Mighty Gorgon    
 
Menu
  Link Principali
Bingo Online
I vantaggi del bingo online rispetto a quelli del bingo da sala sono molteplici. Gioca a bingo online su Big Poker Casino, il divertimento è assicurato!
Archivio Articoli
Casino Online  Casino Online
Events  Events
Holidays  Holidays
Mighty Gorgon  Mighty Gorgon
Off Topics  Off Topics
Photography  Photography
Web  Web
Tutte le categorie
Archivio Articoli
Tutte le date
Cerca

Cerca:
Cerca su
Ricerca avanzata



Shinystat
Welcome
luk_orb Benvenuti su Mighty Gorgon Community.

Quando aprii questo sito nel 2001 avevo semplicemente l'obiettivo di dare supporto agli utenti di un software open source che sviluppavo. Poi con il tempo l'ho usato come contenitore per diversi progetti software che ho curato. Ormai alcuni di questi progetti sono stati abbandonati, altri hanno una propria casa, per cui ho deciso di riqualificare questo sito focalizzandolo sulla fotografia.
Come Approcciarsi Al Light Painting Nella Fotografia Notturna
Come Approcciarsi Al Light Painting Nella Fotografia Notturna Inviato il  Ven 22 Aug, 2014 15:22 Da Giovanna Griffo
Photography
Ciao a tutti gli amici di Mighty Gorgon
E' un piacere scoprire un posto dove ci sono persone che amano discutere di fotografia confrontandosi in modo costruttivo e approfondendo gli argomenti
Approfitto quindi per dare un piccolo contributo a questa pulsante community pubblicando una mia intervista che ho rilasciato per la rivista Progresso Fotografico Serie Oro n°24, un numero tutto dedicato alla fotografia notturna dove anche io ho avuto il piacere di dire la mia sull'argomento.
L'articolo è stato pubblicato anche qui: OGGI PARLIAMO DI... ORA BLU E NOTTURNO (Decima puntata)

Buona lettura! 0027

FOTOGRAFIA NOTTURNA E LIGHT PAINTING

1053090_478089755602697_1231526934_o


Prima di tutto, Giovanna, di che genere fotografico ti occupi principalmente? Passione o mestiere?

Fotograficamente parlando i miei "amori" principali sono la fotografia di Architettura, Paesaggio, Still Life e Ritratto, anche se non ritengo di avere una specializzazione di genere in quanto mi occupo principalmente di didattica, nello specifico Tecniche di sviluppo in Camera Chiara e tutto ciò che ruota attorno alla Postproduzione e al Digital Imaging.
Se è una passione o un mesterie? Passione e mestiere!! Non potrei neppure immaginare di fare questo lavoro se non fosse anche la mia più grande passione. E aggiungerei non solo passione, ma dedizione, cuore e anima. E' la mia vita.


Parliamo di fotografia notturna. Anche senza entrare nello specifico del genere fotografico di cui ti occupi, quali sono a tuo parere le difficoltà più sentite da chi si avvicina per la prima volta alla fotografia in condizioni di luce carente, o alla fotografia notturna?

Ci sono tante insidie nella fotografia notturna, soprattutto per chi magari è abituato a sfruttare gli automatismi di cui sono pieni oggi le moderne macchine fotografiche. Un approccio completamente manuale è assolutamente indispensabile per avere il pieno controllo di tutte le variabili in gioco.
Vediamo insieme quali sono le difficoltà più sentite del fotografo "notturno"


1. Il rumore digitale
E' la bestia nera di tutti i fotografi digitali! Fotografia notturna significa spesso lavorare ad alti ISO o per tempi prolungati, e questo porterà inevitabilmente a dover gestire il rumore digitale che verrà prodotto. C'è una buona notizia: è una "bestia" che si può addomesticare.
La "frusta" più efficace per addomesticare il rumore è senza dubbio un'attrezzatura adeguata, utilizzare sensori full frame di ultima generazione consentirà di avere un'ottima resa anche ad alti iso.
E se non si possiede una macchina full frame?
E' sempre buona regola sfruttare al meglio la risposta dinamica dei sensori cercando sempre di scattare in Raw ed "esponendo a destra" ovvero sovraesponendo quel tanto che basta per avere la maggior parte dell'istogramma spostato verso le alte luci (parte destra dell'istogramma). Questo perché i sensori digitali hanno la peculiarità di registrare un maggior numero di informazioni nelle alte luci piuttosto che nelle ombre, sfruttare questa caratteristica ci permetterà di non dover aprire le ombre in postproduzione, ma, al contrario, abbassando l'esposizione in postproduzione, potremmo avere una quantità di rumore addirittura inferiore a quello che si avrebbe da una corretta esposizione in macchina.
Fra le impostazioni da fare "on camera" può essere utile, laddove la tecnica di ripresa lo consenta, attivare la Riduzione del Rumore per le lunghe esposizioni (valida sia per Raw che per jpg) che permetterà di avere immagini nitide e pulite grazie all'algoritmo di sottrazione del Dark Frame.
E' possibile inoltre fare molto anche in fase di postproduzione, un corretto sviluppo del file Raw, ed alcune tecniche specifiche di postproduzione, possono davvero risolvere in modo soddisfacente un rumore digitale eccessivo con poca o nessuna perdita di nitidezza del file.


2. Riuscire ad ampliare la gamma dinamica dello scatto per evitare che i neri ed i bianchi siano bruciati
Il fotografo notturno deve assolutamente dimenticarsi dell'esistenza del formato jpg e scattare esclusivamente in Raw! Scattando in Raw si potrà sfruttare al massimo tutta la potenza del sensore e tutte le informazioni che esso è in grado di registrare. Inoltre, in postproduzione, avremo la possibilità di avere ben 2 stop di gamma dinamica in più rispetto al jpg! E questo è un gran vantaggio per riuscire a gestire al meglio situazioni critiche di illuminazione come quelle notturne.


3. La messa a fuoco
La messa a fuoco nella fotografia notturna può essere molto difficoltosa in quanto non si potrà più utilizzare l'autofocus per via della scarsa luminosità. E' quindi assolutamente necessario utilizzare il fuoco manuale oppure utilizzare sorgenti di illuminazione addizionali per poter utilizzare l'autofocus e successivamente bloccare la messa a fuoco.


