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Quando aprii questo sito nel 2001 avevo semplicemente l'obiettivo di dare supporto agli utenti di un software open source che sviluppavo. Poi con il tempo l'ho usato come contenitore per diversi progetti software che ho curato. Ormai alcuni di questi progetti sono stati abbandonati, altri hanno una propria casa, per cui ho deciso di riqualificare questo sito focalizzandolo sulla fotografia.
Test Obiettivi 24mm Su Canon Full Frame - Revenge
Test Obiettivi 24mm Su Canon Full Frame - Revenge Inviato il  Mar 22 Jul, 2014 22:51 Da Mighty Gorgon
Photography
Buonasera ragazzi!

Come sicuramente ricorderete, qualche tempo fa feci questo test:

Test Obiettivi 24mm Su Canon Full Frame


Ebbene... questa sera ho deciso di rifarlo, avendo la fortuna di avere a disposizione anche un Samyang 24mm f/1.4.

Gli obiettivi testati sono i seguenti:
  1. Canon EF 17-40 f/4
  2. Canon EF 24 f/1.4 Mark II
  3. Samyang 24 f/1.4
  4. Tamron 24-70 f/2.8


Questa è la modalità con cui ho svolto il test:
  1. Ho composto una scena che contenesse diversi colori, diversi soggetti, delle scritte...
  2. Ho piazzato il cavalletto ad una distanza fissa
  3. Ho misurato l'esposizione
  4. Ho impostato la macchina in manuale (apertura, tempo di scatto, ISO, bilanciamento del bianco)
  5. Ho attivato il live view per avere lo specchio sollevato
  6. Ho messo a fuoco manualmente sulla scritta (l'unico elemento che mi consentiva di avere una messa a fuoco abbastanza precisa)
  7. Ho effettuato diversi scatti variando l'apertura del diaframma (e di conseguenza adeguando i tempi di scatto per avere la stessa esposizione)


Allego sia una versione ridotta dell'immagine originale che un crop al 100% della parte centrale dello scatto (tutto a massima risoluzione JPG).

Ecco a voi le foto... sono tantine...

_________________________________________________________

24mm_revenge_canon_17_40_f4
24mm_revenge_canon_17_40_f5_6
24mm_revenge_canon_17_40_f8
24mm_revenge_canon_17_40_f11
24mm_revenge_canon_17_40_f16
24mm_revenge_canon_24_f1_4
24mm_revenge_canon_24_f2
24mm_revenge_canon_24_f2_8
24mm_revenge_canon_24_f4
24mm_revenge_canon_24_f5_6
24mm_revenge_canon_24_f8
24mm_revenge_canon_24_f11
24mm_revenge_canon_24_f16
24mm_revenge_samyang_24_f1_4
24mm_revenge_samyang_24_f2
24mm_revenge_samyang_24_f2_8
24mm_revenge_samyang_24_f4
24mm_revenge_samyang_24_f5_6
24mm_revenge_samyang_24_f8
24mm_revenge_samyang_24_f11
24mm_revenge_samyang_24_f16
24mm_revenge_tamron_24_70_f2_8
24mm_revenge_tamron_24_70_f4
24mm_revenge_tamron_24_70_f5_6
24mm_revenge_tamron_24_70_f8
24mm_revenge_tamron_24_70_f11
24mm_revenge_tamron_24_70_f16

24mm_revenge_crop_canon_17_40_f4
24mm_revenge_crop_canon_17_40_f5_6
24mm_revenge_crop_canon_17_40_f8
24mm_revenge_crop_canon_17_40_f11
24mm_revenge_crop_canon_17_40_f16
24mm_revenge_crop_canon_24_f1_4
24mm_revenge_crop_canon_24_f2
24mm_revenge_crop_canon_24_f2_8
24mm_revenge_crop_canon_24_f4
24mm_revenge_crop_canon_24_f5_6
24mm_revenge_crop_canon_24_f8
24mm_revenge_crop_canon_24_f11
24mm_revenge_crop_canon_24_f16
24mm_revenge_crop_samyang_24_f1_4
24mm_revenge_crop_samyang_24_f2
24mm_revenge_crop_samyang_24_f2_8
24mm_revenge_crop_samyang_24_f4
24mm_revenge_crop_samyang_24_f5_6
24mm_revenge_crop_samyang_24_f8
24mm_revenge_crop_samyang_24_f11
24mm_revenge_crop_samyang_24_f16
24mm_revenge_crop_tamron_24_70_f2_8
24mm_revenge_crop_tamron_24_70_f4
24mm_revenge_crop_tamron_24_70_f5_6
24mm_revenge_crop_tamron_24_70_f8
24mm_revenge_crop_tamron_24_70_f11
24mm_revenge_crop_tamron_24_70_f16


 




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Come Non Fare Fotografie Di Paesaggio
Come Non Fare Fotografie Di Paesaggio Inviato il  Lun 21 Jul, 2014 15:49 Da cosmosub
Photography
Nonostante 'viaggiare' sia diventato un hobby di massa e i progressi tecnologici consentano una divulgazione dei contenuti multimediali praticamente in tempo reale, chissà perché, la fotografia di paesaggio continua ad affascinare la stragrande maggioranza dei fotografi amatoriali (e non!)… sarà perché vive ancora di rendita, da quando era l'unico mezzo per vedere luoghi esotici, in un epoca in cui viaggiare non era scontato (e basta ritornare alla fine degli anni '80, inizio degli anni '90 )?

Forse perché ci trasmette un senso di rivelazione che l'autore ha voluto condividere con noi? O è semplicemente la prova che noi eravamo davvero in quel dato posto-momento (dopo tutto la natura intrinseca della fotografia o, per meglio dire, la sua tacita pretesa, non è forse la rappresentazione oggettiva della realtà, la sua 'documentazione')?

Sia come sia, sembra che la fotografia di paesaggio continui a riscuotere grande consenso tra i neofiti e, a differenza di qualche anno fa, si comincia a notare qualche miglioramento, soprattutto grazie ai numerosi post e tutorial che, come un mantra, continuano a ripetere le regole auree che 'bisogna' rispettare per fare una buona fotografia di paesaggio.

Seconde me questo fenomeno, se da un lato ci sta salvando dalla pubblicazione indiscriminata di fotografie che, al più, potevano essere giustificate solo per provare il funzionamento dell'otturatore, dall'altro sta lentamente consolidando la convinzione che basti osservare pedissequamente le 3 o 4 regole più note per poter fare buone fotografie di paesaggio.

Quelle che sto per elencare sono, invece, a mio avviso e, me ne rendo conto, un po' provocatoriamente, le regole auree che definiscono cosa NON sia sufficiente fare per poter ottenere una buona fotografia di paesaggio (o, almeno, non automaticamente), in ordine da quella che ritengo sia la più importante, a scendere:

  1. Per fare buone fotografie di paesaggio ci vuole... un buon paesaggio! Lo so che sembra ovvio ma questo implica che, se vivi sulle highland scozzesi, nello Utah, a Castelluccio di Norcia o nelle cinque terre, avrai l'opportunità di fare foto così già mentre vai a fare la spesa:
    460184

    Se invece vivi in Brianza le foto che puoi fare mentre vai a fare la spesa saranno così:
    formigine-ingresso-casa-colonica-by-luigi-ghirri-c2-a9-estate-of-luigi-ghirri-artuner
    Si potrebbe obbiettare che, al contrario, non basti avere a disposizione un buon paesaggio per fare delle buone foto e, naturalmente, questo mi trova d'accordo ma, a questo proposito, vorrei aggiungere:

  2. Non basta fare le foto all'alba per fare delle buone fotografie di paesaggio!
    alba-scura-d1eca112-ea93-4144-9c04-8424d4ff7a11

    La cura dell'esposizione, l'utilizzo delle linee guida, la profondità di campo e, soprattutto, la composizione, restano fondamentali per il conseguimento del risultato, in particolare:

  3. Collocare l'orizzonte sul terzo inferiore o superiore non è, necessariamente, di per se sufficiente a comporre correttamente una fotografia di paesaggio!
    irlanda-257.t0

    Avete il sospetto che un'immagine non sia composta correttamente? Sottoponetela a questo esperimento: cancellate metà della fotografia (destra o sinistra) e copiate la metà rimasta dall'altra parte, speculandola: se l'immagine continua a 'funzionare' (per un osservatore poco attento e\o che, magari, non conosce il posto di persona) allora la composizione di questo scatto va rivista. Andreas Feininger sosteneva che una buona immagine deve avere determinate caratteristiche per 'funzionare' bene, tra queste, quelle relative alla composizione prevedevano che fosse sempre possibile individuare un primo piano, un piano intermedio e uno sfondo: se oltre al panorama sullo sfondo non è possibile individuare con un rapido colpo d'occhio il soggetto della fotografia, probabilmente, o la composizione è debole oppure siamo in presenza del caso esposto al punto numero 1

