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Quando aprii questo sito nel 2001 avevo semplicemente l'obiettivo di dare supporto agli utenti di un software open source che sviluppavo. Poi con il tempo l'ho usato come contenitore per diversi progetti software che ho curato. Ormai alcuni di questi progetti sono stati abbandonati, altri hanno una propria casa, per cui ho deciso di riqualificare questo sito focalizzandolo sulla fotografia.
Kenko 1.4x PRO 300 DGX Per Canon - Recensione
Kenko 1.4x PRO 300 DGX Per Canon - Recensione Inviato il  Mar 15 Apr, 2014 11:39 Da Matt-of-Florence
Photography
Ho acquistato su Amazon questo moltiplicatore e, dopo qualche disavventura col corriere, eccomi a darmi le prime impressioni d'uso su Canon 6D.

Faccio la premessa che ho scelto il kenko e non il Canon essenzialmente per tre motivi:
- è molto meno costoso del Canon serie III (l'ho pagato 175€ nuovo, il Canon serie III è a 435€ su amazon) ed ha, a detta di tutte le recensioni che ho visto, la qualità del Canon serie II o anche un po' meglio (che si può trovare ancora in vendita su eBay attorno ai 205€ nuovo)
- è più leggero e mono ingombrante del Canon
- è compatibile con molte lenti che non sono moltiplicabili col Canon originale

La casa lo consiglia solo per focali medio lunghe e qui è possibile visualizzare il pdf con la lista (non solo per Canon) delle lenti testate e dichiarate compatibili. Molti canonisti lo acquistano per moltiplicare il 100mm macro, non moltiplicabile con l'equivalente canon.

Detto questo e detto che lo scopo principale era moltiplicare il 70-200, ero curioso di vedere anche l'effetto con altre lenti in mio possesso. La sfida disperata era col Samyang 8mm fish: su FullFrame devo cropparlo, la tenue speranza era di poterlo usare come F5 (è F3,5) senza necessità di crop. Speranza tenue perché avevo letto che sotto una certa focale succede un bel casino con il fuoco e la ntidezza.

L'ho provato su Samyang 8mm, Canon EF 17-40, Canon EF 50mm f1.4, Canon 70-200 F4 IS.

Su Samyang non va. Ci si attacca, questo si, ed è possibile scattare. Il crop della moltiplicazione è appena un pelo inferiore a quello che servirebbe per eliminare il bordo nero che si ha su FF, ma il vero problema è la MAF. Ho notato subito dal mirino una generico calo di nitidezza, e provando a mettere a fuoco ho visto che il focus non è più dove dice la ghiera: impostando su infinito si ha tutto fuori fuoco. Per mettere a fuoco al centro si deve andare all'altro estremo di escursione, a 0,3m e ancora non ci siamo. In compenso a bordo fotogramma il focus si ha in una posizione diversa. Risultato è una immagine inguardabile:
samyang8mm_kenko_f8_5_6_maf0_3
a confronto con l'immagine originale senza il kenko:
samyang8mm_f8_maf_inf
Pazienza, ci ho provato...

Sul 17-40 invece funziona discretamente. Agli angoli più wide perde sensibilmente in nitidezza, specie ai bordi, e si nota come l'immagine ai 23mm equivalenti (lente a 17mm e moltiplicatore) riporti, come è giusto che sia, le stesse distorsioni che la lente ha a 17mm, mentre invece col solo 17-40 a quella focale esse spariscano. Sulle focali più lunghe, equivalenti al range 40-56mm, la prestazioni migliorano e del resto è dove più serve nel caso in cui si abbia 17-40 e kenko 1.4x e si voglia qualcosa oltre i 40mm. La nitidezza un po' ne risente, ma non in modo drammatico: è utilizzabile.
Di seguito alcuni esempi. Per mostrarvi l'effetto senza fare resize, ho croppato l'immagine selezionando un rettangolo che comprenda sia una zona centrale che una laterale del fotogramma. Così:
crop

Ed ecco di seguito:
il 17-40 da solo a 24mm, F8
2_1740_24mm_f8
il 17-40 col kenko, settato a 23mm equivalenti (lente a 17mm), F8 (lente ad F5,6):
3_1740_kenko_23mm_f8
il 17-40 da solo a 40mm f8:
4_1740_40mm_f8
e col moltiplicatore a 37mm equivalenti, F8 (5,6):
5_1740_kenko_37mm_f8

L'ho poi provato sul 50mm F1,4 e qui la brutta sorpresa. Avevo letto nella lista compatibilità che funziona ma è consigliato il manual focus perché con poca luce e la perdita di luminosità del kenko poteva aver problemi. Ok, ma immaginavo non ne avesse in piena luce. Ed invece secondo me non è un problema di luce ma di incompatibilità pura: come monto il kenko sul 50mm ed il tutto sulla reflex ed accendo, se regolo il diaframma apparentemente funziona, ma non appena premo il tasto di scatto va tutto in tilt. La reflex (6D) si blocca, e non risponde più ai comandi. Non c'è più verso di scattare, nemmeno spegnendo e riaccendendo e/o cambiando lente. Va tolta e poi rimessa la batteria. A quel punto, con una lente diversa, riparte. Peccato, un 70mm F2 mi sarebbe piaciuto averlo a disposizione...

Infine le prove sul 70-200 F4 IS. Beh, si vede che nasce per quello. Lo stabilizzatore continua a fare un ottimo lavoro, la nitidezza è più che buona su tutta l'escursione focale equivalente, che risulta 98-280mm. Non sto qui a caricare fotogrammi, per non appesantire il post e perché se ne trovano a giro un sacco, con crop e via di seguito. Ma l'impressione è che la perdita di nitidezza rispetto alla lente liscia sia appena apprezzabile. Un po' la si vede, ma è veramente un pelo. Se volete vedere coi vostri occhi sulle mie prove, vi lascio per un po' il link dropbox agli scatti jpg fullres, dove trovate sia quelli col 70-200 che con Samyang e 17-40: https://www.dropbox.com/sh/7dwhtif1g51v03f/-Pe62drFy4 Fra qualche giorno eliminerò foto e link.

In conclusione a mio parere un ottimo oggetto e visto non avrò spesso necessità di prolungare il 70-200, ritengo per il mio uso adeguato aver scelto il kenko, e non l'originale Canon: preferisco il minor ingombro e costo, piuttosto che un filino di qualità in più. Oltre alla possibilità appunto di usarlo su altre lenti. Non solo queste da me provate, ma anche altre che in futuro potrei avere.


 



Tags E Parole Chiavecanon, extender, kenko, recensione, review

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Adattatore Per Montare Lenti Nikon Su Canon
Adattatore Per Montare Lenti Nikon Su Canon Inviato il  Mer 02 Apr, 2014 18:04 Da Mighty Gorgon
Photography
Ciao ragazzi,
ultimamente mi sono documentato molto sui grandangoli Canon e non ne ho trovato uno che mi soddisfacesse a pieno.