4. Bilanciamento del bianco
Nella fotografia notturna bisogna spesso fare i conti con una moltitudine di sorgenti luminose diverse che hanno temperature colore differenti! L'illuminazione artificiale, spesso mista con quella ambientale crea situazioni molto suggestive ma anche difficili da gestire per quanto riguarda il bilanciamento del bianco che non potrà mai essere automatico. Il consiglio è quello di scattare sempre in Raw in modo tale da fare il bilanciamento del bianco (magari anche selettivamente) in fase di sviluppo del Raw.


5. Flare (riflessi indesiderati)
Il suggerimento è quello di privilegiare l'uso di lenti di qualità con adeguato trattamento antiriflesso, di tenere sempre le lenti pulite, e di usare sempre il paraluce. Sono piccoli accorgimenti che possono essere utili per non avere una bella composizione rovinata da antiestetici riflessi e cadute di contrasto.


6. Calcolare l'esposizione senza l'ausilio dell'esposimetro
Spesso nella fotografia notturna si utilizzano tempi che vanno anche oltre i 30 sec (tempo massimo con il quale è possibile utilizzare la lettura esposimetrica), in questo caso si dovrà far ricorso a tecniche empiriche oppure a tabelle di riferimento, o semplicemente attingere alla propria esperienza personale ed intuito.


L'attrezzatura basta a risolverle o è necessaria l'esperienza del fotografo, sotto tutti i punti di vista, per 'metterci una pezza' quando la situazione si fa complicata?

Come ho avuto modo già modo di spiegare, l'attrezzatura è fondamentale per poter avere un risultato finale di qualità (soprattutto per quanto riguarda la gestione del rumore), ma non è tutto. Attrezzatura, postproduzione e anche tecnica fotografica sono solo le basi. Bisogna assolutamente padroneggiare la tecnica ed i propri mezzi per riuscire a portarsi a casa la foto che hai mente, ma potrebbero non bastare.
Sono solo l'esperienza, l'intuito e la creatività del fotografo che permettono di scegliere l'attrezzatura e le tecniche più adeguate per rispondere alla specifica esigenza, e magari risolvere una situazione critica imprevista.


Se dovessi spiegare in poche parole di che cosa tratta il light painting? E se dovessi motivare un principiante a percorrerne le strade?

Nella fotografia notturna ci si trova spesso in due condizioni di ripresa:
  1. Il soggetto è statico
  2. Il soggetto è in movimento (nuvole, stelle, acqua, ecc.)


Riesci ad immaginare il risultato finale in fotografia di queste due situazioni di ripresa, utilizzando una lunga esposizione, e l'effetto è spesso molto coinvolgente ed insolito.

Ora proviamo ad immaginare una terza possibilità: e se fosse la luce a muoversi?
Nelle situazioni più classiche la luce non si muove, non cambia direzione, cosa accadrebbe in una ripresa notturna, statica o dinamica, dove la macchina è fermamente ancorata al cavalletto, se anche la luce si muovesse?
Se riesci immaginare questa ipotesi, allora hai capito cosa è il light painting.

C'è da precisare che ci sono due tipologie di light painting:
  1. Usare una sorgente luminosa visibile che lascia delle scie luminose le quali vengono registrate dalla fotocamera
  2. Usare una sorgente luminosa che non è visibile dalla fotocamera ma che viene utilizzata per illuminare la scena in modo selettivo, utilizzandola proprio come un pennello di luce!

Ovviamente c'è anche una terza possibilità che prevede una tecnica mista delle due precedenti, dando spazio alle combinazioni creative più originali.
Perché provare a dipingere con la luce una scena notturna? Perché questa tecnica di ripresa e di illuminazione offre un livello di creatività mai sperimentato prima nella fotografia notturna! Il fotografo che scatta fuori da uno studio fotografico non può "gestire" la luce a suo piacimento, può scegliere un orario particolare della giornata, oppure un certo angolo di ripresa, ma non può fisicamente deviare o modulare la luce, deve adattarsi a quella presente. Con la tecnica del light painting il fotografo può invece avere un livello di controllo e di espressione creativa pari quasi a quella in studio, e modulare l'intensità, la direzionalità, la qualità e anche il colore della luce in modi originali ed inattesi, creando scene e paesaggi che stupiscono l'osservatore proprio per l'eccezionalità della luce.


Il light painting è un genere fotografico che, a prima vista, richiede una forte interazione tra ripresa, illuminazione ed editing digitale: come si inizia ad appassionarsi a questo genere? Si può iniziare con qualunque tipo di fotocamera? E, per continuare, che tipo di strumenti occorre mettere in conto?

La fotografia è luce. E se ami la luce, non puoi non amare il light painting, perchè ne è l'espressione più creativa. Se ti vuoi spingere oltre i limiti del visibile, e anche oltre i limiti della tua attrezzatura, abbandonare qualsiasi forma di automatismo e ritornare ad avere il pieno controllo manuale di ogni gesto e decisione che dovrai prendere prima e durante il click, allora il light painting è ciò che potrà darti nuovi stimoli e nuove entusiasmanti sfide da affrontare.
Per cominciare a sperimentare questa tecnica è necessario avere un modello di fotocamera che permetta di regolare in modo manuale l'esposizione e che quindi possa magari scattare in posa "B" per avere tempi di posa più lunghi. E' inoltre necessario dotarsi di uno scatto remoto affinchè si possa utilizzare la posa "B" , altrimenti si sarà limitati dai 30 sec impostabili sulla macchina (in questo caso è possibile utilizzare l'autoscatto per evitare le vibrazioni introdotte dalla pressione sul pulsante di scatto).
Altro elemento indispensabile è l'utilizzo di un buon cavalletto, stabile e robusto. Spesso quando si scatta all'aperto bisogna fare i conti con superfici di appoggio poco stabili oppure con il vento, quindi un cavalletto di qualità farà la differenza.
Per quanto riguarda gli obiettivi, non è necessario che siano luminosi, spesso si utilizzano diaframmi abbastanza chiusi per avere una buona profondità di campo ed avere un tempo di esposizione più lungo, consiglio di scegliere quello più adatto come focale per la scena che si intende riprendere. Personalmente amo usare ottiche grandangolari come il 14-24 nikkor.
Ed infine, la luce da utilizzare è la scelta più divertente e creativa! Si può utilizzare qualsiasi sorgente luminosa, dai flash a slitta, alle torce ad alta potenza, fino alle Mag Light o le torce led più piccole! L'importante è comprendere che l'obiettivo non è quello di inondare di luce la scena come fosse mezzogiorno, piuttosto utilizzare una sorgente di luce, anche poco potente, ma che permetta di selezionare in modo preciso solo le porzioni che intendiamo illuminare. Valutare se prendere una torcia potente o meno dipende solo dalla distanza dell'oggetto che dobbiamo illuminare, più sarà lontano, più la sorgente luminosa dovrà essere potente per raggiungerlo.


