto e l'altro
  2. Gli elementi di disturbo sono in movimento (ossia non sono statici/immobili): ad esempio persone che passeggiano, uccelli in volo, auto in movimento, ecc.


Per applicare questo tipo di tecnica è necessario Adobe Photoshop o altro software in grado di sovrapporre le immagini in modalità "mediana" (median stacking in inglese).

tutorial_stack_mediano_img_final_4676_4688_stack_collage_ita_1200

Ecco i passi da effettuare:
  1. In fase di scatto assicurarsi di avere più scatti (almeno 5 e sempre meglio in numero dispari) della stessa scena in cui gli elementi di disturbo (persone, animali, auto, ecc.) siano sempre in posizione diversa: è fondamentale che gli scatti siano effettuati tramite cavalletto sempre dalla stessa identica posizione
  2. Eseguire questo comando: File -> Scripts -> Carica file in Serie... (Inglese: File -> Scripts -> Load Files into Stack...)
  3. Selezionare tutti i singoli scatti da fondere
  4. Assicurarsi di aver selezionato la casella Crea Oggetto Avanzato (Inglese: Create Smart Object)
  5. A questo punto si avrà un nuovo file con un Oggetto Avanzato che contiene tutte le immagini impilate una sopra l'altra (si vedrà in anteprima solo l'ultima delle immagini)
  6. Eseguire questo comando: Livello -> Oggetti Avanzati -> Metodo Serie Di Immagini -> Intermedio (Inglese: Layer -> Smart Objects -> Stack Mode -> Median)
  7. A questo punto dovreste avere l'immagine finale priva degli elementi di disturbo in movimento... se non è così... tornate a scattare!


Ecco delle immagini di esempio

tutorial_stack_mediano_img_4676_1200

tutorial_stack_mediano_img_4679_1200

tutorial_stack_mediano_img_4682_1200

tutorial_stack_mediano_img_4685_1200

tutorial_stack_mediano_img_4688_1200

tutorial_stack_mediano_01

tutorial_stack_mediano_02

tutorial_stack_mediano_03

tutorial_stack_mediano_img_final_4676_4688_stack_1200

tutorial_stack_mediano_img_final_4676_4688_stack_final


Altre informazioni sullo stacking direttamente dal sito Adobe: Photoshop - Caricamento File In Serie - Load Files Into Stack


 




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Indicazioni Workflow Fotografia Di Ritratto
Indicazioni Workflow Fotografia Di Ritratto Inviato il  Gio 24 Sep, 2015 17:54 Da Shiro
Photography
Riprendendo quanto esposto in un post precedente dove mi si chiedeva di dare alcune delucidazioni sulla post produzione effettuata, ho aperto questo nuovo topic.
Cercherò di essere quanto più coinciso possibile ma vi premetto che non ho un workflow standard, tutto dipende dal file raw iniziale e da come è stata catturata la luce.
Posso però dirvi quali sono i passaggi +/- standard e quali strumenti uso ed in quale misura.
In particolare per questi ritratti ed qualcuno di quelli precedenti mi sono approcciato con qualcosa di nuovo (per me) rispetto al mio solito in PS.

Iniziamo con il Raw nudo e crudo
rosalinda_pp1_2281

qui ho scattato in luce naturale e senza alcuno strumento di schiarita perchè non avevo nessuno con me che mi potesse aiutare. tra l'altro in questi ambienti (cioè parchi) ho verificato che il pannello riflettente da forti riflessi verdastri difficile da correggere in PP e tra l'altro anche l'uso del flash non è particolarmente efficace, sia per la temp. colore che per l'uso frontale del flash dove in ombra non c'è niente da schiarire (diverso che lo usiamo all'aperto sotto il sole).
Mi sono posizionato ai limiti dei fasci di luce che penetravano dagli alberi per avere un accento sui capelli e per uno sfondo che producesse bokeh.
Su LR utilizzo :
-abbassamento luci (dal -30 al -100%)
- apertura ombre ( dal +20 al +50%)
- aumento dei colori chiari (dal 10 al 50%)
- aumento della luminanza, anche ad iso100 perchè mi impasta il fuoco e a me piace così (al max riprendo nitidezza in PS localizzata)
- applicazione di pennello locale o filtro graduato per ulteriori abbassamenti luci e/o aperura ombre e/o aumento o diminuzione dell'esposizione
- dal modulo HSL modifico la luminanza e la saturazione dell'arancio, del giallo e del rosso. Il più frequente è l'aumento del 10-15% della luminanza dell'arancio e la sua diminuzione della saturazione dal -10 al -20%
- un ultima cosa che faccio di frequente è una spennellatura sulla pelle per abbassare la chiarezza ed togliere il disturbo per ammorbidire di più il fuoco anche se sembra appiattire l'immagine, tanto il contrasto lo sviluppo in PS (chiarezza da -20 a -50 e disturbo da +40 a +80)

rosalinda_pp2_lr_2281

in PS utilizzo questi strumento e passaggi sempre tutti mascherati opportunamente con opacità e forza pennello variabile e opacità livello variabile a seconda dell'immagine.

- ritocco pelle con timbro clone, cerotto e pennello.
Il timbro clone lo uso intorno al 10% di opacità e flusso al 70%; il cerotto lo passo solo per imperfezioni più vistose e poi opacizzo il livello dal 70 al 30%; con il pennello prendo il colore con il contagocce sulla pelle e lo passa al 7-9% di opacità per ammorbidire le ombre e armonizzare il tono della pelle (qui il controllo dello strumento deve essere di precisione per evitare pasticci) al max si opacizza il livello.
- aggiunta di un filtro fotografico arancio con metodo di fusione luce soffusa al 30% (poi vario a seconda del gradimento). Questo strumento dà un ottimo contrasto ma va controllata poi la tonalità colore finale e la chiusura del ombre)
- livello con aggiustamento curva modificando lievente l'output dei bianchi e dei neri su due livelli separati e se necessario mascherare dove non l'effetto non piace o è eccessivo). Anche questo produce aumento del contrasto.
- livello di correzione "livello" per adeguare l'esposizione sui mezzi toni e quindi schiarire o chiudere le ombre localmente con maschera di contrasto.
- utlilizzo di livello in fusione colore scherma e spennellatura con colori tra l'arancio e il rosso con tonalità scure (quindi parte in basso a dx della tavolozza) ed opacizzazione dal 10 al 30% per migliorare luminosità sfondo ed evidenziare nuove tonalità.
- utilizzo di un filtro dalla galleria chiamato bagliore diffuso con questi parametri : granulosità 0 ; area con bagliore 4; area trasparente 18; questo filtro a quanto ne sò non si trova più dalla versione CC.
Utilizzarlo solo per dare colpi di luce dove occorre opacizzando al massimo (a seconda del gusto) e mascherando opportunamente. Questo filtro in gerere riporta ai guisti toni la pelle riscaldata dal filtro fotografico.
- utilizzo localizzato dell'aumento di nitidezza con accentua pasaggio con raggio 1,5 px e 60% di opacità livello da mascherare in tutte le zono sfocate dalla lente e nella pelle.

rosalinda_pp2_ps_1174


 




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Tutorial: Contrasto Del Dettaglio Con Il Metodo Color Lab
Tutorial: Contrasto Del Dettaglio Con Il Metodo Color Lab Inviato il  Mer 25 Feb, 2015 11:41 Da alematrix
Photography
Ciao Ragazzi, molti di noi conoscono questo metodo, ma per chi non lo conoscesse pubblico questo breve tutorial.
L'ho pubblicato anche su un altro sito perchè mi è stato chiesto che tipo di contrasto davo alle mie immagini e se potevo indicare i passaggi per ottenere tale dettaglio.