  4. Scattare col bracketing dell'esposizione e fondere gli scatti in post produzione non recupera le alte luci e non apre le ombre chiuse ma significa 'comprime' all'interno della gamma tonale del tramite attraverso cui si sta visualizzando l'immagine (monitor o stampa) una foto che, altrimenti, avrebbe ecceduto la sua capacità di rappresentazione (che, per quanto riguarda la mia esperienza personale, nel caso del monitor, si aggira attorno ai 10EV, mentre nel caso della stampa arriva a circa 7EV); l'effetto ottenuto in pratica corrispondere alla possibilità di estendere l'asse delle ascisse del grafico dei livelli, spalmando le ombre chiuse e le luci bruciate su un numero di bit superiore ai 255 ma, così facendo, si ammazza il contrasto.
    fantastic-landscape-in-winter-hdr

    È questo il vero motivo per cui si dovrebbe preferire scattare in orari in cui la gamma dinamica sia più contenuta di per sé, ovvero nelle famose ore blu (poco prima dell'alba o poco dopo il tramonto) oppure, con cielo coperto (David Muench dice 'brutto tempo, belle foto"), in ogni caso:

  5. Caratteristiche come le ombre chiuse o luci bruciate non vanno considerate (necessariamente) alla stregua di errori gravi come un orizzonte storto: Jack Dykinga, spesso, include addirittura il sole nei suoi scatti.
    jack-dykinga-sunset_3986_600x450

    Per quanto mi riguarda, a differenza di quanto accennavo (ironicamente) all'inizio di questo post a proposito della fotografia come rappresentazione oggettiva della realtà, citando QUESTO articolo:

    Andy Mumford, Realtà e fotografia ha scritto: 
    "...la fotografia [di paesaggio, ndr] non è il [semplice] replicare il mondo come lo vedono i nostri occhi, ma piuttosto la nostra personale interpretazione artistica del mondo attraverso il modo in cui una macchina fotografica lo vede e registra...", "...quale sarebbe [altrimenti] la differenza tra le immagini di due fotografi, in piedi nello stesso posto nello stesso momento? Se entrambi i fotografi sono di un livello simile di abilità tecnica e volessero catturare l'equilibrio dei toni in modo uniforme in tutto l'istogramma, se non avessero intenzione di usare esposizioni lunghe come scelta creativa...", "...le decisioni creative dei fotografi sarebbero significativamente ridotte alla mera scelta dell'obiettivo e della composizione. Certo, la composizione è una forma d'arte in sé, ma perché un fotografo come artista si dovrebbe limitare a questo? Quindi, se i nostri due fotografi dovessero scegliere lenti simili, diciamo entrambi un grandangolare, ed entrambi volessero comporre in maniera simile, come potrebbero le loro personalità artistiche essere rispecchiate dalle loro foto? Cosa ci sarebbe di "loro" nell'immagine?..."
    (se vi interessa e non masticate l'inglese vi pubblico tutto l'articolo, che ho già tradotto con il consenso dell'autore)


E voi? Quali sono le regole "auree" che vedete applicare in maniera passiva, meccanica, e che sembra debbano garantire (automaticamente) il successo di una fotografia di paesaggio?


 



Tags E Parole Chiavepaesaggio

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Perché Cambiare Obiettivo
Perché Cambiare Obiettivo Inviato il  Mer 16 Jul, 2014 12:24 Da cosmosub
Photography
Nonostante il titolo possa generare un malinteso non si tratta dell'ennesimo post sui consigli per gli acquisti; nell'auspicabile eventualità di fare chiarezza per chi si sta affacciando da poco nel variegato mondo della fotografia amatoriale e sta prendendo in considerazione di ampliare il proprio parco ottiche, vorrei invece provare a dire la mia sui criteri che, secondo me, dovrebbero motivare la decisione di cambiare obbiettivo (un approfondimento su quale lunghezza focale sia più appropriato utilizzare sarà oggetto di un prossimo post).
Salvo applicazioni specialistiche, come ad es. la fotografia macro, o negli ovvi casi in cui non sia possibile variare la distanza dal soggetto (come ad es. nel caso di una stanza o della 'caccia' fotografica) secondo me, infatti, la decisione di cambiare obbiettivo (o lunghezza focale), dovrebbe coinvolgere meno i meri aspetti tecnici, come l'ampiezza di campo inquadrata e dovrebbe riguardare di più le intenzioni creative dell'autore, vediamo per quale motivo.

Modificando la lunghezza focale di dell'obbiettivo, cioè sostituendolo (nel caso delle focali fisse) o agendo sulla ghiera della lunghezza focale (nel caso degli zoom) si modifica 'solo' l'ampiezza di campo inquadrata.

lunghezza_focale Chi ha provato ad utilizzare un obbiettivo fisso sa che questo può essere ottenuto anche cambiando la distanza dal soggetto ma ha imparato a sue spese che, in questo modo, si modifica anche la prospettiva.
Quando invece viene modificata la lunghezza focale ASSIEME alla distanza dal soggetto si ha il pieno controllo sugli aspetti compositivi dello scatto perché si può decidere sia l'ampiezza di campo inquadrata, sia la prospettiva e, quindi, il rapporto di riproduzione del soggetto nel suo contesto e, secondo me, questo è uno dei più potenti strumenti creativi a disposizione del fotografo.

Ma cos'è la prospettiva? Per aiutarmi a rispondere a quest'impegnativo quesito senza attingere a difficili definizioni prese a prestito da testi d'architettura o di storia dell'arte vorrei utilizzare un estratto del mio primo libro di fotografia, FOTOGRAFIA DIGITALE, di Giulio Forti, con cui intrattengo da tempo un rapporto di amore (i suoi libri) e odio (non sono sempre d'accordo con quanto scrive sul web).
In questo caso, tuttavia, oltre a spiegare molto bene ed in maniera semplice cosa sia la prospettiva, soprattutto dal punto di vista fotografico, chiarisce bene anche come la scelta dell'obiettivo diventi un fattore espressivo.

FOTOGRAFIA DIGITALE, Giulio Forti, La Prospettiva ha scritto: 
La prospettiva è il modo in cui viene rappresentata la profondità quando un oggetto a tre dimensioni viene riprodotto in due dimensioni, come in un disegno o in una fotografia, per cui le linee parallele convergono verso il cosiddetto punto di fuga posto sulla linea dell'orizzonte e gli oggetti distanti appaiono proporzionalmente più piccoli di quelli vicini.


disegno-assonometria-e-prospettiva_clip_image072

Citazione:
Pensate ad una villetta. Riprendendola con un obiettivo da 50mm o da 80mm da una distanza che consenta di riempire quasi tutto il foto-gramma, otterrete una fotografia in cui non verranno eccessivamente esasperate le linee prospettiche. Inquadrandola con un grandangolare, dovrete avvicinarvi con il risultato di rendere le linee molto sfuggenti. Con un teleobiettivo, invece, dovrete allontanarvi ottenendo il risultato opposto di un eccessivo appiattimento dovuto alla maggior distanza di ripresa richiesta dalla lunga focale al ridotto angolo di campo.

A causa delle distorsioni tipiche delle fotografie scattate con i grandangolari, si è portati a credere che questi modifichino in qualche modo la prospettiva; che la esasperino. Lo stesso, ma per l'esatto contrario, avviene con i teleobiettivi che sembrano schiacciare i piani uno contro l'altro creando un effetto di affollamento. La verità è che la prospettiva non viene modificata affatto dalla focale dell'obiettivo usato, ma dalla distanza che intercorre tra il punto di ripresa ed il soggetto più quella a cui si osserva l'immagine.


Photorevolt ha scritto: 
psp_i Come si può vedere, anche se l'angolo di campo è molto diverso la prospettiva non cambia.
In pratica, i teleobiettivi e i grandangoli sono raramente usati alla stessa distanza fotocamera-soggetto (i grandangoli sono spesso usati per inquadrare soggetti "vicini", mentre i teleobiettivi sono usati per fotografare soggetti distanti).

























wide_angle Immagine scattata a 18mm


















telephoto Immagine scattata a 135mm


















Di conseguenza, le foto scattate con i grandangoli spesso hanno una prospettiva "esagerata", mentre le foto scattate con i teleobiettivi hanno una prospettiva "compressa". La prospettiva è un elemento creativo molto importante che ha un forte impatto sull'aspetto dell'immagine.

Lunghezza focale, angolo di campo e prospettiva

FOTOGRAFIA DIGITALE, Giulio Forti, La Prospettiva ha scritto: 
Che la prospettiva cambi solo in funzione della distanza dal soggetto e non della focale dell'obiettivo usato, lo si può facilmente comprendere con uno zoom come un 35-135rmm. Dopo averlo regolato sulla posizione tele, inquadrate un soggetto dalle forme squadrate e regolari. Memorizzate l'immagine sullo schermo di messa a fuoco e poi passate lentamente sulla posizione grandangolare. Noterete che, pur rimpicciolito, il soggetto avrà mantenuto la stessa identica prospettiva. Detto che parlare di un rapporto diretto tra prospettiva e lunghezza focale degli obiettivi è improprio, i due esempi dimostrano che questa sembra mutare con un grandangolare solo perché, per riempire il fotogramma con il soggetto, occorre avvicinarsi più di quanto non sia necessario con un obiettivo normale.


grand_def_low

Citazione:
Di sicuro avrete notato che, fotografando un primo piano su uno sfondo molto ampio, basta avvicinarsi di un metro perché, nel mirino, il suo volume aumenti rapidamente mentre lo sfondo resta sempre uguale.