Ecco la lista:

Canon EF 14mm f/2.8 USM L II - Review

Canon EF 16-35 f/2.8 L II - Review

Canon EF 17-40 f/4 L - Review

Canon TS-E 17 L - Review (l'unico a fare davvero la differenza... ma il più caro!)

Tokina AF 16-28mm f/2.8 AT-X Pro SD FX - Review

Samyang 14mm f/2.8 IF ED UMC Aspherical - Review (paradossalmente anche migliore dei Canon se non fosse per la distorsione eccessiva a baffo!)


Al confronto invece con il mitico Nikon 14-24 non c'è paragone:

Nikkor AF-S 14-24mm f/2.8G ED (FX) - Review


Ad oggi è l'unico motivo per cui sarei tentato di passare a Nikon!


Però... ho scoperto che c'è un adattatore che consente di montare le lenti Nikon su Canon e consente anche di regolare l'apertura tramite una levetta manuale:

Adattatore Per Montare Lenti Nikon Su Canon - eBay

Nikon G to Canon EF Adaptor

I risultati sono mostruosi... guardate voi stessi:

Nikkor 14-24 f/2.8 vs Canon EF 14mm f/2.8 Mark II

Nikkor 14-24 f/2.8 vs Sigma 12-24 vs Canon EF 24 f/1.4

Il Nikon vince praticamente sotto tutti gli aspetti... il Canon EF 14mm Mark II si comporta piuttosto bene, ma non regge il confronto con nitidezza ai bordi e aberrazione cromatica.

Il problema è che montando il Nikon tramite adattatore si perde la possibilità di gestire tutta la parte elettronica della lente, autofocus e diaframma (quest'ultimo però si recupera tramite la levetta apposita).

Altro svantaggio (presente però anche per Canon 14, Canon TS-E 17 e Samyang) è quello di dover comprare costosi adattatori se si vuole montare dei filtri.

Il vero vantaggio (se l'autofocus non è fondamentale per voi...) è il prezzo!

Praticamente ad oggi presso il mio "spacciatore" di fiducia, Nikkor 14-24 + Adattatore mi costerebbe 1400 euro... contro invece gli otre 1600 del Canon EF 14 e oltre 1800 del Canon TS-E 17... direi un bel risparmio per avere una lente che va da 14mm a 24mm con apertura costante a f/2.8 e di qualità indiscussa superiore a qualunque altro grandangolo presente sul mercato.

Sono seriamente tentato... voi che ne dite?


 




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Convenzione Con Stile Immagine
Convenzione Con Stile Immagine Inviato il  Mar 25 Mar, 2014 18:23 Da Mighty Gorgon
Photography
Spero di fare cosa gradita segnalandovi che ho contattato il titolare di Stile Immagine e si è offerto di fare uno sconto del 6% su qualunque acquisto effettuato su una delle sue piattaforme:

http://www.acquistoweb.com

http://stores.ebay.it/stileimmaginedigitalhd

http://www.stileimmagine.it


Consigliava però di effettuare l'acquisto per email, in modo da segnalare che fate parte del sito (basterà segnalare che fate parte di questo sito per avere lo sconto).

Potete scegliere ciò che vi serve e scrivere a:

La società è seria, e sia io che alcuni utenti del sito abbiamo già acquistato.

Vi pregherei di segnalarmi in questo topic se acquistate qualcosa, in modo da testimoniare anche l'affidabilità del venditore.


 




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Recensione Battery Grip E Batterie Compatibili Per Canon 6D
Recensione Battery Grip E Batterie Compatibili Per Canon 6D Inviato il  Sab 08 Mar, 2014 01:12 Da alematrix
Photography
Finalmente dopo tanto averla desiderata sono riuscito a prendere la Canon 6D! Ma ancor prima di averla tra le mani avevo ordinato il battery grip e due batterie compatibili: la scelta non è stata casuale e dopo aver letto decine di recensioni di vari modelli la scelta è caduta su questi prodotti:
Battery Grip
Batteria Compatibile LP-E6

Della batteria c'è poco da dire se non che viene riconosciuta dalla 6D esattamente come quella originale riportando a display la carica residua e gli scatti effettuati. Ha un voltaggio superiore, 7,4V contro i 7,2V di quella originale ed anche un amperaggio maggiore, 2200 mAh contro 1800 mAh di Canon. Ora, con la 600D ho sempre mischiato le batterie compatibili con quelle originali di diverso voltaggio ed amperaggio e non è mai successo nulla; con la 6D starò più attento cercando di non mischiarle anche perchè con il BG si può usare anche una sola batteria invece che due. Parlando in privato con Matteo si è discusso sull'effettivo valore di 2200 mAh riportato sulla batteria, valore che, molto probabilmente è inferiore a quello riportato, comunque per stare tranquillo... "moglie e buoi dei paesi tuoi" e batterie compatibili separate da quelle originali

Riguardo al BG, invece, sono rimasto piacevolmente soddisfatto della sua qualità: al tatto le parti in gomma hanno un ottimo grip anche se la trama è leggermente più grossolana di quella della 6D; ho allegato delle foto nella speranza che questa leggerissima differenza si possa vedere. Stiamo parlando di sottigliezze ma che per qualcuno possono essere anche importanti nella scelta dell'acquisto del BG. Anche le parti in plastica sono leggermente diverse: più satinate per la 6D, più lisce per il BG! Riguardo ai pulsanti sul BG, nulla di particolare, le solite funzioni di scatto e di blocco dell'esposizione. Altra cosa fondamentale è che non ci sono giochi o scricchiolii strani, come spesso mi è capitato di leggere per altri BG, ma aderisce perfettamente al corpo della 6D fondendosi in un unico blocco. Certo, con le due batterie supplementari ed il BG, il peso complessivo da sostenere aumenta e non di poco, ma a me non dispiace perchè mi da un maggior senso di stabilità sia utilizzando obiettivi "corti" che utilizzando obiettivi più "impegnativi" come il Canon 70-200.
Come accennato sopra, vi allego alcuni scatti con dei particolari del BG: nel primo si può notare la piccola differenza della trama delle parti in gomma; nel secondo scatto le differenti satinature delle plastiche e nell'ultimo scatto, uno screenshot dello schermo della 6D dove si può notare come le due batterie compatibili vengano riconosciute senza problemi dalla reflex.
Una precisazione riguardo il BG: non ha l'alloggiamento per riporre lo sportellino che va a bloccare la batteria e che bisogna togliere per poter inserire correttamente il BG stesso.

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Light Painting - Sfere Di Luce - Cerchi Di Fuoco (Light Orb, Ball Of Light)
Light Painting - Sfere Di Luce - Cerchi Di Fuoco (Light Orb, Ball Of Light) Inviato il  Ven 07 Mar, 2014 16:39 Da Mighty Gorgon
Photography
Tempo fa mi sono appassionato a queste tecniche di light painting per creare sfere di luce e dopo qualche grezzo tentativo sono riuscito ad ottenere qualche risultato molto "arrangiato", ma era solo per sperimentare...

Ad ogni modo ecco qui alcuni dei tentativi, che come vedrete non mi hanno portato a dei risultati di grande rilievo...