Quali sono le principali difficoltà di questo genere fotografico? Quali vengono dall'ambiente in cui si opera e quali dai limiti delle attrezzature che si utilizzano?

Lavorare al buio, o quasi, è sempre un fattore di difficoltà! Sia per la tecnica di ripresa (calcolare l'esposizione corretta, messa a fuoco ardua), che per la difficoltà di muoversi ed attrezzarsi in scarse condizioni di illuminazione. Può sembrare banale, ma portare una fonte di illuminazione anche solo per montare l'attrezzatura e farlo con comodità permette di affrontare l'uscita fotografica con maggiore sicurezza e tranquillità.
Da non sottovalutare inoltre il fatto di trovarsi in luoghi isolati e bui che potrebbero mettere a rischio la vostra incolumità! Una persona sola in mezzo ad un campo, di notte, che armeggia con attrezzatura fotografica, può essere vista con sospetto, oppure diventare una facile preda di malintenzionati! Cercare quindi di uscire magari in due persone e comunicare sempre ad altri dove si sta andando per essere rintracciabili in caso di imprevisti o incidenti è una buona abitudine. Nella mia esperienza non mi sono mai capitate cose spiacevoli (tranne essere assalita dalle zanzare anche attraverso i vestiti abbondantemente ricoperti di repellente!), ma è sempre meglio non sottovalutare questo aspetto.
Riguardo i limiti dell'attrezzatura, sicuramente quelli più importanti sono dati dal dover gestire il rumore per le pose più lunghe, ed in questo caso, come ho avuto già modo di sottolineare, ricorrere a sensori full frame è il modo migliore per avere il miglior risultato possibile, mentre altro elemento da non sottovalutare sono la durata delle batterie.
Si scaricheranno molto in fretta utilizzando lunghe esposizioni, e ancora di più se operiamo al freddo, magari durante una fredda sera invernale! Portatene sempre di scorta e ben cariche.


Una giornata "tipo" nella vita di un "fotopittore"?

Non credo che il "fotopittore" sia molto differente da un "fotografo classico", anche lui quando non scatta deve dedicarsi a tutta una serie di attività che non sono sempre strettamente fotografiche (marketing, promozione, social media, training, editing, gestione clienti, contabilità, ecc) credo però che la parte più divertente e peculiare del "fotopittore" sia quella della ricerca e della scoperta di nuove location da fotografare, da visitare ovviamente e rigorosamente di giorno, immaginando come potrebbero essere di notte, e poi la parte più prettamente creativa ed ingegnosa, come la ricerca di nuove sorgenti di illuminazione, e di nuovi modi di utilizzarle! Spesso mi è capito di utilizzare anche la luce di uno smartphone o di un tablet per avere l'effetto che cercavo!


CI SPIEGHI TECNICAMENTE COME SI ESEGUE UNA FOTOGRAFIA IN LIGHT PAINTING?

Bene, ora viene la parte divertente: dipingiamo con la luce!
Prima cosa da fare: trovare una location adatta e scegliere un punto di ripresa che permetta di avere una composizione interessante, che contenga magari degli elementi in primo piano da poter illuminare ed un contesto più ampio sullo sfondo (può essere il cielo oppure il mare, oppure anche un contesto urbano). E' molto importante riuscire a previsualizzare l'effetto finale prima ancora di cominciare. Dipingere con la luce significa dare enfasi a piccoli dettagli, non illuminare a giorno la scena, e questo comporta delle scelte stilistiche curate e mai casuali. Spesso, dei dettagli che di giorno potrebbero essere insignificanti, potrebbero acquistare un'atmosfera ed un'emotività particolari se ripresi di notte.
Un suggerimento importante è quello di essere sul luogo prima che tramonti il sole, in modo da avere tutto il tempo di preparare l'attrezzatura, comporre con cura senza dover quindi avere quelle difficoltà (messa a fuoco e composizione difficile) quando diventa troppo buio. In questo modo è possibile cominciare a fare degli scatti di prova per valutare l'efficacia della composizione o del punto di messa a fuoco, per arrivare pronti nel momento di luce desiderata.


Qual'è il momento ideale per cominciare a scattare?

Il momento ideale per cominciare a scattare è subito dopo il tramonto (oppure prima dell'alba), durante quel lasso di tempo chiamato "ora blu", in cui c'è ancora un minimo di luce ambiente per delineare i contorni del paesaggio, ma già sono visibili le luci artificiali (se ve ne sono) e la luce è sufficientemente bassa per permettersi tempi di esposizione lunghi. Eventualmente si può usare anche un polarizzatore per diminuire la luce in entrata e quindi permettersi tempi più lunghi se la luce non fosse ancora sufficientemente bassa.
Il momento perfetto è quando la luce ambiente ha la stessa luminosità del cielo. Se la luce intorno al paesaggio è più luminosa rispetto al cielo, è il caso di attendere ancora un po', oppure magari cercare una inquadratura verso est (il cielo e più scuro), vi permetterà di cominciare a scattare prima.


Come fare a sapere che tempo di esposizione utilizzare?

Impostate la fotocamera in modalità Bulb, scegliete un diaframma medio-stretto (F/11 o F/16) e scattate con 30 sec di esposizione. Non fate l'errore di guardare l'immagine che vi comparirà nel display, è assolutamente inaffidabile (è solo un'anteprima jpeg!), ma piuttosto date un'occhiata al vostro istogramma: se l'istogramma è molto spostato sulla destra significa che è ancora troppo presto, vi converrà attendere ancora un po'.
Quando l'istrogramma apparirà centrale e poco spostato sulla destra, allora sarà il momento ideale per cominciare a dipingere con la luce! Man mano che luce si farà sempre più debole, sicuramente 30 sec di esposizione non saranno più sufficienti e dovrete cominciare ad usare tempi più lunghi. Controllate sempre l'istogramma, e se comincia a spostarsi verso sinistra è il caso di cominciare ad allungare l'esposizione di 1 stop e così via (60 sec, 120 sec, ecc.) mantenendo sempre la stessa coppia ISO/diaframma (tenete ovviamente gli iso nominali della macchina).
Se doveste raggiunger tempi di esposizione superiori ai 4 m allora è il caso di aprire il diaframma di uno stop in modo da non eccedere con il tempo di posa (ovviamente se la profondità di campo non è un fattore critico).