6c56ed

Citazione:
Per rendervi meglio conto che tutto ciò accade indipendentemente dalla macchina fotografica, osservate la vostra automobile da tre o quattro metri di distanza tenendovi all'altezza del cofano: le proporzioni tra questo ed il parabrezza vi appariranno corrette. Ora chiudete un occhio ed avvicinatevi: vedrete il cofano ingrandirsi fino ad occupare tutto il vostro campo visivo, mentre il parabrezza vi sembrerà rimpicciolirsi. Quello che è cambiato, in realtà, è solo il rapporto fra la distanza che intercorre tra gli oggetti e quella che c'è tra gli oggetti ed il vostro punto di osservazione.

In pratica, avvicinando la macchina fotografica a due elementi di una scena, anche di uguali dimensioni, ma posti a distanze diverse, vedrete ingrandirsi molto più velocemente quello vicino perché la dimensione dell'immagine osservata è inversamente proporzionale alla distanza dell'oggetto. È per questo motivo che, fotografando con il grandangolare, i primi piani si ingrandiscono in modo del tutto irreale (e distorto) rispetto allo sfondo. All'opposto, usando il teleobiettivo, l'effetto di schiacciamento non è dovuto alla focale maggiore in sé, ma alla distanza di ripresa che, a parità di dimensioni del soggetto, è molto maggiore che non con il grandangolare. Dunque, l'idea che il teleobiettivo faccia ingigantire le montagne all'orizzonte, dipende dal semplice fatto che, per il ridotto angolo di campo, il teleobiettivo inquadra una porzione di sfondo molto inferiore a quella del grandangolare; di conseguenza, a parità di ingrandimento, questa porzione appare più imponente sul negativo.


Il prossimo passo è decisivo per comprendere come cambiare obiettivo sia necessario per ottenere il rapporto di riproduzione desiderato del soggetto:

Citazione:
Esiste un altro semplice modo per comprendere come la scelta dell'obiettivo diventi un fatto espressivo. Anche qui basta fare un esperimento. Scegliete un soggetto, una persona, e fotografatelo una volta con il grandangolare ed una con il teleobiettivo (o sfruttando lo zoom sulle due posizioni estreme) facendo attenzione ad inquadrare uno sfondo ricco di particolari e che le spalle della persona riempiano sempre la metà della base del fotogramma. Studiando le fotografie ottenute, scoprirete che il soggetto avrà mantenuto dimensioni identiche, mentre sarà cambiato notevolmente il suo rapporto con lo sfondo che sarà ampio e ricco di piccoli dettagli nella ripresa con il grandangolare e molto chiuso, ma con pochi dettagli ingranditi, in quella fatta con il teleobiettivo. Questo vuol dire che, a parità di ingrandimento del soggetto principale, cambiare obiettivo è necessario per ottenere un'immagine più vicina a quella che avete visualizzato.

Questa esperienza vi farà capire come sia possibile rappresentare il soggetto in funzione dell'ambiente circostante e della vostra visione: se lo volete dominante sullo sfondo, lo fotograferete da vicino con un grandangolare; se volete che soccomba sotto il peso di una catena montuosa, dovrete fotografarlo da lontano con il teleobiettivo. In conclusione, se puntate alla corretta riproduzione prospettica di una scena, per prima cosa dovete trovare la distanza di ripresa che fornisce la prospettiva più soddisfacente (sarà più facile se osserverete la scena chiudendo un occhio), poi scegliere la focale dell'obiettivo adatta a riprodurre il soggetto con il giusto ingrandimento. Naturalmente, il più delle volte ci si comporta all'esatto contrario.


Per quanto mi riguarda mi sono molto riconosciuto in quest'ultima frase: quante volte alzando la macchina fotografica all'occhio avevate già deciso come deve essere lo scatto e avete ,quindi, già impostato la lunghezza focale? Per quanto mi riguarda faccio ancora molta fatica e, questo, è il vero motivo per cui, anticamente, ai principianti veniva sconsigliato di utilizzare uno zoom, preferendo a questo un'ottica fissa: utilizzando sempre la stessa ottica, infatti, si impara a pre-visualizzare l'immagine, a prevederne il risultato, perché si impara a conoscerne in anticipo il modo di rappresentare la scena inquadrata e, di conseguenza si impara ad ottenere un'immagine più vicina a quella che avete pre-visualizzato.

Da quanto sopra, personalmente, ho imparato che gli scatti a cui ho dovuto rinunciare o, meglio, che non sono riuscito ad ottenere, non sono stati quasi mai dovuti al fatto che non avevo "l'ottica giusta" quanto, soprattutto, al fatto che non sapevo come utilizzare quelle che avevo; il processo creativo, dovrebbe essere esattamente l'opposto ma io continuavo a girare la ghiera della lunghezza, nella speranza che l'inquadratura "giusta" si materializzasse automaticamente, naturalmente, senza riuscire a trovarla.


 

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Canon EF 24-70 F4 L IS USM
Canon EF 24-70 F4 L IS USM Inviato il  Mer 11 Jun, 2014 13:47 Da Marcus Circus
Photography
Nella mia frequentazione del forum ho avuto l'impressione di essere uno dei pochi a possedere questo obiettivo e forse l'unico ad averne fatto un uso continuativo. Mi è sembrato quindi logico scrivere una breve recensione sulle caratteristiche di quest'ottica che sembra non godere della stima del Canonista medio.

Prima di tutto va chiarito il rapporto con gli "altri" 24-70. Con il miglioramento continuo della qualità degli zoom il 24-70 è diventato l'ottica standard del foto giornalista o comunque del fotografo orientato al reportage sul campo. Non è un caso che nelle versioni f2.8 si tratti sempre di un ottica di alto livello destinata la professionista; copre tutte le focali di uso pratico nel reportage e l'apertura F 2.8 minimizza la differenza con le focali fisse. A che serve allora un f4? A fare le stesse cose in un ambiente meno concitato ma dove, alla lunga, il peso dell'attrezzatura può risultare determinante. E qui veniamo alla prima caratteristica del nostro 24-70 f4: pesa 600 g contro gli 805 dell'f2.8 II e ai 825 g del Tamron; è lungo 10 cm contro gli 11,3 dell'f2.8 II e i 11,7 del Tamron; in sostanza montato sulla macchina ci sta tranquillamente in una borsa pronto o, come parte di un corredo, non andrà ad incidere troppo sul peso.
Anche la presenza dello stabilizzatore non va vista come palliativo della minore luminosità ma come alternativa operativa. In una chiesa buia ho più margine di manovra con un f4 stabilizzato che con un f2.8 (fate pure i vostri conti), mentre nella calca di un evento lo stabilizzatore non servirà a nulla. In conclusione è sempre un'ottica da reportage ma più rivolta al viaggio e alla foto “on site” ma ragionata, fermo restando che nelle situazioni da flash o da cavalletto sarà del tutto equivalente alle ottiche più luminose.


Prestazioni

Per quanto riguarda le prestazioni strumentali vi rimando ai noti siti di test (in particolare Photozone) o al test MTF pubblicato da Tutti Fotografi nel numero di ottobre 2013. L'unica cosa che mi sento di dire è che, confrontato con il 70-200 f4 L, a 70 mm perde al fotofinish se non altro causa del maggiore microcontrasto di quest'ultimo. Dal punto di vista soggettivo la principale caratteristica di questa ottica è l'uniformità di comportamento a tutte le focali e da centro a bordi, in sostanza non ci sono acuti ma nemmeno punti deboli, e l'obbiettivo fornisce sempre risultati di buona qualità in tutte le situazioni. L'apertura f4 è ben utilizzabile anche se lo stacco con f5.6 e i diaframmi più chiusi è abbastanza netto. Un altro punto di forza è la resa dello sfuocato che, nonostante sia uno zoom con due lenti asferiche è molto buona.
Un discorso a parte meritano quelle caratteristiche un tempo critiche ed oggi corrette in post-produzione. Nonostante sia un f4 la vignettatura sul full format è ben controllata ma non assente. La cosa mi lascia sempre perplesso perché le vecchie ottiche dell'analogico, con lenti frontali che erano si e no 2/3 di quelle attuali vignettavano meno. Comunque la post-produzione sistema tutto. La distorsione invece resta un problema. E' vero che in valore assoluto è abbastanza contenuta, ma a 24 mm è del tipo a “baffo” e la correzione non è facile né prospetticamente indolore. Per le riprese più critiche meglio sfruttare il “passaggio per lo zero” della distorsione che è a circa 35 mm di focale. Trascurabile invece la distorsione a cuscinetto delle focali più lunghe.