6101178554_895eb71065
My First Light Orb by Luca Libralato, on Flickr

6111783257_e92cba628d
Blue Dimension Door by Luca Libralato, on Flickr

6115539637_3c5816d068
Teleport by Luca Libralato, on Flickr


Invece ci sono tanti altri fotografi che utilizzano questa tecnica (e analoghe) con dei risultati fantastici, vi allego qui due tutorial che ho trovato molto interessanti anche se conoscevo già queste tecniche:

Sfera Di Luce - Ball Of Light - Light Orb - Tutorial - 500px

Light Painting With Fire - Tutorial - 500px



Link



YouTube Link



Oltre alle sfere di luce e ai cerchi di fuoco, c'è anche chi riesce a creare delle cupole di luce ("light dome" in inglese)...

Kit per creare Light Dome:

6266903273_c9d170cd29
Light Painting Tools by AndyK!, on Flickr

6267430332_87feaf2bd3
Light Painting Tools - Illuminated by AndyK!, on Flickr


Vi allego qualche link con altre foto di questo tipo:

Light Orbs on Flickr

Wire Wool on Flickr

Light Dome on Flickr


 




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Estetica E Fotografia
Estetica E Fotografia Inviato il  Mar 25 Feb, 2014 14:41 Da cosmosub
Photography
Ciao a tutti,

vi segnalo un fotografo poco noto, Alain Briot, che trovo interessante non tanto per le foto che fa, comunque notevoli, quanto per una serie di articoli dal titolo in oggetto, che ho trovato molto interessanti perché, oltre agli aspetti tecnici più comuni, facilmente reperibili in rete, si è soffermato soprattutto nel descrivere il percorso che, a suo avviso, dovrebbe caratterizzare l'approccio allo scatto:

Estetica e fotografia
Parte 1 : Vedere fotograficamente
di
Alain Briot


Quest'articolo è il primo di una serie di nove articoli dedicati agli aspetti estetici della fotografia. Lo scopo di questa serie è quello di aiutare il fotografo a creare delle fotografie che siano esteticamente piacevoli: in una parola, delle belle fotografie.

Questa serie di articoli si lega alla futura serie di Workshop. I nuovi workshop tenderanno all'impiego pratico, attraverso esercizi sul campo, delle tecniche e dell'approccio discussi in questi articoli. Combinando insieme teoria e pratica possiamo infatti costruire il fondamento da cui partire per rifinire le nostre capacità fotografiche.

Quest'articolo inizia con un'introduzione alla serie, e continua con la prima delle otto aree della serie: come vedere in termini fotografici.

1 --- Introduzione
Quando Michael Reichman mi chiese di scrivere un articolo sull'estetica, la mia prima reazione fu quella di chiedere: “Che cosa intendi per estetica?” Discutemmo poi l'idea di ques'articolo durante un viaggio fotografico nell'Escalante Grand Staircase National Monument (Utah), e mentre Michael continuava a spiegarmi che cosa indesse lui con il termine estetica, io continuavo a non sapere come esprimere questo concetto. Ancora oggi, dopo essermi gettato anima e corpo in questo progetto, trovo difficile scrivere di ciò che pure costituisce chiaramente una parte essenziale del mio lavoro.

Perché è così difficile spiegare le cose che facciamo ogni giorno intuitivamente, quasi inconsciamente? Credo che la ragione sia semplice: è difficile perché tali cose vengono naturalmente, con facilità, senza che vi dobbiamo pensare intenzionalmente.

Nel mio caso poi, trovo difficile descrivere a parole un sistema che è stato per lo più sviluppato nel corso degli anni attraverso tentativi ed errori. Anni spesi ad imparare che cosa funziona e cosa no, fino a quando, un giorno, guardando una delle mie immagini ho detto: “Questa mi piace veramente, come l'ho ottenuta”? Ma io, e voi, sappiamo benissimo come l'abbiamo ottenuta; l'abbiamo ottenuta con la perseveranza, perché non ci siamo mai arresi, e perché amiamo la fotografia così tanto da aver trovato sia la motivazione sia le risorse finanziarie per continuare, nonostante alcuni risultati deludenti.

Sono una persona con una forte percezione visiva. Ho una lunga esperienza non solo come fotografo, ma anche come artista e ho utilizzato diversi supporti. Ho inziato la mia carriera di fotografo nel 1980, ma ero già un esperto pittore e disegnatore, essendomi avvicinato alle arti visuali sin da bambino, guidato dai miei genitori.
Inoltre mi sforzo di rappresentare ciò che considero bello nel modo più esteticamente piacevole. Pratico l'estetica tutti i giorni, anche se non la chiamo con quel nome, anzi, in realtà non uso nessuna parola per essa. Creo belle immagini di paesaggi naturali, tutto qui.

Di conseguenza ho bisogno di trovare un modo efficace di insegnare e comunicare ciò che faccio. Ma mi preoccupo anche di non rendere l'argomento eccessivamente complicato. Dopotutto sarebbe sin troppo facile trattare l'argomento dal punto di vista teorico, usando lunghe e oscure frasi, creando un testo che potrebbe forse interessare qualche accademico, ma che non fornirebbe alcun aiuto ai fotgrafi desiderosi di creare fotografie migliori.

Quindi come spiegare, in modo semplice e conciso, qualcosa che facciamo inconsciamente? Un modo è quello di spiegare il processo passo a passo, suddividendo l'argomento in sezioni distinte. Questo è l'approccio che seguirò nei miei articoli. Esso ha il vantaggio di essere semplice e conciso e inoltre segue uno sviluppo logico e organizzato.

Per il momento ho previsto nove aree di interesse, tutte relative all'estetica in fotografia, che insieme costituiscono il mio approccio alla fotografia stessa:

Come vedere fotograficamente
Come comporre una fotografia
Come scegliere il miglior obiettivo per una specifica composizione
Come trovare la luce migliore per una specifica fotografia
Come scegliere la miglior pellicola per una specifica immagine
Come determinare la migliore esposizione per una specifica inquadratura
Come decidere quali fotografie tenere e quali no
Come mettere insieme il proprio lavoro
Come crerae un stile fotografico personale

Tratterò le nove aree descrivendo il mio personale approccio e gli strumenti che impiego (e questi non si limitano alle sole macchine fotografiche). Utilizzerò le mie foto come esempi, scegliendo immagini relative all'argomento trattato e descrivendo come e perché una particolare immmagine è stata creata.

L'organizzazione di questa serie segue i passi che io stesso seguo quando creo delle fotografie e che raccomando a tutti di seguire, almeno all'inizio: cercare un soggetto interessante, comporre l'immagine, scegliere il giusto obiettivo, determinare la qualità della luce, decidere quale pellicola utilizzare, calcolare la giusta esposizione, decidere quale immagine è la migliore e infine preparare la fotografia e sviluppare un proprio stile.

2 ---Vedere
Intendo qui vedere fotograficamente, o vedere come una macchina fotografica.