Fino a quando è possibile scattare?

Il mio suggerimento è di non scattare quando diventa notte inoltrata perché non ci sarà più abbastanza luce per separare il soggetto dallo sfondo, ecco perché è meglio sperimentare questo tipo di fotografia poco prima dell'alba o subito dopo il tramonto.
Per quanto riguarda i movimenti della torcia (o della sorgente luminosa in generale che si è scelto di utilizzare), potete anche passare davanti alla fotocamera, avendo magari l'accortezza di non sostare davanti, ma facendo passaggi rapidi che così non verranno registrati. Divertitevi quindi a girare intorno al vostro soggetto da illuminare e a muovere la torcia proprio come se doveste dipingerlo di luce, l'imprevedibilità del risultato e la sua unicità (ogni scatto non sarà mai uguale al successivo!) renderanno ogni fotografia singolare ed irripetibile.


Quando è che consideri "riuscito" uno scatto fotografico dei tuoi? E' solo una questione di estetica o... c'è dell'altro?

Ho sempre pensato che una buona fotografia non sia necessariamente una fotografia estetizzante. Una buona fotografia è una foto che semplicemente racconta qualcosa. Si può raccontare in modi molto diversi e con accenti differenti. Il messaggio estetico è solo uno dei tanti, ma i messaggi che si possono veicolare in fotografia sono potenzialmente infiniti! Sta al vocabolario del fotografo e alla sua sintassi il saperli coniugare nella pletora più efficace ed originale.


L'editing digitale degli scatti rientra pesantemente nelle tue immagini oppure è solo un "plus"? Quali sono i tipici interventi cui sottoponi i tuoi scatti?

Vorrei esplicitare una differenza sostanziale fra "sviluppo digitale" ed "editing digitale": lo sviluppo digitale è un passaggio obbligato, soprattutto per chi scatta in Raw. E' impensabile pensare di non sviluppare un file Raw, sarebbe come prendere un diamante estratto da una miniera e buttarlo via perché sembra un pezzo di vetro, quando invece va solo intagliato e lucidato!
Un file Raw, per sua natura, è privo di bilanciamento del bianco, contrasto,nitidezza, saturazione, luminosità e tonalità, va quindi correttamente sviluppato (così come avveniva per la pellicola in camera scura) affinché dalla sua forma grezza possa emergere nella sua forma definitiva, e soprattutto la forma che è nella mente del fotografo, che non è detto sia solo una forma corretta, ma anche creativa ed interpretata; l'editing digitale invece può essere solo un plus, ovvero il fotoritocco vero e proprio, quello che viene dopo lo sviluppo e che quindi necessità di interventi molto più sofisticati. Per quello che riguarda le mie immagini faccio sicuramente uso dello sviluppo digitale nel 90% dei casi, mentre solo nel rimanente 10% ho la necessità di interventi più mirati, ma questo dipende moltissimo dalla destinazione d'uso della fotografia e dalla sua finalità.

  1. Potresti scegliere una tua "Fotografia Preferita" e spiegarci come è stata realizzata?
  2. Quando è stata scattata? Ci sono degli aneddoti?
  3. Come è stata scattata? (situazione, soggetto, illuminazione)
  4. Quale attrezzatura è stata usata? (tipo di fotocamera, obiettivi, accessori, eventuale editing)


dsc0856

Ho scelto questa fotografia notturna scattata a Valencia, dove potete vedere una parte della famosa Città delle Arti e delle Scienze progettata da Calatrava, perchè è una fotografia che ha avuto una gestazione lunghissima prima di venire alla luce!

Non ero mai stata a Valencia prima, ma conoscevo la fama di questo meraviglioso complesso architettonico e volevo riuscire a fotografarlo da un punto di vista insolito, magari dall'alto. Così è scattata la ricerca del punto dal quale avrei potuto eseguire lo scatto e l'unico posto fattibile era all'interno di un hotel che si affacciasse proprio da quel lato. La ricerca è stata fruttuosa, c'è un solo hotel in tutta Valencia con questa vista è l'ho trovato, chiedendo espressamente una camera che avesse la vista sul lato "giusto".

Una volta arrivata in hotel però trovo un'amara sorpresa! Le finestre non si possono aprire ed i vetri sono sporchissimi di pioggia! Fortunatamente la finestra si può aprire limitatamente quanto basta per farci passare una mano e riuscire a pulire almeno una parte del vetro con un asciugamano.
Avrei voluto sfruttare le scie luminose delle macchine per dar vita alla grande strada che taglia in due la città, ma ahimè, ero nel periodo Pasquale e Valencia è desertica per tutta la settimana santa!

Come fare per poter avere qualche scia di macchine? Ho quindi cercato di fare l'esposizione più lunga che potessi permettermi, sperando che in quell'arco di tempo passasse qualche macchina ed ecco quindi le scelte che ho fatto in fase di ripresa:


Nikon D800
24-70 nikkor f2.8 @ 50mm
f/22
65 sec
100 iso
Cavalletto manfrotto 190 XPROB + testa joystick 322RC2

Giovanna Griffo

Sarò felice di rispondere a qualsiasi vostra domanda o curiosità sull'argomento, grazie per la vostra attenzione


 

Commenta questa notizia Stampa l'argomento Segnala via email l'argomento
Questa notizia ha  350 Visualizzazioni e 15 Commenti
Come Scattare Foto Alla Via Lattea - Fotografare Le Stelle - Startrail
Come Scattare Foto Alla Via Lattea - Fotografare Le Stelle - Startrail Inviato il  Sab 09 Aug, 2014 23:24 Da Mighty Gorgon
Photography
Se dovessi scegliere una categoria che identifichi fotograficamente il 2014 nel genere paesaggistico, non avrei dubbi: Stelle e Via Lattea.

Ricordo quando nel 2011 iniziai a documentarmi su come si fotografavano le stelle c'era poco o nulla. Nel 2012 già trovai qualche informazione in più ed iniziai a fare le prime prove ma con molta fatica. Oggi invece (come dicevo all'inizio) navigando i vari social fotografici si trovano migliaia di foto di stelle e di via lattea facendola diventare praticamente una moda. Per me che adoro le foto astronomiche o comunque paesaggistiche notturne la cosa mi fa molto piacere.