Funzione Macro

Questa è una caratteristica che ha fatto subito storcere il naso ai puristi, tanto che è stata del tutto trascurata e, dato che si tratta di una funzione molto particolare, ancora una volta incompresa.
La funzione macro si attiva superando la posizione di 70 mm sulla ghiera dello zoom (c'è un pulsante di blocco); l'attivazione della funzione macro trasforma l'obiettivo in un fisso di circa 70 mm di focale a messa a fuoco interna, inoltre va a spostare un gruppo ottico interno che annulla l'aberrazione sferica residua presente in posizione normale (non c'è più focus shift quando si diaframma)1. La zona macro della ghiera è appunto una zona e non una posizione fissa, muovendo la ghiera all'interno della zona macro si posso ottenere campi di ingrandimenti più o meno ampi o più o meno elevati. A questo punto si imposta un diaframma chiuso (f8 o f11 e ISO di conseguenza) si mette su AI-Servo e ci avvicina fino ad avere l'immagine a fuoco nel mirino, si preme il pulsante di scatto, l'autofocus rifinisce la messa a fuoco e scatta. Sento già il commento: non funzionerà mai. Lo so, è quello che ho pensato anch'io quando ho letto le istruzioni della Canon, e invece funziona, e anche bene. E questo rivela anche quale è lo scopo della posizione macro, che non è di sostituire un obbiettivo specialistico, ma di consentire riprese a distanza ravvicinata sfruttando l'autofocus.
Giocando sulla posizione della ghiera dello zoom si riesce ad ottenere un campo di utilizzo abbastanza ampio, che ho cercato di riassumere nella seguente tabella:

tabella_review_2470

Tenendo conto che al massimo ingrandimento (0,7 x) illuminare correttamente il soggetto è quasi impossibile, si vede come, fermandosi invece all'inizio della zona macro, si possa avere un ampio campo di sfruttamento tipico della foto di close-up (da 9:1 a 2:1)


Sul Campo

La sua natura ottica si trasmette immediatamente nell'uso sul campo. Non essendoci particolari punti deboli ci si concentra sull'inquadratura e sulle impostazioni tecniche, con l'EF 24-70 f4 L IS USM a fare da riservato esecutore. Va prestata invece molta attenzione nei controluce perché sicuramente non è un mostro di resistenza al flare, soprattutto montando un filtro di protezione (diametro 77 mm) si possono generare riflessi indesiderati anche in situazioni apparentemente tranquille. Un altro aspetto da tenere sotto controllo è lo stabilizzatore. La stabilizzazione infatti è del tipo a cinque assi, dotato quindi anche di sensori di traslazione. Azioni di punta e scatta molto rapide, in stile pistolero western, sono quindi controproducenti e rischiano di ingannare il sistema producendo del micromosso. Meglio tenere disattivato lo stabilizzatore ed utilizzarlo solo quando effettivamente serve.


Conclusione

Un tuttofare pragmatico ed efficiente, poco incline allo spettacolo, piuttosto alla sostanza. I luterani della fotografia potrebbero non aver bisogno d'altro, chi ha bisogno di una spinta tecnica alla propria creatività si rivolgerà altrove. Supergrandagolaristi e teleobbiettivisti convinti potrebbero sceglierlo come compagno compatto per il loro giocattolo preferito.


Pro

Uniformità di comportamento a tutte le focali e da centro a bordi
Ottima resa dei piani fuori fuoco
Velocità autofocus
Stabilizzatore
Opzione “Close up”


Contro

Scarsa resistenza al flare
Distorsione a 24 mm difficile da correggere in post-produzione

6


 




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Photo Tools XP - App Per iOS Per Calcolare Il Tempo Di Esposizione
Photo Tools XP - App Per iOS Per Calcolare Il Tempo Di Esposizione Inviato il  Dom 08 Jun, 2014 10:33 Da Mighty Gorgon
Photography
Buongiorno a tutti,
volevo segnalare che è finalmente disponibile sull'App Store di Apple per iOS l'app dedicata alla fotografia programmata da me e mio fratello Enrico.

Questo è il link diretto per scaricare l'app:

Photo Tools XP

photo_tools_xp



L'app è gratuita e in questa prima versione consente solo il calcolo di tempi di esposizione per chi vuole scattare con filtri ND (o anche solo calcolare tempi equivalenti).

E' vero che alcune macchine moderne riescono ad esporre correttamente anche con filtri ND montati, ma quando ho iniziato ad usare i filtri ho incontrato non poche difficoltà nel calcolo dei tempi di esposizione, anche perché mi piacciono molto le esposizioni lunghe e spesso uso anche +20stop di filtri.

Da qui è nata l'esigenza di avere uno strumento per calcolare in tempo reale il tempo di esposizione quando uso filtri ND.

Per l'utilizzo dell'app bisogna seguire questi semplici passi:

  1. Impostare la fotocamera in priorità di diaframmi (A o Av)
  2. Selezionare Diaframma ed ISO desiderati e misurare il tempo di esposizione per la composizione desiderata
  3. Inserire a questo punto i parametri di scatto nella finestra apposita (link in alto a dx): Tempo, Diaframma, ISO
  4. Dopo aver impostato i parametri di esposizione, potete scegliere il filtro ND che volete montare e avrete in basso il nuovo tempo di esposizione. E' possibile anche cambiare qualche parametro per vedere come cambia il tempo.


Per ora l'app ha solo questa funzione, ma contiamo in futuro di aggiungere altre funzionalità.

Se avete domande, sono ovviamente a disposizione... e se l'app vi è utile e vi piace, sono graditi feedback.


Grazie Enrico!



Per chi non avesse un dispositivo iOS, ma volesse delle funzioni similivi ricordo che sono disponibili queste due pagine:
Plan Your Shot - Sunrise / Sunset Calculator
Long Exposure Calculator


P.S.: qualcuno mi ha fatto notare che il nome non è il "massimo"... purtroppo Apple non consente nomi duplicati, e quelli più generici erano tutti già presi... ma se avete suggerimenti in merito, sono ben accetti!


 

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Luci E Ombre Degli Obiettivi Luminosi
Luci E Ombre Degli Obiettivi Luminosi Inviato il  Mar 13 Maggio, 2014 15:01 Da cosmosub
Photography
Nell'auspicabile eventualità di fare chiarezza per chi si sta affacciando da poco nel variegato mondo della fotografia amatoriale e sta prendendo in considerazione di sostituire l'obbiettivo in dotazione con qualcosa di più performante, vorrei provare a dire la mia sugli obbiettivi cosiddetti luminosi.

Secondo me i motivi per preferire gli obbiettivi luminosi* sono che, a causa del controllo di qualità più selettivo e agli schemi ottici più raffinati, di solito, producono immagini migliori (più nitide, di solito anche negli angolo oltre che al centro, più contrastate, con colori più fedeli su tutta la gamma cromatica, con migliore restistenza al flare, minor distorsione a barilotto e a cuscino, minor vignettatura e altro ancora). Queste caratteristiche tuttavia vanno verificate, possibilmente sul campo, oppure, in mancanza di questa opportunità (e della necessaria esperienza), possiamo chiamare in nostro aiuto gli appositi test di laboratorio e le recensioni di chi già li usa (consiglio The digital picture, Photozone, DPReview e Cameralabs per i test, JuzaPhoto per le recensioni degli utenti, oltre a questo sito, s'intende).

(* per antonomasia si definiscono luminosi gli obbiettivi fissi in grado di garantire aperture massime pari o maggiori a f/2.8 e gli obbiettivi zoom che mantengono l'apertura massima di f/2.8 costante per tutte le lunghezze focali)

Partiamo ad es. dal classico presupposto di dover 'salvare uno scatto imprevisto in condizioni di luce scarsa' (partendo dal presupposto che mi rivolgo a persone che con la fotografia non ci devono campare e, quindi, uno scatto se lo potrebbero pure permettere di perderlo, comunque), tra uno zoom di buona qualità stabilizzato (ad es. un Canon 15-85 f/3.5-5.6 IS USM) e uno di buona qualità luminoso ma NON stabilizzato (ad es. Tamron 17-50 f/2.8) preferirei il primo. Tra questi due obbiettivi, infatti, alla focale di 50mm ci sono meno di due diaframmi di differenza: grazie all'efficacia dello stabilizzatore d'immagine, il Canon si porta a casa lo scatto tranquillamente anche con tempi di 1/15 a mano libera... e con una profondità di campo decente (persino Juza, un professionista, è arrivato alla medesima conclusione confrontando i ben più blasonati Canon 24-70 f/2.8 L USM e il Canon 24-105 f/4.0 IS USM).

Nel nostro confronto invece viene fuori meglio il Tamron SE lo scatto corrisponde ai seguenti requisiti:
  • scatto all'aperto (all'interno ci sarebbe pure l'opzione del flash...)
  • condizioni di luce scarsa
  • lo sfondo molto sfocato non pregiudica lo scatto
  • il soggetto non richiede profondità di campo
  • il soggetto è in movimento (lo stabilizzatore compensa il movimento della macchina fotografica, non del soggetto)

(nonostante il loro costo maggiore, inoltre, gli obbiettivi luminosi Canon della serie EF-S non sono compatibili con corpi macchina con sensore full frame, non sono tropicalizzati e non includono il paraluce in dotazione... MAI!)