Ci sono vari modi per aumentare il dettaglio di una immagine e il metodo che sfrutta il cambio del profilo colore in Lab è uno di questi. Nello specifico si tratta di cambiare il profilo colore da RGB in Color Lab per lavorare esclusivamente sul canale della luminosità: questo ci permetterà di aumentare notevolmente il contrasto del dettaglio dell’immagine senza alterare i colori e senza creare aberrazioni cromatiche.
Ogni volta che si cambia il metodo colore, però, si creano problemi ai livelli di regolazione ed inoltre, in color lab, alcune regolazioni non sono realizzabili. Quindi, come si fa a mantenere il documento in RGB e allo stesso tempo applicare il metodo di contrasto del dettaglio in Color Lab? Con gli oggetti avanzati!

Per creare un oggetto avanzato:

- Aprire il file in Photoshop
- Duplicarlo
- Click su Filtro e dal menu a tendina scegliere “Converti per filtri avanzati”.
Photoshop ci avvertirà che il livello verrà convertito in un oggetto avanzato. Click su ok

Bene, se tutti i passaggi sono stati effettuati nel modo giusto nella palette livelli avremo una situazione simile all’immagine sottostante

senza_titolo_1_1424860050_485007



Come creare un livello con profilo colore in LAB:

A questo punto dobbiamo cambiare il profilo colore da RGB a Color Lab e per farlo dobbiamo creare un’immagine copiata del file aperto. Si procede in questo modo:
doppio click all’interno della miniatura del livello copiato. Photoshop ci avvertirà di salvare le modifiche prima di uscire dal nuovo documento, come mostrato nell’immagine sottostante

senza_titolo_2_1424860100_962141

dato l’ok si aprirà una nuova immagine copiata: a questa andremo a cambiare il profilo colore.

Click su Modifica e dal menu a tendina selezionare “Converti in profilo”
Sul pannello che si apre impostare i seguenti parametri come da immagine

senza_titolo_3_1424860138_304491

A questo punto abbiamo il nostro oggetto avanzato in profilo colore Lab e che deve essere salvato e poi chiuso:

CMD+S oppure CTRL+S su Windows
e poi:
CMD+W oppure CTRL+W su Windows

Bene, fatto questo ci ritroveremo nel file originale un oggetto avanzato con un livello in Color Lab dentro a un documento in RGB. A questo punto, avendo un livello in color lab possiamo applicare il metodo di contrasto del dettaglio.



Metodo di contrasto del dettaglio:

- Doppio click sull’oggetto avanzato e poi click su ok sulla successiva finestra che si apre.
- Si aprirà un nuovo documento su cui andremo a lavorare:

- Aprire la palette dei canali
- Selezionare solo il canale della luminosità come da immagine sottostante

senza_titolo_4_1424860256_327675

bisogna fare attenzione a selezionare il canale chiudendo l’occhio degli altri canali e facendo click sopra alla barra del canale Luminosità.

Fatto questo ci dobbiamo posizionare con il cursore sopra la miniatura del canale Luminosità e poi premere il tasto CMD o CTRL in Windows: comparirà il simbolo di selezione sotto la manina.

A questo punto, sempre tenendo premuto il tasto CMD o CTRL dobbiamo cliccare sulla miniatura del canale Luminosità per caricare la selezione del canale stesso.

Con la selezione attiva, premere i tasti CMD+SHIFT+I oppure CTRL+SHIFT+I sotto Windows per invertire la selezione in modo da avere selezionate solo le aree scure dell’immagine del canale Luminosità.

Perché abbiamo selezionato le aree scure dell’immagine? Perché queste sono le zone che definiscono il contrasto e a queste applicheremo, nel passo successivo, il contrasto del dettaglio.

- Click su Filtro
- Click su Nitidezza
- Click su Maschera di contrasto

Impostare i seguenti parametri:

Fattore 500
Raggio 1
Soglia 2

Click su OK

A questo punto applichiamo un’altra maschera di contrasto, ripetendo gli stessi passaggi di cui sopra ma cambiando i parametri. Quindi,

- Click su Filtro
- Click su Nitidezza
- Click su Maschera di contrasto

Impostare i seguenti parametri:

Fattore 55
Raggio 25
Soglia 2

Click su OK

In pratica questa seconda maschera di contrasto serve a dare maggior volume
Ora non resta che deselezionare facendo click sullo strumento selezione rettangolare e poi cliccando all’interno dell’immagine.

Fatto questo, nella palette dei canali fare click sul canale Lab in modo da riportare attivi tutti i canali del documento come nell’immagine sottostante

senza_titolo_5

Tornare nella palette dei livelli, salvare il documento con la maschera di contrasto e chiuderlo.

A questo punto ci ritroveremo con il documento originale aperto e con il livello sfondo copia a cui è stato applicata la maschera di contrasto in color lab. E’ un metodo questo che crea un po’ di rumore, ma non è visibile se non ingrandendo molto l’immagine. Inoltre, se il contrasto è troppo forte è possibile abbassare l’opacità del livello o creare una maschera e applicarlo in modo selettivo.

Di seguito carico un’immagine a cui ho applicato un contrasto normale in CR e, la stessa immagine a cui ho applicato il metodo di contrasto sopra descritto. Infine, un crop al 100% di un particolare con e senza contrasto.

01_1424860538_675483 Contrasto in Camera RAW

02 Contrasto metodo Color Lab

03 Crop del contrasto in Camera RAW

04 Crop del contrasto in Color Lab


 




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Workshop Fotografico Islanda
Workshop Fotografico Islanda Inviato il  Lun 16 Feb, 2015 22:14 Da Mighty Gorgon
Photography
workshop_islanda_2015_sold_out_900

Cari amici,
dal 20 al 27 marzo 2015 si terrà in Islanda un workshop di fotografia paesaggistica.