Probabilmente il motivo che spinge molti appasionati a provare questo tipo di fotografie è la complessità tecnica, la voglia di trovare nuovi stimoli fotografici. E poi a chi non fanno sognare le stelle?

In questi giorni diverse persone mi hanno chiesto consigli in privato su come scattare foto notturne (sicuramente complice ne è il periodo estivo), per questo ho deciso di aprire questo topic in cui raccogliere consigli utili per effettuare fotografie notturne alle stelle. Spero di poter raccogliere anche la vostra esperienza in modo da arricchirlo ulteriormente.

Inizio con quella che è la mia esperienza personale (ho ancora molto da imparare, per cui non fidatevi ciecamente ), cercherò come sempre di raccogliere in punti le varie tematiche, perché credo aiuti la lettura di argomenti così pesanti.



Tipologia Di Foto Notturna A Cui Si Rivolge Questo Argomento

Ci sono diversi tipi di fotografia notturna ma in particolare questo argomento si rivolge a:
  • Paesaggio notturno con stelle
  • Paesaggio notturno con Via Lattea
  • Paesaggio notturno con Startrail


Sarebbe troppo lungo e complesso scrivere un vademecum generico per la fotografia notturna, quindi meglio concentrarsi su meno punti ma approfondirli meglio.

Intanto qualche link di quelli che secondo me la interpretano al meglio:


Tra gli italiani ne menziono due tra tutti:




Condizioni Meteo E Inquinamento Luminoso

Proprio perché ci dedichiamo alla fotografia delle stelle, il meteo ricopre un ruolo fondamentale. Perché? Semplice... se il cielo è coperto le stelle non si vedono.

Ok, al di là del punto scontato appena elencato, ci sono altri fattori meteorologici che condizionano la resa della fotografia con stelle. In particolare l'umidità, perché oltre le nuvole anche un'elevata umidità (o lieve foschia/nebbia) comporterà una riduzione della nitidezza delle stelle (peggiorando quindi il risultato).

Riguardo invece l'inquinamento luminoso artificiale, questo è relativo alle luci dei centri abitati (o delle strade) che riflettono nel cielo. Queste illuminazioni impediscono alle stelle di essere catturate con il giusto contrasto, rendendole più "confuse" con gli aloni di luce.

Ancora riguardo l'inquinamento luminoso, ce n'è uno naturale ed è legato alla luna. Quando la luna è sopra 1/8 o 1/6 riflette una quantità di luce che impedisce la visibilità (attraverso il sensore) delle stelle, perché all'aumentare della sensibilità del sensore questo cattura soltanto luce riflessa lunare (intensità più forte di quella emessa dalle stelle).

Non solo, combinando i precedenti punti, se non siamo in un posto completamente buio avere anche poche nuvole comporta che queste riflettano l'inquinamento luminoso ed in alcuni casi rovinando la pulizia della foto. C'è da dire che in qualche caso l'inquinamento luminoso può anche aiutare a creare un'atmosfera più surreale... ma solitamente sarebbe preferibile non avere nuvole, soprattutto se abbiamo intenzione di fare uno startrail.

Considerazioni di Matteo in merito:
Matt-of-Florence ha scritto: 
Per quanto riguarda l'inquinamento luminoso, è purtroppo molto ma molto più di quel che sembra, e quando si sale con l'esposizione come per Via Lattea viene fuori con grande evidenza anche dai posti apparentemente più bui. Per difendersi, aiuta salire di quota, perché l'aria più fredda e rarefatta tende a trattenere meno umidità e quindi a diffondere meno la luce. L'ideale è salire oltre i 1000m di quota. Meglio ancora se in inverno, sia perché l'aria sarà più secca, sia perché la minor differenza di temperatura fra giorno e notte ridurrà le turbolenze atmosferiche, note fra gli astrofili col nome di "seeing", che si traducono in quel tremolio-luccichio che spesso vediamo sulle stelle. È dato dalla diversa rifrazione dell'aria nel tempo e su lunghe pose riduce di fatto la nitidezza, fino a rendere impossibile fotografare dettagli con focali lunghe.


Allego queste due foto in merito:

Nuvole Ed Inquinamento Luminoso A Castelluccio Di Norcia
cdn_pp_12845_s

L'Albero Della Vita
giulianello_5975_ps_01


Quindi, riepilogando:
  • Prima di uscire a far foto, guardare le previsioni meteo per capire se avremo un cielo sufficientemente chiaro
  • Verificare il tasso di umidità e la presenza di foschia/nebbia
  • Verificare lo stato della luna (meglio notti di luna nuova): potete farlo anche attraverso questa pagina che ho programmato io Plan Your Shot - Sun / Moon Map
  • Scegliere la location in funzione dell'inquinamento luminoso: ahimé in Italia su questo aspetto siamo messi maluccio... allego questa cartina per prendere spunto Dark Site Finder
  • Resta un ultimo punto, ma lo affronteremo meglio in seguito... ossia quello di cercare uno "scorcio" che fotografato di notte risulti interessante




Attrezzatura

A causa dell'elevato contenuto tecnico della fotografia notturna, l'attrezzatura ricopre un ruolo particolarmente importante se si vogliono raggiungere dei buoni risultati. Non serve necessariamente spendere tantissimo (le fotocamere moderne hanno comunque un'ottima resa ad alti ISO), ma è importante avere l'attrezzatura giusta e conoscere le tecniche sia in fase di ripresa che in fase di postproduzione. Conoscendo molto bene le tecniche di postproduzione si riescono ad ottenere ottimi risultati anche con un'attrezzatura di qualità inferiore.