Se invece lo sfocato è IL requisito fondamentale (ad es. tipicamente per i ritratti o altre applicazioni artistiche) allora poter aprire molto il diaframma è importante ma, attenzione che, di solito, gli zoom luminosi sono rose da cogliere con molte spine:
  • costo maggiore*
  • peso maggiore*
  • ingombro maggiore*
  • range di focali limitato*
  • l'apertura costante ad f/2.8, salvo le solite eccezioni, non ha molte applicazioni per focali inferiori al 24 (ma si paga anche per quelle!)

(* rispetto ad obbiettivi di qualità costruttiva e costo comparabili non f/2.8, ve. ad es. il Canon 15-85 f3.5-5.6 IS vs Tamron 17-50 f2.8)

Tutto questo a patto di non voler alzare gli ISO, altrimenti il discorso non parte nemmeno.
Ricordo che 'ai tempi della fotografia argentica' (volgarmente chiamata anche analogica) chi si occupava di reportage (e aveva quindi bisogno di garantirsi lo scatto in condizioni non controllabili) non puntava (solo) su obbiettivi particolarmente luminosi, bensì (soprattutto) su pellicole in grado di restituire buoni risultati anche con ISO alti (tipo la Kodak Tri-X).
Analogamente oggi chi ha bisogno (per poter mangiare) di portare a scasa lo scatto in condizioni non controllabili punta su obbiettivi di buona qualità (non necessariemente super luminosi) e, soprattutto, su corpi macchina con sensori FF, in grado di gestire bene la grana ad alti ISO.

E quando lo sfocato è IL requisito fondamentale? In questo caso si preferisce puntare su obbiettivi fissi che, grazie allo schema ottico semplificato, consentono di ottenere aperture massime anche maggiori di f2.8.
Attenzione però che alla massima apertura questi obbiettivi non sono proprio delle lame, anche perchè sono progettati per garantire altri tipi di prestazioni (acquistare un Canon 50 f/1.4 per poi usarlo da f/4 in su... non ha molto senso).

Canon 15-85 f3.5-5.6 IS vs Canon 50 f1.4

Oscar Ghedina, nel suo libro "Fotografare meglio" (già nel 1983!), per quanto concerne gli obiettivi luminosi riportava quanto segue:
Citazione:
...la maggiore luminosità non migliora affatto la qualità dell'obiettivo , anzi tende a peggiorarla (perchè la costruzione di obiettivi più luminosi diventa difficile) [oggi solo più costosa, ndr], ma essa consente di adoperare la macchina in situazioni di luce più precarie. Se la luminosità dell'obiettivo anzichè essere 2:8 fosse 2 si potrebbe fotografare con metà della luce che richiede il primo, tutto qui. Non ci sono altre prerogative in favore degli obiettivi più luminosi.In sintesi, la luminosità di un obiettivo non è un requisito qualitativo ma concerne invece la sua versatilità. Nella pratica sarà quasi impossibile o estremamente raro il caso in cui si possa fotografare con la massima apertura perchè verrebbe a mancare quasi totalmente la nitidezza o più precisamente la profondità di campo. Si deve quindi concludere che la grande luminosità degli obiettivi è di scarsissima utilità. Il limite della luminosità praticamente utile è 2, abbondantemente sufficiente anche la luminosità di 2:8 e 3:5. Solo più in là di questi valori, diciamo 5:6 si sente effettivamente la mancanza di luminosità...


Come mai allora gli obbiettivi luminosi e super luminosi sono diventati così ricercati e apprezzati dai fotoamatori di tutto il mondo?
Secondo me, oltre alle caratteristiche qualitative intrinseche dell'obbiettivo di cui sopra (che però non sono esclusive degli obbiettivi particolarmente lumionosi) il motivo, ancora una volta, è da ricercare principalmente nello sfondo sfocato che riescono a garantire e che, con l'avvento dei sensori APS-C, sono diventati più difficili da ottenere.
Come mai?
Perchè, oltre che dal diaframma, dalla lunghezza focale e dalla distanza di messa a fuoco, la profondità di campo (d'ora in poi pdc) è funzione della dimensione del sensore: tanto più grande il sensore, tanto minore la pdc (a parità di condizioni).
Il sensore APS-C della Canon è 1,6 volte più piccolo del sensore full frame (d'ora in poi FF) pertanto, a parità di condizioni, ad es. lunghezza focale 50mm, apertura f/5.6, messa fuoco a 10 metri, con sensore APS-C avremo una pdc di 10m c.a., mentre con sensore FF la pdc sarà di ben 24m... più del doppio!
QUI trovate un untile tool online per divertirvi a calcolare come varia la pdc al variare delle diverse condizioni.
Questo è uno dei motivi per cui i professionisti del fashion preferiscono la Hasselblad, un medio formato, che monta un sensore da 50x40, contro i 35x24 del full frame e i 22x14 c.a. dell'APS-C:

sensors_sizes

Se volete divertirvi ad ottenere uno sfondo sfocato come quello di una macchina di medio formato senza cambiare corpo macchine e senza investire in costosi obbiettivi super luminosi provate a... ingrandire il sensore della vostra APS-C!
Si tratta in pratica di generare un file di dimensioni superiori (in termini di mega pixel, non di mega byte), utilizzando il metodo Brenizer che, analogamente a quanto avviene con le fotografie panoramiche, consiste nello scattare quanti più immagini possibile, unendole poi con degli appositi software, così detti di photo stitching.

canon_50
​Schema ottico di un Canon EF 50 f/1.8
(6 lenti in 5 gruppi)

canon_18_55
​Canon 18-55 f/3.5-5.6 IS
(11 lenti in 9 gruppi)

canon_15_85
​Schema ottico di un Canon EF-S 15-85 f/3.5-5.6 IS USM
(17 lenti in 12 gruppi)

canon_17_55
Schema ottico di un Canon EF-S 17-55 f/2.8 IS USM
(19 lenti in 12 gruppi)

Si noti la crescente complessità dello schema ottico all'aumentare delle prestazioni richieste.


 



Tags E Parole Chiavelens, obiettivi, test obiettivi

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Tutorial - Sovrapposizione Di Esposizioni Multiple - Long Exposure Stacking
Tutorial - Sovrapposizione Di Esposizioni Multiple - Long Exposure Stacking Inviato il  Gio 01 Maggio, 2014 14:34 Da Mighty Gorgon
Photography
Dopo i primi due articoli dedicati alle esposizioni lunghe l'uso dei filtri a densità neutra, ho deciso di condividere con voi una tecnica di scatto che ho elaborato nel tempo e che ormai fa parte del mio workflow paesaggistico.

Intanto per chi non li avesse letti, ecco i due precedenti articoli:

Tutorial - Scattare Esposizioni Lunghe - Consigli Di Base

Guida Sui Filtri A Densità Neutra (Neutral Density)


App per iOS per il calcolo del tempo di esposizione: Photo Tools XP - App Per iOS Per Calcolare Il Tempo Di Esposizione

Prima di proseguire, vorrei sottolineare che questo articolo è dedicato a persone che abbiano delle solide basi fotografiche (calcolo di tempi di esposizione, profondità di campo, iperfocale, padronanza di filtri e attrezzatura, ecc.) e anche delle ottime basi di postproduzione (fusione di esposizioni, controllo della gamma dinamica in post, maschere e livelli, ecc.). Non voglio spaventare nessuno, ma fare un tutorial di questo tipo "omnicomprensivo" è praticamente impossibile, bisogna per forza dare per scontati alcuni punti, soprattutto per evitare che l'articolo (che già sarà lungo di per sé) diventi troppo lungo e di difficile digestione.


Tanto per cominciare, provo a descrivere molto brevemente a cosa serve (quindi anche quando usarla) e come funziona "in pillole", poi andremo nel dettaglio con qualche scatto di esempio.

Tecnica: Sovrapposizione Di Esposizione Lunghe E Incremento Gamma Dinamica (Long Exposure Stacking And High Dynamic Range)

A Cosa Serve: Serve per cercare di "catturare/immobilizzare" il senso di movimento (principalmente delle nuvole e dell'acqua) e compensare le zone di luce ed ombra per farle rientrare nelle possibilità rappresentative di una foto.

Quando Utilizzarla: Per quel che mi riguarda, questo tipo di tecnica permette di raggiungere il risultato migliore quando sono presenti nuvole, acqua oppure più semplicemente quando si vogliono rimuovere degli elementi di disturbo in movimento... ad ogni modo, considero la fotografia un'arte, per cui non sta a me limitare l'uso di una tecnica a dei cliché.

Per semplicità di discussione allego degli scatti di esempio, gli scatti di partenza ed il risultato finale, poi vedremo passo passo l'esempio di applicazione.