L'obiettivo del workshop è quello di approfondire le tecniche di fotografia paesaggistica e notturna tramite un'immersione nella fantastica natura Islandese che offre degli spunti fotografici unici per chi ama questo tipo di fotografia. Pianificando questa esperienza in una settimana senza o con poca luna, sarà possibile sperimentare fotografia notturna alle stelle (condizioni meteo permettendo) e con un po' di fortuna si assisterà anche allo spettacolare fenomeno dell'aurora boreale.

Questo workshop è dedicato a quei fotografi che abbiano interesse a sviluppare le comuni tecniche utilizzate nella fotografia paesaggistica sia in fase di ripresa che in fase di postproduzione. E' importante (anche se non strettamente necessario) avere delle buone basi sulla teoria fotografica in genere e una buona conoscenza della propria attrezzatura fotografica. E' fondamentale approcciare questo tipo di esperienza con tanto entusiasmo perché si passeranno tante ore all'aria aperta, in condizioni meteo/ambientali che potenzialmente possono risultare difficili.
Durante il corso verranno approfonditi diversi temi:

  • Nozioni di base sulla teoria fotografica
  • Pianificazione degli scatti paesaggistici
  • Tecniche di esposizione lunga
  • Astrofotografia: concetti di base e fotografie notturne ambientate
  • Light Painting notturno
  • Principi di postproduzione di fotografia paesaggistica
  • Lettura Portfolio


I tutor del workshop sono Giovanna Griffo e Luca Libralato

Le iscrizioni sono chiuse per il raggiungimento del numero massimo di partecipanti.


 



Tags E Parole Chiavecorso fotografico, iceland, islanda, workshop

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Tutorial: Come Raddrizzare Le Linee Verticali Senza Modificare Il Formato
Tutorial: Come Raddrizzare Le Linee Verticali Senza Modificare Il Formato Inviato il  Dom 25 Jan, 2015 01:32 Da alematrix
Photography
Ciao amici, su un altro forum di fotografia mi hanno chiesto come poter raddrizzare le linee verticali di uno scatto lasciando inalterato il formato dello scatto. Così ho pensato di riproporlo anche a voi.

Ci sono molti modi per raddrizzare le linee verticali, quasi sempre, però, comporta un ritaglio dello scatto. Come si può intervenire, allora, senza ritagliare l'immagine?
Premetto che è un metodo che utilizzo spesso per i miei scatti di interni di vecchi casolari abbandonati ma non sempre funziona e spesso, comunque, c'è bisogno di piccoli ritagli dell'immagine.
Comunque, ecco i passaggi che ho effettuato in Photoshop per correggere le linee verticali della grata dello scatto di Silvia.

Questo è lo scatto originale: l'intervento consiste nel raddrizzare le linee della grata a sinistra senza tagliare l'immagine

1_1422145121_387350

In Photoshop ho duplicato il livello.
Poi, dal menu Filtro, ho selezionato "Correzione lente".
Dalla barra degli strumenti a sinistra ho selezionato lo "Strumento raddrizza foto" ed ho tirato una linea seguendo l'inclinazione della grata come nell'immagine sottostante. Una volta che Photoshop ha fatto i suoi calcoli si può confermare la modifica.

2_1422145401_374803

qui si vede meglio il particolare
3

A questo punto ci ritroveremo con il livello duplicato che ha le linee della grata corrette in modo più o meno bene ma comunque migliori rispetto a prima.

4

Adesso, però, dobbiamo mascherare l'intervento sul resto dell'immagine perchè per raddrizzare la grata abbiamo distorto tutte le altre linee verticali dell'immagine.
Quindi, sul livello duplicato, ossia sul livello in cui siamo intervenuti per raddrizzare le linee della grata, va inserita una maschera di livello, facendo click sull'apposito pulsante in basso a destra "aggiunge una maschera di livello"

Se tutti i passaggi sono stati fatti in modo corretto dovremmo avere nella barra delle palette di Photoshop una situazione come questa:
5

Ora bisogna impostare come colore di primo piano il nero e poi utilizzare un pennello dalla punta morbida.
Fatto questo si inizia a pennellare sull'immagine per coprire l'intervento sul livello duplicato, quello a cui abbiamo applicato la maschera, per riportare in primo piano il livello sottostante ( livello 1), facendo molta attenzione a non passare sopra la grata per non coprire la correzione delle linee. Se inavvertitamente si passa sopra la grata, basta invertire il colore di primo piano da nero a bianco per "rigenerare" la maschera e coprire il livello sottostante.

Questa è l'immagine di come dovrebbe comparire la maschera dopo le pennellate:
7

Questo è il lavoro finito:
6


 




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Come Effettuare Uno Startrail
Come Effettuare Uno Startrail Inviato il  Lun 19 Jan, 2015 11:19 Da Gaspare Silverii
Photography
Salve ragazzi, dopo numerosi contatti in cui mi si chiedeva come e quale tecnica utilizzassi per i miei startrail ho deciso di scrivere giusto qualche pillola (dato che per scrivere tutto mi ci vorrebbe un mese...) sul come questa foto ed altre simili son state realizzate, dato che non son "geloso" di arcani misteri o cosa (anche perché poi è sempre il fotografo a dare la sua interpretazione), sperando questa sia cosa gradita.
Ora bando alle ciance e diamoci sotto

NOTA: in questo tutorial mi sto riferendo in modo particolare allo scatto del Trabocco del Turchino


Realizzazione Foto Per Il Primo Piano

In fase di ripresa mi son recato sul posto poco prima del tramonto in modo da poter studiare con calma la composizione ma sempre tenendo conto del fatto che sarebbe stata una notturna quindi precedenza al cielo si ma non trascurando il trabocco soggetto fondamentale.

Una volta posizionata la macchina ho atteso l'ora blu per scattare una carrellata di circa 30 foto: queste poi verranno selezionate e la migliore usata per fare da "fondo".

Come mai direte? In questo modo ho avuto modo di scattare con ISO bassissimi (ISO 100) quindi un rumore davvero minimo e ho potuto evitare di riprendere l'inquinamento luminoso dovuto alle luci dei paesi circostanti (che avrebbero dato una colorazione ed illuminazione giallognola al trabocco, rispecchiandosi anche in alcune porzioni del mare).

Quindi ora abbiamo la nostra foto di base... non resta altro che aspettare il "calar delle tenebre" :-), e poi si inizia a scattare.

Riassumendo quindi è stata scattata una foto per il paesaggio/trabocco all'ora blu a ISO 100 - f/2.8 - 30sec.