  • Fotocamera digitale di almeno medio livello, meglio se full frame: in caso non si disponga di una full frame, ci sono delle tecniche di ripresa che abbinate ad una postproduzione specifica possono comunque portare ottimi risultati.
  • Obiettivo di focale corta, se possibile da 16mm in giù (lunghezza focale full frame): la motivazione è semplice, più è corta la focale, più parte di cielo e stelle riusciamo ad includere, non solo... per evitare di cogliere il movimento rotatorio terrestre, le focali corte aiutano ad aumentare i tempi di esposizione, ma vedremo meglio la regola più avanti. Se pensate di effettuare degli startrail piuttosto lunghi, potrebbe tornare utile avere uno scaldalente (o un calzino tagliato ) per ricoprire l'obiettivo e ridurre quindi le possibilità di congelamento della lente.
  • Cavalletto: più il cavalletto è solido, meglio è.
  • Telecomando con filo: per ridurre al massimo la probabilità di muovere la fotocamera e per gestire scatti ad intervalli regolari (startrail, astrostacking, ecc...) è opportuno disporre di un telecomando con filo. Se ne trovano di versioni anche molto economiche.
  • Batteria di scorta: le foto notturne richiedono tempi di esposizione molto lunghi, e questo comporta un elevato consumo di batteria. Nel caso di startrail o lunghe sessioni a basse temperature poi la batteria si scarica molto in fretta, quindi è opportuno disporre di una batteria di scorta o di un battery grip.
  • Torcia frontale: una buona torcia frontale è indispensabile per potersi muovere bene di notte. Meglio averne una che abbia la possibilità di regolare potenza e zoom. Meglio ancora se dispone anche della classica luce rossa utilizzata dagli astronomi (che consente di illuminare a sufficienza per guardarsi intorno o vedere le impostazioni) per evitare di "abbagliare".
  • Abbigliamento idoneo: la fotografia notturna richiede di stare molto tempo all'aperto, spesso in posti poco comodi... è fondamentale assicurarsi prima delle temperature che possono verificarsi e avere soprattutto delle calzature adeguate che impediscano ai piedi di bagnarsi o raffreddarsi. Verificate di avere guanti, scaldacollo, cappello, coperture impermeabili, ecc.




Pianificazione

La fotografia paesaggistica in genere richiede una approfondita pianificazione per riuscire al meglio. Abbiamo visto poco più su l'importanza di consultare le previsioni meteo e conoscere lo stato di inquinamento luminoso.

Oltre quanto visto in precedenza, in questo punto dobbiamo trattare della composizione.

Riprendere soltanto le stelle o la via lattea è solitamente poco comunicativo e può diventare un esercizio tecnico fine a sé stesso (a meno che non si faccia astrofotografia con alti livelli di ingrandimento).

Per rendere interessante uno scatto notturno con le stelle, la prima cosa da sapere e conoscere sono i punti cardinali.

La seconda cosa da sapere è qualche nozione di base di astronomia, in particolare: dov'è la stella polare, dove sorge e tramonta la via lattea e come è posizionata, gli orari di alba e tramonto della luna. Senza queste informazioni diventa sicuramente difficile comporre uno scatto notturno, perché se il soggetto principale sono le stelle, è fondamentale fare in modo che abbiano il giusto risalto e posizionamento rispetto al primo piano (o quinta) che vogliamo utilizzare come riferimento.

Esistono diversi siti e programmi per consultare la posizione delle stelle, anche per smartphone. Vi consiglio di sceglierne un paio di vostro gradimento e guardarli di tanto in tanto.

Vi rimando a questa discussione: Come Individuare La Via Lattea

Infine la parte più difficile: trovare una composizione interessante, con un primo piano (alcuni lo definiscono anche come "la quinta") su cui catturare le stelle.

Per trovare la composizione giusta è opportuno visitare i posti quando c'è ancora luce, per poter valutare bene dove posizionare la fotocamera (orientata correttamente verso il punto cardinale di riferimento per ciò che vogliamo catturare). Come sempre è bene usare la creatività, nei link allegati in cima al topic ci sono molti spunti, ma vi consiglio di guardare bene molte foto prima di cimentarvi, in modo da sviluppare un buon senso critico e magari capire bene quali elementi creativi possano valorizzare al meglio uno scatto notturno.

Una cosa che ci tengo a sottolineare... come avete letto nei punti elencati finora, le variabili sono molte e tra meteo e fasi lunari solo pochi giorni al mese si ha la possibilità di eseguire questo tipo di fotografia... per cui: più pianificate, maggiori saranno le probabilità di portare a casa un bello scatto.


Lasciamo questo punto con questo scatto dell'uscita di gruppo a Castelluccio: per valorizzare il primo piano ci siamo posizionati in 4 davanti la fotocamera restando immobili per 30 secondi.

Galactic Friends
cdn_2014_03_0337_ps_01




Impostazioni fotocamera e setup complessivo

Arriviamo finalmente alla fase di scatto. A questo punto avete controllato il meteo e l'inquinamento luminoso, avete l'abbigliamento e l'attrezzatura adatta, avete pianificato il punto esatto che volete fotografare e vi trovate nel momento clou: la fase di scatto.

Analizziamo insieme le varie impostazioni che si possono configurare, almeno quelle che io sono in grado di consigliarvi in base alla mia esperienza:

  1. Posizionamento del cavalletto: assicuratevi di aver posizionato e stabilizzato con attenzione il cavalletto. Se non avete bisogno della massima estensione, tenete chiuse le gambe meno spesse e la colonna centrale. Verificate che dove appoggiano i piedi ci sia un terreno stabile (attenzione a: sabbia, sassolini, pendenze, false mattonelle, ecc.) e il cavalletto non si muova. Se fa molto freddo o siete in riva al mare evitate di tenere il cavalletto troppo vicino all'acqua. Stringete bene le varie regolazioni quando avete deciso la posizione.
  2. Messa a fuoco: mettere a fuoco correttamente un paesaggio notturno è una vera impresa. Molte persone usano una torcia per illuminare il primo piano. Io onestamente non ve lo consiglio. Vi consiglio invece di utilizzare quei numeri "oscuri" che si trovano sulla ghiera dell'obiettivo, verificandone prima l'esattezza. Cosa vuol dire? Che in pieno giorno proverete a tutta apertura la messa a fuoco del primo piano e a infinito. Valutate come prima cosa l'iperfocale del vostro obiettivo per apertura massima e focale più corta possibile e segnatevi il punto esatto sulla ghiera (magari facendo un piccolo segno di riconoscimento o facendo una foto con il telefono come faccio io). In questo modo sapete intanto in quale punto posizionare la ghiera se la distanza iperfocale per voi è sufficiente (primo piano non troppo vicino). Se non avete obiettivi troppo corti o volete comunque riprendere qualcosa che è molto vicino allora non avete alternative, dovrete separare lo scatto delle stelle da quello del primo piano, quindi effettuare almeno due scatti e poi fonderli in postproduzione. Anche in questo caso vi consiglio di verificare prima (quando c'è luce) la messa a fuoco e posizionare a mano la ghiera (controllando dopo lo scatto che sia effettivamente la messa a fuoco giusta). Se studiate prima questi piccoli accorgimenti, vi assicuro che risparmierete tempo prezioso e tante arrabbiature...
    Matt-of-Florence ha scritto: 
    Mi trovo benissimo a fare la messa a fuoco collegando lo smartphone alla reflex, via wifi per la 6d, o via cavetto usb per le altre. Su telefono android esistono almeno un paio di App per farla. "Dslr controller", a pagamento e "dslr Dashbord", gratuita. Provatele, basta verificare che il proprio smartphone suppurti la modalità usb host ed acquistare un cavetto adattatore da pochi euro. Se vi appassionerete al genere e dai notturni ambientati vorrete passare a dettagli con focali maggiori (dove si trovano facilmente aperture di diaframma maggiori) il focus basandosi sulla ghiera non è utilizzabile. Meglio quindi familiarizzare da subito con queste app, che consentono di fare anche tante altre cose interessanti.
    Matteo