3 Scatti in bracketing per catturare la gamma dinamica complessiva -2 0 +2:
tutorial_les_arco_della_pace_01 tutorial_les_arco_della_pace_02 tutorial_les_arco_della_pace_03


6 Scatti con filtro ND10 di 120s ciascuno per catturare il movimento delle nuvole nel cielo e poter (ove necessario) rimuovere elementi di disturbo.
tutorial_les_arco_della_pace_04 tutorial_les_arco_della_pace_05 tutorial_les_arco_della_pace_06 tutorial_les_arco_della_pace_07 tutorial_les_arco_della_pace_08 tutorial_les_arco_della_pace_09


Risultato finale (ovviamente i gusti sono soggettivi... lo scatto è solo esemplificativo):
tutorial_les_arco_della_pace_final


Vediamo i vari passi di implementazione della tecnica.

Passo 0: Attrezzatura / Accorgimenti
Prima di elencare l'implementazione è necessario essere sicuri di avere tutta l'attrezzatura necessaria e prendere le precauzioni del caso.

Faccio una veloce lista (escludendo ovviamente macchina fotografica ed obiettivo...):
  1. Cavalletto: quando si lavora con le esposizioni multiple è impensabile scattare senza cavalletto... per quanto abbiate la mano ferma, rischiate di fare un sacco di lavoro extra in postproduzione e davvero non ne vale la pena. Volete foto nitide e perdere poco tempo davanti al pc? USATE IL CAVALLETTO... io lo uso sempre.
  2. Telecomando (opzionale, ma consigliato): il telecomando aiuta a ridurre i movimenti della macchina in fase di scatto, per cui lo consiglio sempre... ancora meglio se con intervallometro per poter agevolmente lavorare con esposizioni sopra i 30 secondi (se necessario).
  3. Filtri Neutral Density (Densità Neutra) (opzionali): l'uso di questi filtri è già stato descritto nell'apposita guida a cui rimando: Guida Sui Filtri A Densità Neutra (Neutral Density). L'uso non è chiaramente indispensabile... dipende da cosa volete realizzare.
  4. Livella (elettronica o in plastica da applicare sulla slitta flash) (opzionale): io uso sia la livella elettronica che quella in plastica... più siamo sicuri che l'orizzonte sia dritto, meno lavoriamo in post.
  5. Stabilità: questo punto è molto importante... assicuratevi di aver posizionato il cavalletto su qualcosa di stabile (non sabbia, non mattonelle mobili, etc...) e non su punti di passaggio. Anche questo accorgimento serve per lavorare meno in post.
  6. Assicuratevi di leggere tutti i consigli indicati nell'articolo Tutorial - Scattare Esposizioni Lunghe - Consigli Di Base perché possono tornare utili.


Per aiutarvi a misurare l'esposizione con e senza filtro ho programmato questa pagina (che potete usare anche da cellulare se avete la linea dati) che vi consente di calcolare velocemente i tempi di esposizione aggiungendo i filtri o cambiando le impostazioni: Calcolo Tempi Di Esposizione Per Esposizioni Lunghe - Long Exposure Calculations



Passo 1: Misurazione Della Gamma Dinamica Complessiva E Dei Tempi Di Esposizione

Ci sono diversi modi per misurare la gamma dinamica, personalmente guardo l'istogramma e faccio un numero di scatti affinché riesco ad ottenere una serie di istogrammi che contengono tutte le informazioni. In buona parte dei casi un bracketing -2 0 +2 (soprattutto se prima dell'alba o poco dopo il tramonto) riescono a coprire l'intera gamma. Altrimenti sarà necessario aumentare il numero di scatti. Quindi il suggerimento è: scattate più esposizioni per essere sicuri di catturare correttamente tutta la luce presente. Siate il più veloci possibile.

Prima di fare gli scatti finali che poi userete in postproduzione, assicuratevi di aver misurato il tempo di esposizione corretto per quei dettagli per cui vorrete fare in seguito l'esposizione lunga. E' fondamentale pianificare tutto prima, perché non deve passare troppo tempo dagli scatti in bracketing a quelli di esposizione lunga... sia per evitare che la luce cambi troppo, sia per evitare di fare esperimenti inutili montando filtri e cambiando impostazioni a caso (rischiando così di perdere il momento o di spostare anche leggermente la macchina).



Passo 2: Scatto In Bracketing Di Tutta La Scena

Dal Passo 1 dovreste aver determinato i parametri di scatto delle esposizioni in bracketing, per cui impostate la macchina con:

  1. Bracketing
  2. Scatto Continuo
  3. Timer di autoscatto di almeno 2 secondi
  4. Sollevamento specchio


Effettuate quindi i primi scatti per catturare la gamma dinamica complessiva.

Nel mio esempio ho catturato queste tre foto:

tutorial_les_arco_della_pace_01 tutorial_les_arco_della_pace_02 tutorial_les_arco_della_pace_03



Passo 3: Scatto Delle Esposizioni Lunghe

Subito dopo aver completato lo scatto del bracketing, potete procedere ad effettuare i vari scatti di esposizione lunga per catturare il movimento o escludere gli elementi di disturbo.

Molti mi chiedono come mai faccio più esposizioni lunghe e non una sola.

Questi sono i motivi principali:
  1. Minimizzare il rischio che per esposizioni molto lunghe un movimento della macchina/cavalletto comprometta tutto: avendo più esposizioni, basta rimuovere invece solo gli scatti indesiderati.
  2. Minimizzare il rischio che un cambio repentino della luce comprometta l'intero lavoro: basta eliminare gli scatti con esposizione sbagliata.
  3. Una singola esposizione lunga cattura molto più rumore digitale di esposizioni più corte (perché il rumore digitale dipende anche dal tempo di esposizione, non solo dagli ISO), con questa tecnica si ottengono anche scatti più nitidi.
  4. Riduzione dei famosi "hot pixels": quando si scatta con tempi molto lunghi, oltre al rumore digitale aumentano anche i pixel bruciati, i famosissimi "hot pixels".
  5. "Dosaggio Manuale" dell'effetto finale: grazie alla disponibilità di diversi scatti, si potrà decidere in postproduzione l'effetto finale, dosando opportunamente le esposizioni a disposizione.


Avendo ora chiari i motivi per cui effettuo diverse esposizioni lunghe, spero vi siate convinti dell'importanza di questo metodo in alternativa a scattare un'unica esposizione lunghissima...

In questo passo quindi decidete quanto lunga volete l'esposizione finale e suddividetela in tanti scatti (tutti esposti correttamente sul soggetto che volete catturare) la cui somma raggiunge il vostro tempo finale ideale.

Utilizzate filtri se necessario e scegliete le impostazioni che garantiscono la massima nitidezza del soggetto (attenzione anche alla messa a fuoco... fatela in manuale se possibile!).

Nel mio esempio ho catturato queste 6 esposizioni lunghe da 120s l'una, grazie al filtro ND1000

tutorial_les_arco_della_pace_04 tutorial_les_arco_della_pace_05 tutorial_les_arco_della_pace_06 tutorial_les_arco_della_pace_07 tutorial_les_arco_della_pace_08 tutorial_les_arco_della_pace_09



Passo 4: Verifica Degli Scatti

Prima di spostare la macchina fotografica, provate a verificare che tutti gli scatti siano a fuoco ed esposti correttamente. In caso di errori, sarete così in grado di sistemarli ripartendo dai punti precedenti.


Passo 5: Preparazione Degli Scatti (Facoltativo)

Arrivati a questo punto siete già arrivati a casa e avete scaricato le vostre foto sul vostro computer.

Sarebbe cosa buona procedere su tutti gli scatti (ove necessario) con le correzioni comuni per macchine e lenti, onde eliminare distorsioni geometriche e/o vignettatura.

Onestamente (per pigrizia) questo passo io lo ometto ed eventualmente lo applico alla fine... ma sarebbe cosa buona farlo prima!


Passo 6: Postproduzione Degli Scatti Effettuati In Bracketing

Per prima cosa io lavoro gli scatti effettuati in bracketing cercando di omogeneizzare la gamma dinamica dell'intero scatto (teniamo quindi da parte per ora le esposizioni lunghe).

Per proseguire con l'esempio, procederemo dunque a lavorare questi 3 scatti:
tutorial_les_arco_della_pace_01 tutorial_les_arco_della_pace_02 tutorial_les_arco_della_pace_03

Ci sono diversi modi di fondere le esposizioni, non è lo scopo di questo tutorial affrontarle... si presuppone che ciascuno abbia il proprio metodo preferito.

Questi sono i metodi che io utilizzo alternativamente a seconda del caso (utilizzando Photoshop):
  • Fusione manuale di esposizioni con maschere e livelli
  • Fusione manuale con maschere e livelli tramite maschere di luminosità (Luminosity Masks)
  • Fusione con HDR Pro di Photoshop
  • Fusione con HDR Efex Pro (Nik Software - Google)
  • Fusione con Photomatix Pro


Nel caso specifico ho utilizzato HDR Efex Pro senza toccare alcun selettore, lavorando soltanto sull'intensità della fusione, ottenendo così un risultato molto naturale (c'è molto rosa negli scatti di esempio, ma effettivamente il cielo era di quel colore). Io solitamente cerco di non alterare mai gli equilibri di luci ed ombre presenti nelle foto.

tutorial_les_arco_della_pace_hdr_efex_pro

Questo primo lavoro servirà come base per avere l'illuminazione corretta sul pavimento e sull'arco, su cui poi fonderemo il cielo dell'esposizione lunga.