Sento fortemente di non poter fotografare qualcosa che non ho previsualizzato fotograficamente. In altre parole, devo innanzitutto vedere qualcosa, intravedere un'opportunità fotografica, vedere la fotografia, prima di poter prepapare la macchina fotografica e comporre l'immagine. Tutto ciò può sembrare ovvio, ma non lo è. Ho conosciuto molti fotografi che scattano a ripetizione sperando di trovare qualche buono scatto nella massa degli originali ripresi. Purtroppo questo approccio porta spesso a risultati deludenti.

Questo non significa che scattare molte foto sia una pratica da condannare. Molti fotografi professionisti infatti, scattano molte fotografie con ottimi risultati. Però essi sanno come vedere fotograficamente e non scattano solo nella speranza che qualcosa di buono venga fuori. Il mio commento non è una critica al numero di foto di per se'. Piuttosto si basa sul perché e il come ognuno di noi fotografa, e sulla premessa che ciò che ognuno vede influenza direttamente ciò che si fotografa.

Creare delle fotografie - è vedere - e da questo punto di vista non è diverso dalle altre arti “bidimensionali” come la pittura e il disegno. Creare delle fotografie coincide con lo studio e la pratica “dell'arte del vedere”.

3 --- Astrarre tutti i sensi tranne quello visivo
Sto camminado in un paesaggio primaverile, circondato dal canto degli uccelli e il profumo di fiori freschi. Un vento leggero accarezza gli alberi e le foglie. Mi sento allo stesso tempo rilassato ed eccitato dal tiepido clima, dalla rinascita della primavera.

Nonostante ciò, se decidessi di comporre una fotografia che esprima il mio sentire dovrei ricordare che nessuna delle piacevoli fragranze, nulla della gentilezza del vento, e nulla del mio stato d'animo sarà trasferito nella fotografia. Nulla sarà presente nella stampa finale a meno che, attraverso la personale conoscenza del mezzo fotografico, io riesca a tradurre le sensazioni non visive in un'informazione visiva. Questo è necessario poiché in una fotografia l'informazione visiva è l'unica presente. Ciò che rimane della scena originale è solo ciò che possiamo vedere. Tutto il resto che ci viene comunicato dai nostri sensi - profumi, sensazioni tattili, emozioni, suoni - viene perduto.

E' possibile tradurre tutto ciò in elementi visuali? Io credo di si e lo scopo di questi articoli è spiegare come. Tuttavia, solo lo studio, la pratica e gli esercizi finalizzati all'affinamento delle vostre capacità di visualizzazione garantiranno il successo. Infatti questo è l'aspetto più difficile della fotografia e quello che in un certo senso distingue i Maestri dagli apprendisti. Come scrisse Ansel Adams: “La fotografia non è solo ciò che vedete, ma anche ciò che sentite”. Questo è certamente un alto insegnamento, difficile, ma non impossibile da mettere in pratica.

4 --- Concentrarsi sugli aspetti visivi della scena
Come è stato appena discusso è facile essere confusi dai nostri sensi e pensare che ciò che ci fa sentire bene, che ha un suono piacevole, che ha un buon profumo apparirà anche bene. Sappiamo che questo non è necessariamente vero. Ciò che cattura la nostra attenzione quando tutti i nostri sensi sono attivi, potrebbe non essere il contenuto visivo della scena.

Quindi per ottenere una buona fotografia, dobbiamo porci le seguenti domande:

C'è qualcosa di visivamente interessante nella scena che sto osservando?
Se si, qual'è il contenuto visivo principale della scena?
Una volta deciso di fotografare la scena come posso far si che la mia fotografia riproduca visivamente ciò che sento?

Per poter rispondere a queste domande dobbiamo innazitutto imparare a vedere come vedono le macchine fotografiche.

5 --- Imparare a vedere in due dimensioni
La macchina fotografica vede in maniera diversa da noi. La differenza principale è che la macchina fotografica ha un solo obiettivo, un solo occhio, mentre noi ne abbiamo due. Noi abbiamo una visione bi-oculare mentre le macchine fotografiche (ad eccezione di quelle stereoscopiche) hanno una visione mono-oculare.

Questo in termini fotografici significa che se non impariamo ad interpretare ciò che vediamo con un solo occhio, chiudendo l'altro oppure osservando la scena attraverso il mirino della fotocamera, possiamo incorrere in grossolani errori. Se per esempio immaginiamo di mettere una persona di fronte ad un albero, ed osserviamo con entrambe gli occhi, l'albero non sembrerà uscire dalla testa della persona in quanto la nostra visione bi-oculare ci permette di valutare la distanza tra la persona e l'albero.

La visione mono-oculare invece rimuove il senso della distanza - di profondità – restituendoci solo altezza e larghezza, piazzando quindi la testa della persona e l'albero sullo stesso piano focale.

Anche una stampa fotografica ha solo 2 dimensioni: larghezza ed altezza (10x15, 20x30, etc). Poiché la profondità, la terza dimensione, non esiste fisicamente, una stampa fotografica non ha profondità fisica. Ma la profindità è parte del nostro mondo quindi ne abbiamo bisogno se vogliamo comprendere una fotografia che ritragga qualcosa di questo mondo. Affinché una fotografia risulti realistica e piacevole ai nostri occhi è necessario simulare la profondità. Se fossimo scultori non ci dovremmo preoccupare di tutto ciò. Avremmo altezza, larghezza e profondità a disposizione nella nostra materia prima. Ma poiché siamo artisti che lavorano con un mezzo bidimensionale, dobbiamo imparare a ricreare la sensazione di profondità.

6 --- Ricreare la profondità, ovvero la terza dimensione, in un mezzo bidimensionale
Come è possibile simulare o ricreare la profondità? Con l'aiuto della prospettiva. E possiamo usare la prospettiva per ricreare la sensazione di profondità usando queste semplici tecniche:

A-Linee convergenti
Tutti abbiamo visto fotografie di strade che si estendono dal vicino all'infinito fino a sparire in lontananza. Tali immagini creano una forte sensazione di profondità poiché la strada diventa la linea che guida i nostri occhi in lontananza. La stampa fotografica o l'immagine digitale sul monitor, rimane assolutamante piatta, ma ai nostri occhi appare come se stessimo guardando una scena profonda molti chilometri.