Ripresa Della Stellata / Startrail

Molti mi hanno chiesto come ho fatto a far venire i colori oppure che gli piaceva particolarmente la morbidezza delle scie, ecco quindi qualche informazione a riguardo (anche su come evitare startrail tagliuzzati ed a puntini, o "sbiancati")

Una prima soluzione sarebbe quella di dare pochissimo tempo di riposo alla macchina tra uno scatto ed un altro (scatto che in genere è di 30sec f/2.8 e ISO a piacimento in base a qual che si vuol ottenere), ma non è questa la soluzione adottata da me per due motivi:
  • Con una DX se non gli si fa fare la riduzione rumore si rischia che venga una porcheria con gli hot pixel (ma facilmente recuperabile con un dark frame)
  • Dovrei fare un'infinità di scatti


Allora ecco che possiamo fare una scelta molto intelligente che ci permette di dimezzare gli scatti... come? Semplicemente utilizzando il FUORI FUOCO!
Se noi SFOCANDO facessimo diventare le stelle più "grandi" (simili a delle piccole palline) avremmo dei guadagni in tutte le seguenti situazioni:
  1. Si dimezzano gli scatti potendo fare uno scatto da 30sec e 30sec di riposo e non avere startrail a tratti dato che essendo diventata la stella una pallina e non puntiforme si avrà un lasso di tempo superiore prima che si discosti dalla foto precedente in maniera tale da creare un "vuoto" (ovviamente tutto è in relazione alla focale utilizzata io qui parlo di situazioni con almeno 14/16mm su FF)
  2. Si hanno linee meno secche nello startrail e più "garbate", che a mio avviso rendono la foto più morbida e piacevole
  3. Si facilita l'estrazione del colore delle stelle in post-produzione dato che non si hanno punti ma "palline", e quindi l'informazione è distribuita su più pixel su cui poter lavorare e tirare fuori il colore, in modo da prevenire una sorta di perdita di informazione sulla lavorazione del file stesso


Ora però c'è una piccola controindicazione, premesso che bisogna prenderci la mano sul quanto sfocare altrimenti vengono fuori cose improponibili... ma le stelle piccine che fanno? E quelle vicine? Quelle piccole le si perde... quelle vicine si "fondono", ma per noi non è un problema dato che non si tratta di una foto strettamente astronomica.

Quindi è facile capire che con circa 360 foto da 30sec intervallate ogni 30sec si ha una foto al minuto si copre un periodo di circa 6 ore ma fortunatamente avremmo esposto effettivamente il sensore della macchina per la sua metà ovvero 3 ore (e questo è un bene perché la macchina ci ringrazierà con il tempo!).

Piccoli Accorgimenti E Riflessioni

Perché far fare la riduzione rumore? E come farlo?
Faccio una dark frame all'inizio ed uno alla fine e li uso per la rimozione degli hot pixel a tutti gli altri scatti.

Altro lavoro risparmiato alla macchinetta dove sempre lei ci ringrazierà così come le batterie.

Ora manca decidere gli ISO per le stelle.

Io ho deciso di scattare ad ISO 1600 per vari motivi:
  • Avendo le stelle non più puntiformi alcune stelle rischio di perderle allora alzo gli iso
  • Volevo un fascio abbastanza fitto di stelle e se fosse stato troppo comunque in post-produzione avrei potuto gestire la cosa "riducendole" tramite ad esempio una regolazione di livelli mentre non avrei potuto fare il contrario ovvero aggiungere stelle che non avrei catturato


E direte ora: ok ma il rumore è bassissimo sulle stelle! Come hai fatto? Tra poco lo scoprirete...

Postproduzione

In primis lavoro su Lightroom la mia prima foto di base del trabocco scattata all' ora blu.

Poi metto le stellate in Lightroom ne lavoro una e applico a tutte circa gli stessi preset in automatico. Poi di nuovo in automatico le esporto tutte in JPG (si mi basta il jpg in questo caso perché non servono dettagli estremi) e le monto tutte assieme su StarStax qui avrò lo startrail montato ma c'è ancora rumore. Allora salvo il file in TIFF vado su Photoshop e finisco a rimuovere il rumore (trattazione troppo lunga per spiegare bene i 3 principali criteri che utilizzo).

Risultato

Si ha uno startrail che da ISO 1600 ha una pulizia paragonabile tra ISO 100 e ISO 400.
Ok ora possiamo riprendere la foto del paesaggio e montare assieme lo startrail e paesaggio con tutti i vari accorgimenti... qualche ora di lavoro e la foto è pronta.


Spero vivamente sia stato utile e che sia cosa ben accetta. Appena avrò tempo continuerò il discorso con gli startrail di tipologia "complessa" nel senso che lo si "altera" in fase di ripresa come gli effetti Vortex/Spiral.

Vi lascio qualche riferimento con annesse foto da me realizzate.

dsc0555_polar_rgb_union
dsc0986_modifica_1421662505_403424
dsc2578_modifica_copia
dsc1432_campotosto_trail
dsc_1667_roccacalascio

A presto e BUONA LUCE!

PAGINA FACEBOOK https://www.facebook.com/gasparesilveriifotografia
CONTATTO PERSONALE https://www.facebook.com/face.kuix


 




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Mighty Gorgon Photoshop Actions Pack - 1.0.0
Mighty Gorgon Photoshop Actions Pack - 1.0.0 Inviato il  Ven 16 Jan, 2015 22:56 Da Mighty Gorgon
Photography
Le azioni di Photoshop (tra le altre funzioni) consentono di automatizzare alcune attività nella postproduzione fotografica. Nel corso del tempo ho trovato molto utile creare delle azioni per semplificare e velocizzare il mio flusso di lavoro in fase di postproduzione. Ho deciso di condividere qui nel forum un pacchetto con le mie azioni preferite (tutte registrate manualmente da me).

Ecco una breve descrizione delle azioni inserite in questa prima versione:
  • Luminosity Masks - Create: va lanciata su un layer totalmente opaco e con fusione normale, verranno così create 18 maschere di luminosità (6 chiare, 6 scure e 6 medie) da utilizzare per applicare aggiustamenti alle proprie immagini.
    Per chi avesse bisogno di studiare cosa sono e come si usano:

  • Luminosity Masks - Remove: le maschere di luminosità sono selezioni complesse e occupano parecchio spazio se si vuole salvare il PSD, per tale motivo questa azione serve ad eliminare le selezioni create con lo script precedente una volta che non se ne ha più bisogno.
  • Sharpen - Double Focus*: aggiunge nitidezza secondo una maschera di luminosità in LAB (da dosare opportunamente dopo l'applicazione regolando l'opacità del nuovo livello).
  • Sharpen - Gaussian/Overlay*: aggiunge nitidezza attraverso una sfocatura invertita in modalità overlay (da dosare opportunamente dopo l'applicazione regolando l'opacità del nuovo livello).
  • Sharpen - High Pass*: aggiunge nitidezza tramite l'applicazione di un filtro High Pass (da dosare opportunamente dopo l'applicazione regolando l'opacità del nuovo livello).
  • Sharpen - Clouds*: aggiunge un po' di nitidezza e struttura alle nuvole (da rifinire con maschere e selezioni appropriate).
  • Noise Reduction - Dark Area*: riduce il disturbo nelle zone scure dell'immagine.
  • Noise Reduction - Dark Sky*: riduce il disturbo nei cieli notturni.
  • Dodge And Burn - Layer: crea un livello di grigio neutro per poter applicare scherma e brucia in maniera non distruttiva.
  • Orton*: aggiunge un effetto Orton da modulare a seconda dei gusti.
  • Glow*: aggiunge un effetto Glow da modulare a seconda dei gusti.
  • Stack - Maximize Dynamic Range: partendo da uno Smart Object (Oggetto Avanzato) che contiene diverse immagini in Stack (sovrapposte) consente di applicare in sequenza quattro diversi metodi di sovrapposizione (medio, mediano, chiaro, scuro).


* Le azioni contrassegnate con * utilizzano la fusione dei livelli visibili prima dell'applicazione, quindi si consiglia di "sbloccare" (o duplicare) il livello di sfondo nel caso in cui si lavori con un singolo livello (per evitare che l'azione applichi l'effetto direttamente sul livello originale).


mighty_gorgon_ps_actions_1_0_0



Tutte queste azioni sono state create e testate in Photoshop CC 2014 in lingua inglese a 64bit per Windows, alcune azioni potrebbero non funzionare correttamente nelle versioni localizzate (non in lingua inglese) di Photoshop.

Per chi voglia utilizzare Photoshop in più lingue (mantenendo sia l'italiano che l'inglese), consiglio di leggere questo articolo: Adobe Creative Cloud Change Installed Language



Se avete suggerimenti, sono chiaramente ben accetti.


P.S.: Vi pregherei di segnalare le specifiche tecniche della vostra piattaforma nel caso in cui abbiate problemi a farle funzionare.


Per scaricare l'allegato è necessario essere registrati


mighty_gorgon_ps_actions_1.0.0.zip
 Descrizione:  Mighty Gorgon Photoshop Actions Pack - 1.0.0
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 Nome del file:  mighty_gorgon_ps_actions_1.0.0.zip
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Alba Al Pontile - Workflow E Before And After
Alba Al Pontile - Workflow E Before And After Inviato il  Ven 09 Jan, 2015 16:47 Da Matt-of-Florence
Photography
Ho da poco processato l'ultimo scatto fatto quest'estate ai pontili del lago di Massaciuccoli. Non è il più spettacolare, ma ho sfruttato l'occasione di un po' di tempo per salvarmi i vari step e mostrare così il flusso di lavoro adottato.
Lo scatto è stato effettuato montando il filtro ND64 Haida Pro II.

Partiamo dagli scatti RAW. Avevo scattato in bracketing a tre scatti, con 2 stop di gap. In post ho deciso di usare solo lo scatto centrale, dove c'era una bruciatura limitatissima, e quello sovraesposto:
1_raw_1 2_raw_2

Di seguito la post fatta sul RAW più sottoesposto, concentrando l'attenzione sul cielo. Ho comunque aperto le ombre, per poi avere una fusione più graduale fra i due scatti quando si andranno ad unire in Photoshop.
3_post_raw_1

Sul RAW più esposto invece la post è stata più aggressiva, cercando di tirar fuori molti dettagli e tridimensionalità dal pontile.
Ho agito con i cursori globali ed aggiunto un pennello di regolazione locale sul pontile:
4_post_raw_2_cursori 4_post_raw_2_pennello_cursori 4_post_raw_2_pennello

Ed il risultato:
4_post_raw_2

Come si può notare sullo scatto più esposto è visibile un doppio flare. Avendolo notato in fase di scatto, mi ero premunito scattando con le stesse impostazioni del raw più esposto anche questo ulteriore scatto di supporto, che qui vi mostro dopo avr applicato la stessa identica post dello scatto senza la mano:
6_post_raw_3

Ho quindi caricato in Photoshop i tre files, li ho sovrapposti con opportune mascherature ed infine ho fatto un passaggio con il filtro "Pro Contrast" di Color Efex Pro con punti di controllo sul solo cielo, per renderlo ancor più interessante.
7_livelli_ps

Un passaggio finale per aumentare la nitidezza, ed ecco lo scatto finale:
finale

Il Before & After ve lo presento confrontando come "before" lo scatto meno esposto, visto le estese bruciature presenti nell'altro.

Before: 1_raw_1
After: 1_raw_1


 




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Nikon D750 Contro Canon EOS 6D
Nikon D750 Contro Canon EOS 6D Inviato il  Mar 06 Jan, 2015 21:14 Da Mighty Gorgon
Photography
Da qualche mese è uscito sul mercato un nuovo modello di fotocamera la Nikon D750 (insieme alla Nikon D810 con la quale condivide il sensore). Premetto che da sempre utilizzo reflex Canon della quale ho provato una decina di modelli tra APS-C e Full Frame (partendo dalla Canon EOS 350D nel 2006 per arrivare alla Canon EOS 5D Mark III)... prima del 2006 ho usato Casio, Kodak, Magnex e altre varie marche di compatte digitali... ma mai Nikon. Oltre che di fotografia, ho una forte passione anche per la tecnologia in genere, per questo ogni volta che esce qualche nuovo modello di "gadget" elettronico, sono incuriosito dai progressi e dalle funzionalità nuove. Era da tempo che volevo provare una fotocamera Nikon e questa è stata l'occasione giusta.

Ho provveduto quindi a vendere la mia amata Canon EOS 5D Mark III e a prendere una Canon EOS 6D (perché non essendo Zio Paperone, non avevo voglia di cambiare anche tutte le ottiche!) usata a quasi metà del prezzo ricavato. Con la rimanenza della vendita, ho aggiunto quindi la differenza per prendere la Nikon D750 il giorno del black friday per usufruire degli sconti sull'elettronica.

Ad oggi è poco più di un mese che utilizzo in contemporanea sia Canon EOS 6D che Nikon D750 per scattare, e volevo condividere le prime impressioni con chi è curioso di avere qualche informazione su questa macchina (o perché è malato come me... o semplicemente perché è interessato all'acquisto).


DISCLAIMER: ci tengo a sottolineare che quanto scritto è frutto solo della mia esperienza e del mio modo di fotografare, non sono pagato né da Canon, né da Nikon e non mi interessano le scelte di fede. Una bella foto non dipende certamente dall'attrezzatura usata.


Queste sono le principali differenze che ho notato, vorrei dividerle in PRO e CONTRO della Nikon D750 verso la Canon EOS 6D, sottolineando di nuovo che sono strettamente legati al mio modo di scattare.