Ad ogni modo ognuno è libero di lavorare questo passo secondo i propri gusti.


Passo 7: Postproduzione Delle Esposizioni Lunghe

Dopo aver preparato lo scatto di base è necessario fondere le esposizioni lunghe tra loro per ottenere l'effetto desiderato (che è molto soggettivo e dipende dai gusti personali).

Per questa parte del procedimento io uso Photoshop e precisamente la fusione di livelli in sovrapposizione: Files -> Scripts -> Load Files into Stack...

tutorial_les_arco_della_pace_stack_dialog


In particolare accertatevi di aver selezionato la casellina per trasformare tutte le immagini importate in uno Smart Object, così da poter intervenire in seguito sulla diversa modalità di sovrapposizione (stacking):

tutorial_les_arco_della_pace_stack_dialog_files


A questo punto avrete in Photoshop un unico layer contenente tutte le immagini sovrapposte. Per poter sommare le immagini come se aveste fatto una unica esposizione lunga della somma di tutte, dovete cambiare la modalità di sovrapposizione, cambiandola in sovrapposizione Media: Layer -> Smart Objects -> Stack Mode -> Mean

tutorial_les_arco_della_pace_stack_mean

Il risultato che otterrete sarà più o meno il seguente:

tutorial_les_arco_della_pace_stacked

Come noterete l'effetto delle nuvole nel cielo si è molto ammorbidito rispetto alle singole esposizioni, ottenendo così (più o meno) lo stesso effetto che avreste ottenuto da un'unica esposizione di 12 minuti (120s x 6).

Soluzione alternativa per lo stacking:
Ci sono altri modi per ottenere lo stesso risultato senza la funzione automatica di stacking, basta sovrapporre manualmente i livelli dal primo all'ultimo ma variando il grado di opacità.

La regola è la seguente: per ogni livello la percentuale di opacità sarà data questa regola: 100% / Numero Livello Partendo Dal Basso

Quindi supponendo che voi abbiate numerato i livelli da 1 a 6 (abbiamo in questo caso sei esposizioni) e abbiate messo il numero 1 in basso e tutti gli altri a seguire fino al numero 6 in cima, le percentuali di opacità saranno queste:

  • Livello 1: 100%
  • Livello 2: 50%
  • Livello 3: 33%
  • Livello 4: 25%
  • Livello 5: 20%
  • Livello 6: 17%


Il risultato che otterrete sarà molto simile a quello ottenuto tramite lo stacking medio della funzione integrata in Photoshop.


Passo 8: Fusione Delle Due Foto

A questo punto del processo vi troverete con due immagini:
  1. Immagine con l'intera gamma dinamica (quella ottenuta nel Punto 6)
  2. Immagine con l'effetto esposizione lunga sulle nuvole (quella ottenuta nel Punto 7)


Per ottenere l'immagine definitiva bisogna fondere la seconda sulla prima in maniera selettiva, cioé mantenendo la gamma dinamica su tutta la foto: nello scatto delle nuvole noi abbiamo esposto solo per il cielo... nella restante parte della foto la gamma dinamica non è sufficiente e per questo dobbiamo integrarla.

Le modalità per effettuare questa fusione sono diverse, anche qui ci si potrebbe spendere ore per parlarne, ma non è lo scopo di questo articolo...

Io uso alternativamente una di queste due:

  • Fusione manuale di esposizioni con maschere e livelli
  • Fusione manuale con maschere e livelli tramite maschere di luminosità (Luminosity Masks)


Ci sono molti tutorial in rete che spiegano come farle, e vi rimando a questi...

Nel forum potrete trovare interesse in questi due articoli legati a questi temi:

Tutorial - I Metodi Di Fusione Di Photoshop
Tutorial - Simulare I Filtri GND Flusso Di Lavoro In Photoshop
Tips & Tricks - Cambiare Il Cielo In Una Fotografia
Luminosity Mask


Passo 9: Postproduzione Finale

A questo punto il vostro compito residuale è quello di lavorare l'immagine a proprio gusto... io ho scelto di lavorarla così (ho usato alla fine solo 5 scatti, perché l'ultimo era troppo chiaro... quindi un'esposizione complessiva di 10 minuti):

tutorial_les_arco_della_pace_final





Se avete dubbi o bisogno di chiarimenti... scrivetemi qui sotto!


 




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Caratteristiche Tecniche Degli Obiettivi
Caratteristiche Tecniche Degli Obiettivi Inviato il  Mer 30 Apr, 2014 11:45 Da cosmosub
Photography
Ciao a tutti,

stavo cercando informazioni per approfondire l'argomento emerso QUI (ad un determinato valore di apertura del diaframma NON corrisponde sempre la stessa quantità di luce che raggiunge il supporto sensibile) e mi sono casualmente iimbattuto in un articolo di almeno 15 anni fa (si parla ancora delle Lire... sigh! ).
L'ho trovato molto interessante perchè parla di caratteristiche e prestazioni degli obiettivi che non sono sempre facilmente misurabili in un laboratorio ma che, proprio per questo, potrebbero contribuire a spiegare come mai le prestazioni di un obiettivo vengano percepite in maniera diversa da diverse persone.

PLASTICITA' - Che sarà mai? Forse è riferita ai moderni obiettivi in plastica? Nulla di tutto questo, ma è qualcosa che va esattamente in senso opposto alla risolvenza. La fotografia ha l'ingrato compito di dover riportare su due dimensioni dei soggetti che generalmente ne hanno tre. Fotografando una sfera questa diventerà un cerchio, ma il cervello riesce a compensare questi limiti grazie alle immagini in memoria dello stesso oggetto e grazie alle infinite sfumature che danno l'idea della profondità. Un po' come si fa nel disegno: un cerchio non diventa sfera sino a quando non si aggiungono le ombre appropriate. Quando facciamo un ritratto molte volte ci soffermaiamo solo sull'espressione del modello, sulla nitidezza di particolari minuti quali ciglia, capelli, rughe. Se fotografiamo una colonna badiamo alle crepe nel marmo, ma non alla sensazione di profondità che l'obiettivo è riuscito o meno a restituire, superando i limiti della carta stampata. Il senso di rotondità, se non c'è, viene aggiunto dal cervello (sappiamo che una colonna è cilindrica) e viviamo ugualmente felici. Non vivono felici tutti quelli che si accorgono del piattume di alcune foto seppur nitidissime. Plasticità è anche sinonimo di vasta gamma tonale, perché solo una enorme gamma di tutte le più tenui sfumature riesce a rendere al massimo l'idea del "volume" in un soggetto bidimensionale.

CONTRIBUTO DELLO SFOCATO - Se "sfocato" significa "fuori fuoco", mi dite come fa a migliorare un'immagine? Il discorso si riallaccia alla plasticità, ai passaggi graduali tra piani a fuoco e piani fuori fuoco, le parti nitide si fondono con quelle sfocate che contribuiscono alla resa globale. La parte a fuoco non sembra "ritagliata con le forbici" ed incollata su quella sfocata. Anche uno sfocato progressivo ed "a regola d'arte" contribuisce al senso di tridimensionalità.

TRATTAMENTI ANTIRIFLESSO - Ricordo le famose foto "con il sole alle spalle", regola numero 1 dei padri che prendevano la fotocamera solo d'estate per fotografare i figli al mare. Ricordo le foto di me piccolo, con gli occhi sempre chiusi ed il viso contratto in una smorfia. Sarà per reazione, ma quando ho cominciato a fare le foto ho cercato di non mettere mai le persone con il sole negli occhi e col tempo questo è diventato il mio modo di fotografare qualsiasi cosa. Per non avere il sole alle spalle si deve averlo per forza davanti o di lato e non sempre si possono cercare le zone d'ombra. Un buon obiettivo deve permettere di fare le foto in qualsiasi condizione, anche col sole negli occhi, mantenendo sempre integra la qualità dell'immagine, vale a dire senza velarsi, perdere saturazione cromatica o fare riflessi eccessivi. Il riflesso è una caratteristica delle lenti, ma un conto è avere una immagine bluastra con nebbia ed un altro avere un bell'esagonino da qualche parte in una foto perfetta. Non illudetevi di risolvere il problema con un paraluce. Questo evita solo i raggi di luce molto ortogonali alla lente frontale (diciamo sole laterale), ma come il sole entra in campo non c'è paraluce che tenga (eppure conosco un sacco di gente "esperta" che continua ad usarlo con le luci frontali). Guardate con attenzione i film trasmessi in televisione, quelli che si definiscono "con una bella fotografia". Cominciate a fare caso a quante volte le "belle immagini" e le atmosfere più suggestive abbiano il sole (o qualsiasi fonte luminosa) davanti l'obiettivo anche se fuori campo.