B-Relazione tra primopriano e sfondo (grandi e piccoli oggetti)
Sappiamo che ai nostri occhi gli oggetti vicini appaiono più grandi di quelli lontani. Per esempio un pino ci appare gigantesco quando siamo ai suoi piedi ma ad alcuni chilometri di distanza esso apparirà delle dimensioni di un fiammifero. Piazzando un albero (o anche solo una parta del fusto) in primopiano, e piazzando un altro albero sullo sfondo, daremo all'osservatore una chiara percezione della distanza. La comparazione delle dimensioni relative dei due alberi permetterà all'osservatore di determinare con una certa precisione la distanza. Naturalmente anche altri oggetti possono essere usati allo stesso scopo con analoghi risultati. Gli obiettivi grandagolari sono spesso usati con questo scopo. In ogni caso la scelta dell'obbiettivo non è fondamentale, fondamentale è la tecnica. Io ho personalmente impiegato questa tecnica sia con grandangolari che con teleobiettivi.
ab1-1
ab1-2
Horseshoe Bend, Glen Canyon NRA, Arizona
Linhof Master Technica 4x5
Schneider Super Angulon 75mm
Fuji Provia (entrambe le foto)

Queste due immagini furono create nel Marzo 2003 durante la mia ultima visita a questa area stupenda. Per prima creai quella che considero la visione “classica” della Horseshoe Bend, l'immagine orizzonatale a sinistra. In seguito pensai che non avevo mai visto una composizione verticale di questa scena. Capii che vi era l'opportunità di creare un'immagine nuova di un posto ultrafotografato. Pensai alla tecnica della relazione primopiano-sfondo anche se una composizione orizzontale primopiano-sfondo della Horseshoe Bend è assai difficile in quanto quasi tutto lo spazio dell'immagine è occupato dall'ansa del fiume. Così camminai nei dintorni alla ricerca di un elemento da piazzare in primopiano.

Dopo una ricerca di alcuni minuti trovai una roccia con una struttura che ricordava la forma della roccia al centro dell'ansa. Credo che questa composizione offra un maggiore senso di profondità e distanza rispetto alla composizione orizzonatle. Mi da quasi le vertigini.

C-Sovrapposizione
Questa tecnica si basa su una semplice regola: sappiamo che gli oggetti che coprono altri oggetti sono più vicini a noi. Possiamo utilizzare intenzionalmente questa regola per creare fotografie in cui oggetti sovrapposti ad altri danno un forte senso di profondità all'immagine.


D-Foschia
Anche la foschia ci permette di ricreare la sensazione di profondità. Sappiamo intuitivamente e dall'esperienza che la foschia (e la nebbia) diventano via via più fitte con la distanza. Gli oggetti distanti, quando c'è foschia o nebbia, sono quindi più difficili da vedere rispetto a quelli vicini. Possimo considerare alla stregua di foschia anche l'assorbimento atmosferico, in quanto rende gli oggetti più lontani difficili da vedere. Il Gran Canyon è un ottimo esempio; possiamo chiaramente dedurre che il North Rim (per esempio) è assai distante dal South Rim (25 chilometri per l'esattezza).

La foschia può quindi bene aiutarci a ricreare la sensazione di profondità in un mezzo piatto.

E-Combinare più tecniche insieme
Le tecniche discusse sono spesso impiegate in combinazione. Per esempio ho creato immamgini di montagne sovrapposte, in condizioni di foschia. In questo caso l'uso di entrambe le tecniche rinforza l'effetto, creando un'immagine di impatto visivo maggiore dell'analoga immagine in cui si fosse impiegata una sola delle due tecniche.

In maniera analoga, la tecnica della sovrapposizione di oggetti è spesso usata insieme alla tecnica della relazione primopiano-sfondo. Per esemio un albero in primopiano, enfatizzato dall'uso del grandangolo, può essere messo appositamente in posizione da coprire parzialmente una montagna sullo sfondo. Oppure la stessa montagna può essere vista attraverso i rami dell'albero come nella fotografia del Parco Nazionale Zion:
ab1-3
The Watchman visto attraverso un pioppo, Zion NP, Utah
Linhof Master Technica 4x5
Schneider Super Angulon 75mm
Fuji Provia

In questo caso ho pensato che la montagna (The Watchman) non fosse sufficiente a creare un'immagine d'impatto. Il cielo era bello poiché non era ne' completamente blu ne' completamente coperto, eppure mancava qualcosa. Camminando nei dintorni trovai quest'albero privo di foglie, attraverso il quale potei comporre l'immagine. E' una buona composizione che non enfatizza troppo ne' l'albero ne' la roccia, ma bilancia l'interesse visivo di entrambi.


 

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Tutorial - I Metodi Di Fusione Di Photoshop
Tutorial - I Metodi Di Fusione Di Photoshop Inviato il  Mer 12 Feb, 2014 10:01 Da alematrix
Photography
I metodi di fusione ci forniscono la possibilità di far interagire tra loro i livelli con modalità diverse a seconda del metodo utilizzato. In questo modo possiamo accedere a delle modalità creative utilissime nella modifica delle immagini; in pratica, il metodo di fusione di un livello determina il modo in cui i relativi pixel si fondono con i pixel sottostanti. Alla fine di questo breve tutorial ho inserito dei video che aiutano meglio a capire i metodi di fusione. Di seguito ho inserito una tabella con i metofi di fusione divisi in gruppi: ogni gruppo agisce in modo differente quando si fonde con un livello sottostante. Per ogni gruppo ho scelto un metodo di fusione, ma a seconda dei casi, è opportuno provare varie soluzioni perchè i risultati potrebbero essere notevolmente differenti.

senza_titolo_2

I metodi di fusione più importanti e che si utilizzano più spesso sono:
1. Moltiplica
2. Scolora
3. Sovrapponi
4. Colore
5. Luminosità

IL METODO DI FUSIONE MOLTIPLICA:
E’ uno dei più usati ed è anche l’unico che prende il nome dall’operazione matematica effettuata sui pixel dell’immagine. Cioè a dire che prende il valore del pixel del livello a cui applichiamo il metodo moltiplica, lo moltiplica (appunto) per il valore del pixel del livello sottostante e poi divide per 255.

Immagine di partenza.
1_moltiplica

La stessa immagine con il metodo di fusione Moltiplica
2_moltiplica

Semplicemente aggiungendo un livello di regolazione e cambiando il suo metodo di fusione da Normale a Moltiplica, si scuriscono le ombre e si recupera il contrasto. Se l’immagine è troppo scura, si può ridurre l’effetto regolando l’opacità del livello. Alcune volte l’immagine è talmente morbida che potrebbe essere necessario utilizzare un nuovo livello di regolazione con il metodo di fusione Moltiplica!


IL METODO DI FUSIONE SCOLORA:
Il metodo di fusione Scolora, fa l’esatto opposto di Moltiplica; è un ottimo modo per schiarire le immagini senza esagerare nelle aree molto scure o quasi nere. Riprendiamo l’esempio dell’immagine sopra a cui abbiamo applicato il metodo di fusione Moltiplica. L’immagine è un po’ scura e avrebbe bisogno di una schiarita sulle alte luci senza alterare le ombre più scure.

2_moltiplica


Basta duplicare il livello ed applicare il metodo di fusione Scolora: le luci si sono aperte e l’immagine ha acquistato maggior contrasto.
3_scolora



IL METODO DI FUSIONE SOVRAPPONI:
Il metodo di fusione Sovrapponi ha l’effetto combinato del metodo di fusione di Moltiplica e Scolora! Fa parte del gruppo Contrasta, insieme a Luce soffusa, Luce intensa, Luce vivida, Luce lineare, Luce puntiforme e Sovrapponi colori.

Continuiamo con l’esempio dell’immagine precedente, a cui abbiamo applicato il metodo di fusione Scolora.
3_scolora

Duplichiamo il livello e applichiamo il metodo di fusione Sovrapponi.
4_sovrapponi

Ora l’immagine è molto più contrastata, con un’ampia gamma di grigi che vanno dal nero al bianco.