PRO

  1. La gamma dinamica della Nikon D750 è molto superiore a quella della Canon EOS 6D. A ISO 100 dei test di laboratorio hanno mostrato che la Nikon D750 arriva a circa 14EV di gamma dinamica, contro i soli 12EV della Canon EOS 6D. Nel mio piccolo ho fatto qualche prova e posso confermare che anche in caso di forte sottoesposizione, la qualità del file RAW della D750 è decisamente superiore a quella della 6D. Allego un piccolo esempio da ACR in cui ho solo spostato l'esposizione di +5EV.
    nikon_d750_review_before

    nikon_d750_review_after

  2. Migliore resa ad alti ISO... non ho misurato direttamente ancora, ma il rumore ad alti ISO è visibilmente inferiore. Alcuni test riportano circa un 2/3 (due terzi) di stop di rumore in meno a parità di ISO rispetto alla 6D. Differenza notevole.
  3. Funzione intervallometro e timelapse con compensazione dell'esposizione: queste funzionalità sono quelle che mi hanno spinto a scegliere la D750 e non mi hanno deluso. In particolare la funzione timelapse è molto comoda perché tira fuori un filmato già pronto. La funzione di compensazione dell'esposizione funziona piuttosto bene, anche se mi sarebbe piaciuto avere più personalizzazione sulle modalità di ramping (ad esempio ISO e tempi minimi/massimi), ma in Canon queste funzioni mancano completamente e sono ottenibili solo tramite Magic Lantern (con funzionamento lievemente diverso rispetto a Nikon).
  4. Schermo orientabile: non sono un fan degli schermi orientabili... ma non ne nego la comodità in talune estreme situazioni. La D750 ha lo schermo orientabile.
  5. Pulsante dedicato per bracketing: su Canon bisogna entrare nel menu o crearsi una funzione personalizzata... mentre sulla D750 è disponibile un pulsante apposito.
  6. Orizzonte virtuale su 3 assi anziché soltanto su 2.
  7. Presenza di due slot per schede di memoria.



CONTRO

  1. Compensazione dell'esposizione in live view in situazioni di scarsa luce: su questo aspetto la 6D è notevolmente migliore della D750, perché l'anteprima della foto sullo schermo è più luminosa e consente di mettere a fuoco anche in condizioni di luce bassissima. Con Nikon si fa molta più fatica...
  2. Bilanciamento del bianco: questo aspetto l'ho trovato molto strano... però mi è capitato diverse volte di scattare con entrambe le macchine contemporaneamente con l'impostazione AWB (bilanciamento automatico del bianco) ed i risultati sono stati piuttosto differenti. Il bilanciamento del bianco di Canon mi è sembrato più fedele. Certo non è un gran problema visto che si può intervenire in post o impostarlo manualmente, ma volevo riportarlo.
  3. Ghiera controlli modalità di scatto: all'inizio pensavo che avere una ghiera dedicata per impostare la modalità di scatto (singolo, continuo, timer, ecc.) fosse un vantaggio di Nikon. In realtà alla lunga l'ho trovato uno svantaggio per il mio modo di scattare, perché su Canon essendo impostazioni "digitalizzate" si possono impostare anche nei preset utente e possono tornare molto utili quando si impostano C1 o C2 (equivalente in U1 e U2 sulla D750) senza dover "smanettare" su due diverse ghiere. Quando si ha fretta e si è al buio può fare la differenza... ma credo che anche questo sia legato alle abitudini.
  4. Bracketing automatico "rallentato" rispetto a Canon: sulla 6D (ma vale per tutte le Canon) quando si imposta un bracketing di esposizione e si imposta il timer, i diversi scatti vengono effettuati in sequenza al più veloce intervallo di scatto possibile. Su Nikon invece se non si ha un telecomando e si vuole evitare di premere l'otturatore manualmente (per evitare micromosso) allora l'unica soluzione è impostare anche il timer, che però non consente intervallo inferiore a mezzo secondo tra uno scatto e l'altro. E' un'enormità per scene in movimento... L'alternativa è mettere scatto continuo ed usare un telecomando, ma lo trovo limitativo, perché non sempre si ha il tempo di organizzarsi su questo.
  5. Mancanza di un ricevitore GPS integrato. Non indispensabile, ma a volte utile.


Magari qualcuno dei contro è dovuto ad una mia carenza di conoscenza della Nikon... chiedo scusa in anticipo nel caso e vi pregherei di intervenire.



CONCLUSIONI

In conclusione, l'impatto con Nikon è stato sicuramente positivo anche se chiaramente bisogna tenere conto che la 6D è più vecchia di circa due anni e paga molto lo scotto in termini di evoluzione tecnologica. Oggi due anni di tecnologia sono un'infinità sulla qualità dei sensori, e si vede tutta questa differenza sulla qualità dei file RAW. Mi aspetto (o forse è più una speranza) che Canon colmi questo gap nel 2015 con dei nuovi modelli. Installando Magic Lantern sulla 6D, ci sono comunque pochi motivi (oltre al sensore più prestante, che non è poco...) per preferire la D750 rispetto alla 6D.

Chiedo scusa se non ho fatto riferimenti sulla messa a fuoco, ma nel mio tipo di fotografia scatto solo con messa a fuoco manuale, quindi non ho valutato il sistema di messa a fuoco... stesso discorso per la raffica che per molti è importante.






P.S.: cercherò di tenere aggiornato questo articolo con ulteriori osservazioni mano a mano che migliorerò la conoscenza della Nikon.


 




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La Calibrazione Del Monitor
La Calibrazione Del Monitor Inviato il  Ven 05 Dec, 2014 18:16 Da Shiro
Photography
Ciao amici, dopo una bella faticaccia sono riuscito a chiudere una specie di vademecum del "buon calibratore di Display" . Ho cercato di condensare quanto ritengo possa essere già sufficente per potersela cavare da soli a calibrare il proprio monitor, dopo essersi presi un buona sonda colorimetrica e sopratutto a far in modo che tutto vada per il verso giusto ( che sarebbe il minimo dopo che uno spende qualche soldino!). Spero che il frutto della mia esperienza possa aiutarvi a saper scegliere gli acquisti appropriati alle vostre esigenze, ma sopratutto a rendere efficace la calibrazione senza fare ricerche sterminate.
Buona lettura, ma prima mettetevi comodi


LA CALIBRAZIONE DEL MONITOR, LE IMPOSTAZIONI E RELATIVE PROBLEMATICHE.
di Stefano Sciretti www.fotosciretti.it

INDICE

- Premessa
- Cosa significa calibrare un Monitor e perché
- Cenni sulla teoria del colore e definizioni
- La calibrazione del Monitor
- Quali sono i parametri essenziali che coinvolgono la calibrazione e come impostarli
> Come io ho impostato i controlli avanzati
- Le problematiche della calibrazione




PREMESSA

Quanto descritto di seguito è improntato non tanto sul voler stendere un trattato tecnico o linea guida sulla teoria del colore o sulle migliori impostazioni di calibrazione, quanto sul perchè, come e quando calibrare un monitor, e sopratutto sulla discussione di problematiche comuni una volta eseguita la calibrazione e sul come districarsi per risolverle.