    alematrix ha scritto: 
    Riguardo alla MAF quella volta ho utilizzato l'autofocus della reflex, puntando l'obiettivo verso una stella luminosa ingrandendo l'immagine dal live view per controllarne la precisione.

  3. Modalità fotografica: la macchina va impostata in modalità Manuale o Bulb.
  4. Qualità immagine: RAW.
  5. Bilanciamento del bianco: nella fotografia notturna potrebbe essere difficile per la macchina fotografica bilanciare adeguatamente il bianco. Per questo vi consiglio di utilizzare un bilanciamento del bianco piuttosto neutro/caldo che è quello per luce solare. La maggior parte dei fotografi notturni usa questa impostazione. Meglio evitare di lasciare l'automatico anche per evitare che in caso di stacking il bilanciamento del bianco tra uno scatto e l'altro sia registrato diversamente.
    Matt-of-Florence ha scritto: 
    Per quanto riguarda la temperatura colore, essa è legata all'inquinamento luminoso. L'ideale sarebbe usare i 5800k, ma risulterà di fstto impossibile e per calmierare gli effetti dell'inquinamento un buon compromesso è 3800k, se stiamo scattando da un luogo molto buio. Altrimenti si può scendere fin verso 3200 kelvin. Per chi non può impostare la temperatura è ok il settsggio tungsteno. Serve solo per farsi un'idea più chiara di cosa esce, poi sarà da regolare in post.

  6. Tempo esposizione: per calcolare il tempo di esposizione necessario a non cogliere il movimento rotatorio della terra è necessario effettuare un calcolo in funzione della lunghezza focale utilizzata. La regola più comunemente utilizzata è la seguente: 500/lunghezza focale (equivalente full frame). Quindi se state scattando con un 16mm (full frame) il calcolo del tempo di esposizione per evitare di avere le stelle mosse è dato da 500/16 = 32s circa. Se volete quindi fare foto alla via lattea, tenete conto di questo tipo di calcolo ed effetuatelo prima in modo da saper già come impostare la macchina.
  7. Impostazioni esposizione per la Via Lattea con scatto unico: nel punto precedente abbiamo determinato il tempo massimo di esposizione. Tenendo a mente il tempo massimo di esposizione consentito dalla vostra focale, in condizioni di assoluto buio le impostazioni che si possono usare per catturare la via lattea sono le una tra le seguenti:
    1. 30s - f/1.4 - ISO 800
    2. 30s - f/2.0 - ISO 1600
    3. 30s - f/2.8 - ISO 3200
    4. 30s - f/4.0 - ISO 6400

    Utilizzando una tra queste impostazioni dovreste ottenere un file che contiene informazioni sufficiente per l'elaborazione in postproduzione delle stelle tramite scatto unico, vedremo in seguito altre informazioni riguardo diverse tecniche di acquisizione.
  8. Impostazioni per stacking astrofotografico: punto troppo lungo e complesso da trattare sinteticamente, vi rimando a questo argomento di Matteo Tutorial - Acquisizione Fotogrammi Per Stacking Astrofotografico
  9. Impostazioni esposizione per startrail: l'argomento startrail è molto vasto, più avanti creerò un topic apposito per trattarlo. Per ora ci basti sapere che per catturare la "strisciata" (o trail) come si dice in gergo, è sufficiente andare uno o anche due stop sotto le impostazioni appena viste per la via lattea. La tecnica migliore da usare è senza dubbio quella di stacking, quindi diversi scatti in sequenza montati poi in postproduzione, questo per evitare diversi problemi (surriscaldamento eccessivo del sensore, elementi di disturbo in un unico scatto, riduzione del rumore, ecc.). Per ora vi basti sapere che è importante avere almeno 2 ore di scatti consecutivi (se fate scatti di 30s allora circa 240 scatti). Io posiziono la macchina in Manuale (M) e imposto 30s - f/2.8 - ISO 1600 - scatto continuo - sollevamento specchio - telecomando bloccato.
  10. Sollevamento / Blocco specchio: per evitare piccoli movimenti della macchina fotografica è opportuno ricordassi di bloccare il sollevamento dello specchio.
  11. Mirino chiuso: per evitare infiltrazioni di luce è bene chiudere il mirino.
  12. Telecomando "ancorato": assicuratevi che il telecomando sia ben fissato al cavalletto e non provochi oscillazioni.
  13. Display spento: per evitare consumo di batteria inutile se fate sessioni lunghe.
  14. Riduzione rumore esposizioni lunghe: se scattate alla via lattea (scatto unico) può tornarvi utile, se invece effettuate uno startrail o siete in grado di utilizzare tecniche di astrostacking, allora non ne avete bisogno.
  15. Stato batteria: controllate spesso lo stato della batteria, soprattutto se effettuate startrail.
  16. Astroinseguitore: se siete dotati di astroinseguitore, beh... probabilmente ne sapete già più di me e non vi servono consigli. Viceversa, se non sapete cos'è un'astroinseguitore, sappiate che esiste un attrezzo che consente di far ruotare la macchina fotografica in linea con il movimento terrestre, consentendo quindi di poter aumentare il tempo di esposizione di molto (aumentando la nitidezza delle stelle). Vi rimando a questa discussione -> Astroinseguitore e a questa foto -> C'era Una Volta La Notte
    140627_233448
    Matt-of-Florence ha scritto: 
    Per quanto riguarda l'astroinseguitore giusto per dare un riferimento a 17mm su Fullframe si arriva bene a 5 minuti di inseguimento ma anche oltre. Con 5 minuti e lente f4 si scende dagli iso 6400 dei 30sec senza inseguitore fino ad iso 800. La mia foto su linkata l'ho fatta ad iso 500 f4 ed 8 minuti. Ovviamente si bloccano le stelle ma viene mosso il paesaggio, quindi servirà fondere due scatti in post. La riduzione rumore lunghe pose se non si fa stacking diventa quasi obbligatoria con astroinseguitore, perché con quei tempi il rumore generico è minore ma gli hotpixel abbondano anche su fullframe.