SATURAZIONE CROMATICA E PRECISIONE DEL COLORE - Non c'è obiettivo al mondo che non produca immagini a colori, compresi quelli vecchissimi, quindi dov'è il problema? Il problema è che il colore non è uguale per tutti, checchè ne voglia dire qualche spiritoso. Ogni obiettivo ha una propria personalità ed i colori hanno un diverso grado di saturazione che i fabbricanti cercano di rendere costanti all'interno della stessa marca. I fotografi più anziani si ricorderanno l'enorme problema dei vecchi Nikkor che non erano costanti nella resa cromatica a seconda della lunghezza focale. Questo nella proiezione di diapositive era molto sgradevole quando, per esempio, capitavano una dopo l'altra una foto scattata con il 28 mm ed una scattata con il 135 mm. Il colore non è uguale per tutte le lunghezze d'onda, detto semplicemente, colori diversi vanno a fuoco in punti diversi. Quindi voi mettete a fuoco, ma l'immagine non sarà nitida come sembra (questo a tutta apertura ed in condizioni critiche, perché ad F/8 vanno bene quasi tutti gli obiettivi). I fabbricanti seri (che però producono ottiche costose) hanno sempre corretto almeno tre lunghezze d'onda mirando ad arrivare alla famosa parolina "apo", con la quale si intende che un obiettivo è corretto per tutte le lunghezze d'onda. Oggi però con APO spesso si marcano obiettivi che sono corretti solo per tre lunghezze d'onda, cosa che Zeiss e Leitz hanno sempre fatto. Verificate i prezzi di un vero obiettivo apocromatico... La Schneider che abbiamo preso finora come esempio, sigla la serie Symmar per banco ottico "APO" ma specifica che la correzione dei colori è parziale. I loro veri APO, difatti, costano il triplo. Certamente questo non viene specificato da tanti fabbricanti di ottiche universali. Ancora sul colore c'è da dire riguardo la precisione dello stesso (anche se molte volte la colpa è della pellicola o del Laboratorio). Nessuno si sogna di fotografare un prato e poi di controllarne i colori sulla stampa con una mazzetta di colori Pantone, ma se lo facesse scoprirebbe delle enormi differenze e/o la scomparsa di molte sfumature. Anzi, un colore senza sfumature sembra ancora più bello e saturo, ma ha come rovescio della medaglia che i soggetti perdono plasticità. Un obiettivo buono deve saturare i colori senza modificarli e conservando le sfumature. Sembra facile ma non lo è. Penso sempre all'abitudine di molti fotografi di sottoesporre sistematicamente le dia per saturare i colori. Le immagini sono indubbiamente d'effetto, talvolta lo faccio anch'io, ma normalmente preferisco (per esempio nell'immagine di un trullo contro il cielo azzurro) che il bianco resti bianco ed il cielo sia molto saturo e tenda al blù. Sottoesponendo il cielo diventa più blù, è vero, ma il trullo diventa grigiolino. I Giapponesi però sono furbi e, per non alzare i costi degli obiettivi, hanno inventato pellicole come la Fuji Velvia che satura tutti i colori (ma la tridimensionalità non può inventarsela). Addirittura la Velvia non è neanche 50 ISO effettivi ma intorno ai 35-40: in tal modo, con una sottoesposizione creata "ad arte", la saturazione aumenta ancora. Chi ha buoni obiettivi preferisce le pellicole "normali" o professionali dalla resa quanto più fedele possibile.

APERTURA MASSIMA EFFETTIVA - L'apertura massima dell'obiettivo è una misura, quindi dovrebbe essere attendibile e confrontabile. Purtroppo non è così perché molte case, per fare sembrare più luminosi i propri obiettivi "arrotondano" i valori a loro favore, talvolta anche di mezzo stop. È tutto un altro effetto dire F/2,8 anziché F/3,5, no? A parte tutto, la cosa non è finita qui. Ammesso che la misura geometrica sia reale, dà un'idea delle dimensioni del buco e non della luce che riesce a passare effettivamente attraverso le lenti grazie alla bontà del trattamento multistrato. Morale della favola, obiettivi in apparenza di uguale luminosità possono non esserlo affatto all'atto pratico.

PRECISIONE, FORMA E NUMERO DI LAMELLE DEL DIAFRAMMA - Il diaframma contribuisce in maniera notevole alla qualità dell'immagine e non solo alla profondità di campo. Il diaframma ideale che garantisce la massima qualità deve essere un cerchio perfetto. Il numero di lamelle ed il loro movimento preciso è quindi determinante. Ricordo un vecchio test, mi sembra su "Tutti Fotografi", in cui veniva messa a confronto la qualità di un obiettivo con diaframmi di forme diverse, di cui uno a tre sole lamelle. La differenza di qualità era visibilissima.

Quale delle due foto è migliore?
contax_lens
Le foto fanno parte dell'Archivio Zeiss

Quella in basso sembra certamente migliore, eppure ha meno "informazioni" (= risolvenza) di quella in alto. L'esempio è un caso limite, nella realtà dei fatti tutti gli obiettivi si posizionano tra le due immagini. La foto in alto è stata realizzata con un obiettivo dotato di molta risolvenza e poco contrasto, quella in basso con un obiettivo dotato di molto contrasto e poca risolvenza. Gli ingrandimenti evidenziano la differenza, nella foto in basso mancano del tutto dei dettagli della barba, però nella globalità sembra migliore. Gli obiettivi Zeiss, come è tradizione tedesca, si avvicinano più alla foto di esempio in basso che, ripeto, è volutamente eccessiva per rendere meglio l'idea.


 



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I Fabbricanti Di Reflex Ed Ottiche Ci Prendono In Giro?
I Fabbricanti Di Reflex Ed Ottiche Ci Prendono In Giro? Inviato il  Mar 29 Apr, 2014 16:30 Da cosmosub
Photography
Anche oggi vi raggiungo con l'ennesimo post fuori dal coro, persino quando si affrontano argomenti di natura più tecnica!
Sul sito ‘The Luminous Landscape’ (lo stesso dell'autore della serie di articoli ESTETICA E FOTOGRAFIA), c'è un interessante articolo, nato dal rapporto di collaborazione dell'autore con il famoso sito di test DXOMARK, che sicuramente conoscete già tutti di fama.
L'articolo nasce da alcune considerazioni di base secondo cui obiettivi con un'architettura ottica complessa (molte lenti in molti gruppi) avranno perdite di luce maggiori di obiettivi più semplici, e lenti con superfici ricoperte da molti strati protettivi e correttivi avranno riduzioni di luce maggiori di lenti con coperture semplici o inesistenti.
In base a queste considerazione ne conseguirebbe che gli obbiettivi (zoom) più luminosi avrebbero una capacità di trasmissione della luce inferiore a quelli meno luminosi!
Il fenomeno sarebbe talmente sentito che in ambito cinematografico da qualche tempo si è deciso di adottare un diverso standard per indicare il livello effettivo della luce che arriva alla pellicola, misurato in ‘T-stop’ (Transmission Stop) invece del tradizionale ‘F-Stop’.
L'articolo è corredato da un grafico in cui è stata misurata la perdita di luce per vari corpi macchina Canon con un obbiettivo f/1.2, in base al quale le perdite di luminosità di determinati obiettivi sono così importanti da produrre (in teoria) notevoli sottoesposizioni, specialmente in presenza di sensori di tipo CMOS. In pratica però le fotografie prodotte con obiettivi complessi e sensori CMOS non mostrano alcun segno di sottoesposizione.
Come si spiegegherebbe questa contraddizione? La spiegazione alquanto sorprendente sarebbe che i produttori di fotocamere ricorrono a qualche sotterfugio per aumentare il valore ISO via firmware (quanto basta per compensare le perdite) ma guardandosi bene dal dichiararlo apertamente!!
Potrei aver tradotto male qualche passaggio perciò vi incoraggio a leggere di persona l'articolo originale.


 



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Cosa Rende Un'Immagine Popolare?
Cosa Rende Un'Immagine Popolare? Inviato il  Lun 28 Apr, 2014 23:18 Da Mighty Gorgon
Photography
Cosa rende un'immagine popolare?

Oggi ho scoperto che per fare foto che piacciono sui Social Network (inteso come "Mi Piace"), non serve tecnica o arte o occhio fotografico... bensì basta seguire delle semplice regole...

In pratica un gruppo di studiosi (nientepopodimeno del MIT!) ha generato un algoritmo che (con una correlazione media di 0.81 rispetto al risultato effettivo) riesce ad indovinare il tipo di gradimento che una foto avrà se caricata sui Social Network.

E' interessante (dal punto di vista sociologico più che fotografico) il paper che trovate qui: What Makes An Image Popular?

Se volete poi fare un test con una versione semplificata dell'algoritmo, lo trovate qui:

Test Image Popularity

Ovviamente come tutte le regole... ci sono delle eccezioni!

Leggetelo, è interessante.


 




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