E' probabile che possa commettere alcune imprecisione tecniche, forse anche per abuso di linguaggio, ma ritengo sia più importante, per chi è all'asciutto sulla questione, avere un'idea del processo che sta dietro ai meccanismi della calibrazione che non puntualizzare sulla definizione da manuale.


COSA SIGNIFICA CALIBRARE UN MONITOR E PERCHE'



La calibrazione del monitor è un operazione che consente la verifica di corrispondenza dei colori, a video o stampati, ad uno standard.

Lo standard di riferimento è oggi riconosciuto come International Color Consortium (ICC).

Attraverso la calibrazione si può far in modo che le differenti periferiche o attrezzature (macchina fotografica, stampanti, monitor, ecc..) che generano o gestiscono i colori, possano intercomunicare tra loro e, in sostanza, parlare la stessa lingua affinché ciò che vedo a video sia lo stesso che vedrò sulla carta stampata.

La funzione conclusiva della calibrazione è la creazione di un profilo, che in generale altro non è che un set (o tabella) di istruzioni per la scheda video affinché dica al monitor come debba rappresentare il colore su ogni pixel. Nei monitor professionali, questo set di istruzioni può essere programmato internamente al monitor.

Credo che a tutti sia capitata l'esperienza di aver eseguito un'elaborazione digitale onerosa in fatto di tempo e giudicata fantastica a video per poi restare completamente delusi dalla stampa: colori opachi, immagine scura oppure sbiadita, eccessiva saturazione di alcuni colori, oppure una forte desaturazione, ovvero anche una non corrispondenza della tonalità stessa dei colori.

Tutto questo perché ciò che la nostra scheda video ed il nostro monitor codificano in termini di colore non è lo stesso di ciò che codifica la macchina di stampa del nostro stampatore (o della nostra stampante).

Quindi perché passare ore a correggere variazioni tonali, saturazioni e luminanza dei colori quando poi non vengono stampati così come li abbiamo visti sul nostro monitor?

La soluzione è appunto la calibrazione del monitor e la creazione di un profilo standardizzato (ICC) sul quale poi, con i software disponibili per l'elaborazione delle immagini, operare (se necessaria) una conversione nel profilo di stampa ICC del nostro stampatore.


CENNI SULLA TEORIA DEL COLORE E DEFINIZIONI

I colori che vengono rappresentati sulla carta stampata o sul monitor o su un file digitale altro non sono che codifiche numeriche per rappresentate uno spettro colore di luce visibile.

I colori dello spettro della luce visibile sono stati codificati e mappati in diversi modi (o modelli matematici) per essere rappresentati e sono chiamati "spazio colore". Una speciale commissione - CIE (Commissione Internazionale per l'illuminazione) ha definito diversi modelli matematici di percezione del colore rappresentati dalle sigle: XYZ, xyY, Lab, Luv.

La rappresentazione più comune è lo spazio colore CIE XYZ o anche definito spazio di cromaticità CIE 1931


ciexy1931


in cui un colore è espresso attraverso la somma dei tre colori primari in un modello a 3 componenti additive.

Nota: Prendete con le dovute considerazioni questa frase, perché detta così può lasciare perplessi ma sappiate che il grafico di cui sopra deriva da una formulazione matematica piuttosto articolata e che non riporto per pace dei sensi mia e di chi legge.

Inoltre, questo spazio colore è racchiuso in un triangolo ideale in cui sono rappresentate le coordinate del visibile e non visibile.


cie1931_rgxy


Il visibile è appunto lo spazio di cromaticità CIE 1931.
Il non visibile è ciò che sta fuori ed è sotteso dal triangolo CgCrCb.
Come è evidente, questo modello ha una raffigurazione bidimensionale e ciò è stato possibile grazie al fatto che la terza coordinata, la luminanza del colore, è stata derivata dalle altre due coordinate x e y .

Lo spazio colore rappresentato con il metodo Lab è invece un modello di tipo tridimensionale, di cui non mi dilungo oltre, ma basti sapere che questo è il modello che Photoshop usa per la conversione dei profili colore.

Poiché il modello di cromaticità CIE 1931 è piuttosto complesso da utilizzare, sono stati elaborati, per un uso pratico, modelli definiti RGB dello spazio colore e denominati:

- Prophoto RGB
- Adobe RGB
- sRGB
- Apple RGB
- ISO RGB

spazio_colore_gamut


A seguito di questa classificazione si parla spesso di Gamut di uno spazio colore, che altro non è che la gamma di colori rappresentabile da quel determinato modello il quale è un sottoinsieme dei colori visibili. Si parla anche di Gamut dei dispositivi o periferiche ed indica l'insieme colore rappresentabile all'interno dello specifico spazio di cromaticità a cui ci si riferisce.

Dalla rappresentazione grafica si può dire che:

il Gamut del Prophoto RGB è un sottoinsieme dello spetto visibile, che l'Adobe RGB lo è del Prophoto e che l'sRGB lo è dell'Adobe RGB, ossia in termini matematici che :

Lo Spettro Visibile >Prophoto RGB >Adobe RGB >sRGB


Altre considerazioni:

Come si può notare il Gamut del Prophoto RGB esce fuori dai bordi dello spettro visibile. Questo vuol dire solo che parte dei colori dello spazio prophoto non è visibile.

L'sRGB è lo spazio colore più piccolo degli standard fotografici ma è anche quello più diffuso. Nonostante sia contro logica pensare di usare l'sRGB rispetto agli altri modelli, la sua enorme diffusione è determinata dal fatto che la stramaggioranza dei monitor non riesce a rappresentare un Gamut tanto maggiore ( a parte alcuni display professionali che raggiungono il 98-99% del Gamut Adobe RGB) e che in funzione di questo sul web l'sRGB è diventato lo standard di riferimento. Quindi volenti o nolenti ciò che pubblichiamo sarà "ridotto" allo spazio colore sRGB.

Per la carta stampata a livello professionale sono stati fatti molti passi in avanti con inchiostri che riescono a coprire Gamut sempre più estesi, tant'è che per i professionisti della stampa è ricorrente usare l'Adobe RGB come lo standard di riferimento in virtù della maggior copertura dei colori ed in particolare delle tonalità del blu e del verde.