Quindi, ricapitolando, i metodi di fusione Moltiplica, Scolora e Sovrapponi si utilizzano per dare contrasto all’immagine: il metodo Moltiplica ignora le aree bianche e scurisce tutto il resto, il metodo Scolora ignora le aree nere e rende tutto il resto più chiaro ed infine, il metodo Sovrapponi ignora le aree che sono grigie al 50% e rende ancora più scure le aree più scure di questo 50% e più chiare la aree più chiare di questo 50%, aumentando il contrasto dell’immagine.

Questo è il confronto tra l’immagine di partenza e quella finale, il tutto senza aggiungere alcun artefatto.
1_moltiplica 4_sovrapponi

Naturalmente è possibile arrivare a questo risultato anche per vie traverse, penso ad es. alle Curve o i tanti plug in per Photoshop, ma imparare i metodi di fusione e capire come ogni singolo gruppo interviene sull’immagine apre un mondo tutto nuovo per quanto riguarda gli interventi in post. Un esempio lampante è il metodo di fusione Colore.



IL METODO DI FUSIONE COLORE:
Questo metodo di fusione si utilizza soprattutto, ma non solo, per colorare le immagini in bianco e nero, il cosiddetto colore selettivo. Utilizzando questo metodo di fusione, si può aggiungere uno o più colori all’immagine senza alterare i valori di luminosità. Questo metodo fonde l’informazione di colore di un livello con quella dei livelli sottostanti, ignorando di fatto i valori di luminosità.
In pratica si aggiunge un livello sopra a quello dell’immagine e si imposta il metodo di fusione a Colore. Poi si sceglie il colore impostandolo in primo piano e, con il pennello si inizia a dipingere sul livello appena aggiunto.

Nell’immagine sottostante, mi sono divertito a dipingere di verde l’erba dell’aiuola. L’intervento non è proprio precisissimo, ma non era la precisione finalità dell’intervento.
5_colora

Quindi, utilizzando questo metodo di fusione è possibile aggiungere dei colori ad un’immagine in bianco e nero, oppure è possibile sostituire i colori ad un’immagine. Un esempio pratico può essere il voler cambiare il colore degli occhi di una persona, o perché no, il colore dei capelli!

Per prima cosa si selezionano gli occhi, poi si aggiunge un livello di Tonalità/Saturazione e, tramite il cursore Tonalità, si sceglie il colore desiderato; fatto questo si cambia il metodo di fusione da Normale a Colore.
Vi ricordate lo scatto di Mauro? Fata
Speriamo non si arrabbi per avergli rovinato lo scatto…

Prima del metodo di fusione Colore
fata_1

Dopo il metodo di fusione Colore
fata_2



IL METODO DI FUSIONE LUMINOSITA':
Abbiamo visto che il metodo di fusione Colora mescola i colori di un livello ignorando la luminosità: il metodo di fusione Luminosità, semplicemente, ignora le informazioni di colore, mescolando esclusivamente i valori di luminosità!
Quando negli scatti a colori aggiungiamo un livello Curve per aumentare il contrasto generale dell’immagine, questo influisce sia sulla luminosità che sui colori dell’immagine stessa, incrementando di fatto la saturazione dei colori!Con il metodo di fusione Luminosità, in pratica, si riesce a contrastare l’immagine facendo in modo che Photoshop ignori l’informazione di colore.
In pratica si aggiunge un livello Curve all’immagine e si regola di conseguenza, in base alle esigenze; poi si cambia il metodo di fusione da Normale a Luminosità ed il gioco è fatto: il contrasto è aumentato, ma non la saturazione dei colori.




Di seguito una serie di video tutorial in cui i Metodi di Fusione sono spiegati in modo più dettagliato ed approfondito.

Introduzione ai concetti dei Metodi di Fusione

YouTube Link


La gestione dei Metodi di Fusione tramite gli Strumenti, Pannello Livelli e Metodo Colore adottato.

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Le prime due categorie dei Metodi di Fusione che utilizzano come colore Neutro il Nero ed il Bianco.

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La categoria di Contrasto dei Metodi di Fusione che utilizza come colore neutro il Grigio 50%.

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La categoria Comparativa dei Metodi di Fusione che utilizza come colore neutro sia il nero che il bianco, ma in maniera inversa.

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La categoria di Colore dei Metodi di Fusione che non utilizza nessun colore neutro basato sulle scale di grigio.

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I Metodi di Fusione nascosti e l'utilizzo del concetto di colore neutro in categorie differenti.

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Tags E Parole Chiavemetodi di fusione, photoshop, tutorial

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Palazzo Vecchio Riflesso - Workflow E Before & After
Palazzo Vecchio Riflesso - Workflow E Before & After Inviato il  Mar 21 Jan, 2014 09:36 Da Matt-of-Florence
Photography
Vi propongo un altro scatto fatto con Alematrix a Firenze, in particolare vorrei condividere il metodo che ho utilizzato, in Lightroom ma si potrebbe analogamente fare tutto con Camera Raw, per esaltare il riflesso di Palazzo Vecchio in questa pozzanghera.

Cominciamo col RAW:
0_raw

Lavorando coi parametri base mi sono accorto che spingendo la chiarezza era possibile migliorare molto l'effetto del riflesso nella pozzanghera, ma non abbastanza quanto avrei voluto. Sarebbe stato necessario poter applicare il filtro più volte in cascata, ma questo non è possibile dalle sole regolazioni base. Ho quindi deciso di sovrapporre più filtri, e siccome le persone in alto richiedevano una spinta con il parametro chiarezza non eccessiva, ho usato dei filtri graduati.

Ecco come ho applicato il primo, potete vedere le linee di entrata del filtro (sopra quella in altro effetto nullo, sotto quella in basso effetto 100%, nella riga centrale il punto di transizione al 50%) e, a destra, i parametri impostati:
1_primo_filtro_digradante

Di seguito ne ho subito imposto un altro. Non lo si può mettere perfettamente coincidente, ma è sufficiente spostarsi un po' o dare una transizione leggermente diversa, ed ecco che diventa in pratica possibile sovrapporne due:
2_secondo_filtro_digradante

A questo punto ho notato che le pietre sulla destra, per effetto del filtro, stavano colorandosi eccessivamente, e distoglievano a mio avviso dal riflesso del palazzo. Con un pennello sfumato ho quindi applicato la seguente mascheratura, dove di nuovo sulla destra vedete i parametro imposti:
3_desaturazione_pietre

Infine l'immagine finale, che è stata ottenuta agendo con le regolazioni globali, che vi riporto sotto l'immagine stessa:
5_immagine_palazzo_vecchio_finale

4_regolazioni_globali_base 4_regolazioni_globali_dettagli

Ed eccola in versione Before & After:
Before: 0_raw
After: 0_raw


 

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Microregolazione AutoFocus - Quale Test E Come Eseguirlo
Microregolazione AutoFocus - Quale Test E Come Eseguirlo Inviato il  Gio 16 Jan, 2014 18:41 Da Shiro
Photography
PREMESSA
Quanto segue non è una trattazione rigorosa e nemmeno scientifica sull'annoso problema della microregolazione in camera. E' piuttosto un resoconto di quanto adottato personalmente dopo aver sperimentato vari metodi, tra cui il famoso metodo delle pilette.
Metodo, quest'ultimo, certamente efficace se preparato a dovere e già ampiamente trattato sia in questo forum che nel web, ma che sicuramente non offre una "bontà" della misura che può ritenersi necessaria quando si vuole maggior precisione anche solo per regolare al meglio la nostra lente.