Il punto di bianco

Su quanto detto fin'ora sul colore c'è un punto molto importante ancora da discutere e che influenza la percettività del colore ed è quello che è definito il punto di bianco.

Si riscontra facilmente che a seconda di quale temperatura di luce ambiente siamo sottoposti si percepirà che stessi colori di una stessa immagine potrebbero sembrare più caldi o più freddi. Quindi parlare di punto di bianco è, in altri termini, discutere della tonalità del bianco in temperatura colore.

Sembra stranissimo dirlo perché è come dire di voler stabilire il colore del bianco, ma poiché i monitor emettono luce, così come la carta stampata la riflette, i colori saranno percepiti differentemente in funzione della temperatura colore di emissione (o di riflessione) della luce e di conseguenza anche il bianco.

Una temperatura colore bassa ( <5000>7000 °K) che darà una percezione di tonalità più fredda.

Una tonalità del bianco definita più "neutra" per i monitor sembra essere data dalla temperatura colore di 6500 °K e che in genere ci si riferirà nella ricerca del punto di bianco con la calibrazione (tonalità chiamata anche con il termine D65).

Per le carte stampate il punto di bianco di riferimento è definito D50 poiché queste vengono visionate sotto una luce di temperatura a 5000°K per essere certificate.

Sembrerebbe naturale pensare che anche il monitor dovrà essere tarato alla stessa temperatura del bianco di riferimento della carta stampata ma non è così ( almeno di fatto), poiché è da prendere in considerazione che per i monitor parliamo di luce emessa, mentre per la carta di luce riflessa.

Si è constatato che la migliore corrispondenza tra visione a monitor e carta stampata sia quando il monitor è stato tarato per un punto di bianco D65 e quello della carta stampata a D50 (almeno in generale).

Queste tonalità di punto di bianco sono ovviamente codificate nel nostro spazio colore le quali sono rappresentate da una "sfumatura" sullo spetto visibile.

In particolare per il bianco le coordinate, nello spazio colore CIE 1931, sono:

per 6500K = D65 --> x = 0.313 y = 0.329

per 5000K = D50 --> x = 0.346 y = 0.358


Tali punti sono così individuati nello spazio colore


bianco_d65_e_d50


Altro concetto chiave che ricorrerà nella calibrazione del monitor è la luminosità o luminanza, misurata in candele a metro quadro [cd/mq].

La luminosità di un monitor è la quantità di luce bianca che un monitor è in grado di emettere. Essa andrà ad agire sulla luminanza del bianco e quindi sulla sua percezione visiva.




LA CALIBRAZIONE DEL MONITOR

Si è detto già cosa vuol dire calibrare un monitor e qual è l'azione conclusiva della calibrazione, ovvero creare un profilo ICC che dia istruzioni alla scheda video per individuare i segnali di cui ha bisogno il nostro monitor affinché rappresenti "fedelmente" i colori su schermo.

La domanda è: come fare?

1. Farlo con metodi visivi, ossia affidarci all' occhio umano dopo aver seguito passo passo le istruzioni dei metodi interni al sistema operativo o della scheda video (NON RACCOMANDABILE).

2. Utilizzare una sonda colorimetrica (o colorimetro) ed il suo relativo software di calibrazione e profilatura. (CONSIGLIATO).

Io parlerò esclusivamente del secondo metodo, ma prima di tutto vediamo quali sono i prodotti di calibratura e come orientarsi sul mercato.

Di marche ne esistono differenti, e le più famose sono:

Xrite (tra cui i modelli colormunki e i1), Datacolor (modelli serie spyder), Lacie (come il Blue eye) ecc..

Tutte le marche hanno una serie di prodotti differenti a seconda della fascia a cui sono destinati e/o ai prodotti ad esso destinati.

In genere i prodotti di fascia bassa hanno una sonda di per sé già buona per tutti gli usi amatoriali ed anche evoluti, ma utilizzano versioni software con meno funzioni ed in genere con azioni facilitate ed automatizzate.

Questo di per sè, ed all'inizio, è certamente un vantaggio ma se cercate delle risposte più concrete o volete ottimizzare il processo, o ancora usare delle funzioni avanzate per monitor professionali, allora questi vantaggi si tradurranno in svantaggi operativi che non vi consentiranno l'immissione di alcuni parametri personalizzati.

Per mia esperienza un prodotto di fascia medio/alta , del costo di circa 200 Euro soddisfa tutti gli utenti e/o fotografi amatoriali evoluti (ed anche i professionisti). Qualunque sia il colorimetro scelto ritengo comunque che la cosa più importante sia sapere se il software di calibrazione è dotato o meno di una verifica di qualità sul risultato o di controllo del DeltaE di risposta.


Lo ritengo importantissimo perché dobbiamo renderci conto della "bontà" della calibrazione ottenuta anche numericamente.

Il valore del deltaE, in pratica, misura la differenza fra i parametri richiesti in calibrazione e quelli calcolati dalla sonda ; più il deltaE si avvicina allo zero migliore sarà stata la resa della procedura di calibrazione e viceversa.


ATTENZIONE!!! NON MI CARICA TUTTO L'ARTICOLO!!! ME NE SPARISCE LA META'
Andate su questo link per leggerlo tutto, fino a quando non risolviamo con Luca.

http://www.fotosciretti.it/articoli...-problematiche/

IMPORTANTE. Per sapere se la LUT della vostra scheda video è stata modificata (ovvero caricata dall'XRGamma) potete usare questo programmino semplicissimo "Calibration Set" che trovate qui:

http://www.xrite.com/product_overvi...&SoftwareID=546

se le curve sono state modificate la schermata vi apparirà così


calibration_tester


Se la LUT non è stata caricata all'avvio le curve sono identificate in una singola retta ed i valori base RGB in 0 saranno tutti e tre zero e vi verrà segnalato che "The gamma curves for display 0 have not been modified".

E' importante leggere questa scritta perché potrebbe essere che se la scheda video (come spesso avviene nei portatili) ha una sola LUT programmabile per tutte e tre i canali potreste trovarvi con una retta a 45° sul diagramma e pensare che la LUT non sia stata modificata mentre non è così perché scrive "The gamma curves for display 0 have been modified".

Nel caso peggiore di tutti, se non riusciste a far partire in automatico all'avvio di Windows l' XRGamma, o non volete mettere mano ad impostazioni di sistema delicate, lo andate a far partire manualmente con un doppio click dalla cartella:

Disco locale (C:\) > Programmi (x86)>X-Rite> i1Profiler>XRGamma.exe

E' più spartano ma sicuro.

Magari create un collegamento sul desktop o sulla barra dei collegamenti e lo avvierete più velocemente.

FINE

Buona Calibrazione a tutti.


 



Tags E Parole Chiavecalibrazione, colori, monitor, resa cromatica

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