Quanto approfondirò può essere certamente opinabile e ben venga se possa essere un punto di confronto che possa portare ad una migliore esecuzione di quanto già sperimentato, magari anche con mezzi casalinghi più efficenti.

Il Front e back Focus

Le foto sono sempre fuori fuoco?
Alle volte è colpa dell'accoppiata corpo macchina-obiettivo, ovvero ci troviamo di fronte al famigerato problema del Front o Back focus.
Per chi è totalmente asciutto di terminologia vuol dire che la macchina metterà a fuoco un punto più vicino (front focus) o più lontano ( back focus) rispetto al nostro punto AF secondo il piano di fuoco.

Sia obiettivi che corpi macchina hanno una certa taratura che per costruzione si attesta in un certo range di precisione. Quindi a volte può capitare che in range diametralmente opposti, obiettivo e corpo macchina abbiano evidenti problemi di corretta messa a fuoco.

In questi casi, allora, abbiamo bisogno di tarare questo sistema obiettivo-macchina con la microregolazione (quando è disponibile nel menù della nostra macchina fotografica).

IMPORTANTE: non è detto che la taratura risolva i nostri problemi. E' possibile che li risolva in parte a determinate distanze di messa a fuoco e sia starato per altre lunghezze. Per gli zoom è possibile che ad una certa focale dia una corretta taratura mentre per altre focali non lo sia. In questi casi allora non resta che il camera service per una taratura da laboratorio in cui è molto probabile si debbano correggere errori nel posizionamento delle lenti nell'obiettivo.

MICROREGOLAZIONE AF

Di seguito quindi vi mostrerò la metodologia e l'attrezzatura che ritengo più efficace per eseguire la taratura "fatta in casa" o semplicemente per verificare che il nostro obiettivo montato sulla nostra macchina sia ben allineato.

Metodologia

In giro per il Web ci sono molte descrizioni di come fare e cosa usare. Alle volte si trovano spiegazioni molto accurate sulla procedura ma sul cosa serve quasi tutti si limitano a menzionare la focus chart (in pratica un grafico con un mirino centrale ed una scala millimetrata ai suoi fianchi).
Diciamo che in parte è corretto ma, personalmente, non trovo sia esattamente corretto il suo utilizzo. Infatti la maggior parte di queste guide raccomandano di posizionare una focus chart in due possibili modi:
1. su un tavolo perfettamente piano e la fotocamera inclinata a 45° verso di esso.
2. la focus chart poggiata a 45° rispetto al piano d'appoggio e la fotocamera perfettamente in bolla che punti al centro della focus chart.

In entrambi i casi la fotocamera dovra focheggiare su un centro posto in un piano inclinato e questo (anche in riferimento alle numerose prove che ho effettuato) indurrà il meccanismo elettromeccanico AF della nostra fotocamera a commettere errori ( più o meno piccoli) su un punto medesimo di messa a fuoco. Se parliamo di microregolazione non possiamo affidarci certamente al caso.
[Mi è capitato di avere a volte un front focus ed altre volte anche un back focus nelle medesime condizioni di scatto].

Della problematica suddetta ho trovato riscontro da un altro appassionato di fotografia il quale ha messo in dubbio la metodologia comune adottata con il piano inclinato e menzionando il fatto che il punto di messa a fuoco deve essere in un piano ortogonale all'ottica per essere certi che focheggerà sempre alla stessa maniera.
Ho condiviso praticamente subito quanto letto e mi sono precipitato a crearmi una focus chart che rispettasse questo principio.

L'ATTREZZATURA

Io ho proceduto in questa maniera:

sono andato in un centro bricolage e mi sono fatto tagliare un pannellino di legno creandomi una base di appoggio e un altro pannello con taglio diagonale a 45° cosìcchè mi sono creato un piano (anche se di pochi centimetri) inclinato in cui mettere un cartoncino con disegnata una scala di riferimento millimetrata (in sostanza un righello). Al suo fianco ho posizionato una cerniera per infissi - si può usare qualsiasi cosa che abbia un angolo retto - con angolo a 90° in cui ho attaccato un cartoncino millimetrato identico a quello usato per il piano inclinato ( ma si può usare qualsiasi cosa basta che permetta di verificare la messa a fuoco).
Di seguito una snapshot di quanto elaborato:

il_sistema_per_la_reg_micro_af

E' importantissimo che il piano ortogonale al piano di appoggio ( generato dalla mia cerniera) sia in asse con lo zero della scala millimetrata ed inclinata a 45°.

In questo modo metteremo a fuoco su un piano di fuoco sempre parallelo al corpo macchina e verificheremo poi la bontà della precisione sulla scala posta di fianco.
Se sopra e sotto lo zero avremo medesime sfocature delle scritti sul limite della PdC allora la lente è praticamente centrata.
Diversamente se il fuoco ricade in basso saremo in evidente situazione di front focus, al contrario in back focus.

LA PROCEDURA

Una volta costruita la FOCUS CHART, come mostrato, per procedere alla taratura bisogna anzitutto mettere la macchina perfettamente in bolla per mezzo di una piccola livella. La messa in bolla dovrà essere eseguita in entrambi gli assi del piano di appoggio ( "disegnando" praticamente un + in testa alla fotocamera); meglio sarebbe una bolla per fotocamere da mettere sulla slitta a caldo.

Dopodichè dobbiamo puntare sul piano focale - quello in verticale su cui è allineato lo zero del nostro righello - ed effettuare uno scatto di "prova" (meglio se sono 2 o 3 avendo cura di aver spostato manualmente la MAF tra uno scatto e l'altro onde evitare un anomalia di focheggiamento) per vedere se si è affetti da errori e di che tipo, cioè se di front o back focus.
Successivamente eseguiamo degli scatti in sequenza con correzioni progressive della microregolazione nel verso del front o back focus a tacche di uno.
Quindi estrarremo la scheda e verificheremo al PC dove ricade la migliore regolazione per impostare il valore corrispondente in macchina.

Di seguito posto la prova eseguita con il mio 85mm F/1.8 @1.8 ad 1,5 metri di distanza.
La prima immagine è già buona e l'obiettivo mette bene a fuoco, però correggendo di -1 ( come nella seconda immagine) ho regolato meglio un leggerissimo backfocus ( notare le scritte ai 30mm).

85_1_8_0

85_1_8_1

(le immagini sono croppate al 100%)

Nela caso in cui avessimo un obiettivo zoom bisognerebbe eseguire le prove perlomeno negli estermi focali e sperare coincidano, poichè spesso è possibile che una taratura ad una certa lunghezza focale non dia la stessa correzione una volta ruotata la ghiera dello zoom.

ATTENZIONE!
Il software della macchina fotografica ci darà due possibilità:
1. Effettuare la regolazione identica per tutti gli obiettivi.
2. Effettuare la regolazione per specifico obiettivo.
Procedere sempre con la situazione 2 ( a meno di errori sistematici) ma bisogna fare attenzione al fatto che la taratura è specifica per quel numero seriale di obiettivo, quindi se dovessimo montare un altro obiettivo con le stesse caratteristiche quello usato per la taratura, quest'ultimo potrebbe subire un errore di maf a causa della differente calibratura di fabbrica. Tutte le lenti sono differenti micrometricamente!

A QUALE DISTANZA TRA CORPO MACCHINA E FOCUS CHART EFFETTUARE LA PROVA?

Questo è il dilemma maggiore che ho riscontrato anche perchè come nel mio caso del 50 mm f/1.4 un allineamento ad una distanza ravvicinata non andava bene ad un'altra e così se reimpostata la taratura alla nuova distanza (in tal caso quasi certamente dovrà essere tarata in camera service assieme alla macchina fotografica).
Da quanto letto qua e là nella rete, si dice molto spesso spesso di effettuare le prove alla minima distanza di messa a fuoco. In altri casi ho letto al doppio di essa.
Meglio verificarlo ad entrambe. Se dovessero differire, come potrebbe, allora è più indicato fare il test ad una distanza più prossima all'utilizzo medio e cmq ad almeno 1,5 metri dalla focus chart.
Se non possiamo o vogliamo mandare in asssitenza l'attrezzatura allora è l'unico compromesso.

NOTE
L'attenzione maggiore secondo il mio punto di vista è la precisione della messa in bolla perfetta tra tutti i piani, sia quello dove poggia la focus chart a 45°, che il piano focale perfettamente parallelo alla macchina ed in linea con lo zero della F.C. e non in ultimo alla corretta messa in bolla della macchina. Quanto più si sarà precisi, tanto più precisi saranno i risultati.
Come accennato all'inizio, non è detto che si possano risolvere tutti i problemi con la microregolazione.

P.S. allego il righello millimetrato che mi sono creato
regolazione_fine_af

Versione PDF
Regolazione Fine AF - PDF

Attendo vostri pareri e/o riscontri.


 




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Mediare Le Immagini Per Ridurre Il Rumore
Mediare Le Immagini Per Ridurre Il Rumore Inviato il  Gio 16 Jan, 2014 03:46 Da alematrix
Photography
Un modo alternativo per ridurre il rumore senza l'ausilio di software specifici: Riduzione del rumore digitale

Citazione:
Il livello di rumore in una immagine può comprometterne il dettaglio fine. Il problema è che i metodi di riduzione del rumore agiscono anch'essi sul dettaglio fine, ammorbidendolo. I vari software esistenti (Noise Ninja, Noiseware, Neat Image…) operano molto bene ma comunque hanno impatto sul livello di dettaglio. Questo è maggiormente vero per immagini in cui è presente del fogliame.
Un metodo comune in astrofotografia è quello di mediare immagini multiple per ridurre il rumore, o meglio, per aumentare il rapporto segnale/rumore (SNR) in immagini riprese in condizioni di scarsa illuminazione. Il metodo è poco utilizzato in fotografia, mi sembra che solo il software PhotoAcute lo utilizzi.

La teoria
L'ipotesi di partenza è che il rumore nell'immagine sia veramente casuale. In questo modo le fluttuazione del segnale intorno al valore medio si riducono mediando un numero sempre maggiore di immagini. Immaginiamo di fotografare due volte un oggetto grigio medio con la stessa fotocamera, nelle stesse condizioni di temperatura, illuminazione, umidità e con le stesse impostazioni della fotocamera. Se andiamo a riportare su un grafico l'andamento del rumore di entrambe le foto, otterremmo qualcosa come questo:


In viola e in blu abbiamo l'andamento del rumore intorno al valore medio nei vari pixel. Notate come il rumore, essendo veramente casuale, è diverso nelle due immagini. Immaginiamo ora di prendere, per ogni pixel, i due valori puntuali del rumore e farne la media (in giallo). Otterremmo quanto segue:

Anche la media dei due valori fluttua intorno al valore medio ma la massima deviazione è ridotta rispetto alle fluttuazioni del rumore delle immagini di partenza. Dal punto di vista visivo l'immagine è più liscia, meno rumorosa. L'ampiezza delle fluttuazioni del rumore diminuisce con la radice quadrata del numero di immagini utilizzate per la media, quindi ne occorrono quattro per dimezzare l'ampiezza del rumore. Mediare due sole immagini produce del rumore che è comparabile a quello di una immagine ripresa alla metà degli ISO, cioè mediare due immagini riprese a 400 ISO equivale, grossomodo, ad un'immagine ripresa a 200 ISO.

Come fare in Photoshop
  1. Si procede rapidamente utilizzando i Layers (Livelli). Il concetto è quello di aprire ogni immagine in un livello diverso, sovrapporli e fonderli in modo che ognuno contribuisca equamente. Infatti, se un livello da un contributo maggiore di quanto necessario, la miscelatura non sarà efficace.
  2. Aprite tutte le immagini in Photoshop e poi, una alla volta, trascinatela su quella di fondo tenendo il tasto shift premuto.
  3. Allineate le immagini muovendo ogni livello con i tasti cursore (le frecce).
  4. Ora dobbiamo pensare alla miscelazione. Ricordate che l'opacità di un livello determina quanto si vede del livello sottostante e così per quelli sotto di lui. La regola è: 100/NumeroStrato


Quindi, lo sfondo è al 100%, il primo livello al 50%, il secondo al 33% e il quarto al 25%.
Per non sbagliare, fate come segue:
Lo sfondo rinominatelo come Strato 1 (Opacità 100%);
Il primo livello rinominatelo come Strato 2 (Opacità 50%);
Il secondo livello rinominatelo come Strato 3 (Opacità 33%);
Il terzo livello rinominatelo come Strato 4 (Opacità 25%)...
...e così via!


Consigli

Perché utilizzare questa tecnica?
Per evitare eccessivo rumore non casuale tipico delle lunghe esposizioni;
Per utilizzare tempi superiori ai 30 secondi in caso non si abbia la posa B (bulb). Considerate che due pose da 30s 800 ISO producono un'immagine più o meno equivalente a una posa di 60s a 400 ISO;
Quando non potete eseguire scatti superiori a certi tempi perché c'è, ad esempio, passaggio di persone. Allora utilizzate alti ISO con questa tecnica;
Per ridurre il rumore nelle ombre (anche a bassi ISO) che in seguito elaborerete per estrarre del dettaglio.
Conclusioni
Se non avete un plug in contro il rumore, volete lasciare intatto il dettaglio oppure, più semplicemente, volete sperimentare delle tecniche alternative, questo è il metodo che fa per voi.


 




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