Ho cercato di essere molto sintetico, ma capisco che alcuni temi possono risultare troppo articolati. Ricordate che è più importante prestare attenzione a tutti i dettagli che soltanto l'impostazione dei parametri di esposizione. Sono i dettagli in questo caso che fanno la differenza, ad esempio potete aver impostato ottimamente tempo, diaframma ed ISO, ma se avete sbagliato la messa a fuoco lo scatto è da buttare.

Prima di smontare la macchina dal cavalletto ricordate di verificare sul display la messa a fuoco ed i parametri... piuttosto fate uno scatto extra di sicurezza.

In questo articolo potrete trovare altri riferimenti utili per la fotografia notturna... anche se l'articolo è concepito per il lightpainting, alcune riflessioni sono altrettanto valide: Come Approcciarsi Al Lightpainting Nella Fotografia Notturna


Postproduzione

Fortunatamente al giorno d'oggi esistono tantissimi tutorial nel web per la postproduzione della via lattea, per cui vi invito a dare uno sguardo in giro.

Ecco qui alcuni link che ne parlano nel nostro forum:

Tutorial - Photoshop: Workflow Della Via Lattea

Postproduzione Della Via Lattea

Postproduzione Via Lattea

Fotografia Notturna


Ecco qui altri link utili:

Link Riguardanti Fotografia Notturna - Night Photography

In particolare questa tecnica è molto utile: http://www.lonelyspeck.com/stacking-noise-reduction/


Infine riguardo il montaggio degli startrail, vi consiglio di ricorrere a dei software come:




Conclusioni

Scrivere questo argomento mi è costato diverse ore ed è una sintesi di (quasi) tutto ciò che ho appreso negli ultimi tre anni sulla fotografia notturna.

So che vi richiederà molta fatica leggerlo integralmente, ma ci tenevo a dare delle spiegazioni esaustive su un tema oggi piuttosto "caldo" e che necessità di molte attenzioni se si vuole riuscire al meglio.

Se avete dei feedback o consigli in merito, vi pregherei di riportarli qui sotto.

Grazie per l'attenzione.

cdn_2014_01_9917_ps_new_01

cdn_0006_0273_startrail_ps_03_signed

cdn_9695_9901_startrail_ps_signed_01

cdn_pp_12849_s

mykonos_milky_way_8861_1200_s

mykonos_skyfall_8861_wm_rs

torre_astura_pp_12750


 




Commenta questa notizia Stampa l'argomento Segnala via email l'argomento
Questa notizia ha  1300 Visualizzazioni e 20 Commenti
Dilettante, Amatore, Professionista. Sapete Davvero Cosa Vogliono Dire?
Dilettante, Amatore, Professionista. Sapete Davvero Cosa Vogliono Dire? Inviato il  Mer 06 Aug, 2014 22:57 Da Mighty Gorgon
Photography
Enrico Maddalena ha scritto: 
Dilettante. Amatore, Professionista

Nella percezione comune questi tre termini fanno parte di una scala di valori:

Dilettante è quasi sinonimo di principiante, di fotografo che si diverte a scattare fotografie pur senza avere una conoscenza approfondita del mezzo, della tecnica e del linguaggio. Solo un gradino in più dello schiaccia bottone (termine dispregiativo corrispondente all'imbratta tele della pittura) e del fotografo della domenica, di quello cioè che scatta qualche foto in maniera sporadica, magari col telefonino.

Amatore è molto più in alto e sembra riferirsi ad un dilettante evoluto, conoscitore del mezzo e produttore di buoni lavori.

Professionista è il livello più alto di questa scala e denota una persona altamente esperta e capace, produttore di opere di notevole qualità.

Ma è proprio così?

Ecco le mie riflessioni:

Dilettante deriva da diletto e sta ad indicare una persona che non scatta per altri fini che il proprio divertimento e godimento estetico. Una persona che pratica la fotografia in maniera pura e senza fini pecuniari o di altro genere. Mi sembra quindi già su di un gradino molto alto.

Amatore deriva da amare ed è quindi colui che prova amore per la fotografia, ne è attratto, affascinato. Quando si è innamorati il pensiero è costantemente rivolto alla persona amata. L'amatore fotografo fa quindi della fotografia una ragione profonda di vita e di pensiero. È con la fotocamera che riesce a provare profonde emozioni ed alla fotografia rivolge grande attenzione. È quindi assiduo lettore di libri e di riviste. Ha magari un sito web e si tiene aggiornato. Ha presumibilmente ottime conoscenze tecniche e linguistiche, conosce la storia della fotografia e la produzione dei grandi fotografi. Spesso è iscritto ad un circolo e partecipa a concorsi. È fornito di una buona attrezzatura.

Professionista deriva da professione ed è semplicemente colui che si procura da vivere attraverso la fotografia. Titolare di un negozio di attrezzature fotografiche o no, si occupa di matrimoni e di altri incarichi. Dipende quindi in una certa misura dalle richieste del committente e deve assecondarne i gusti; questo limita, in misura diversa, la sua libertà espressiva. Si presume che, dovendo dedicare all'attività fotografica tutto il suo tempo, abbia accumulato una grande esperienza operativa. Possessore di attrezzature professionali, dovrebbe produrre foto di qualità elevata.

Il discorso è che la tecnica è alla base ed al servizio dell'efficace espressione delle idee. E queste cose non sempre sono il diretto risultato di una grande e prolungata attività pratica.
Inoltre, frequentemente la routine uccide l'entusiasmo. Ho conosciuto delle pregevoli eccezioni di professionisti che dedicano il loro tempo libero a fotografare (al pari di un pilota dell'Alitalia da me conosciuto, che nel tempo libero volava in mongolfiera).
Fotografi con lauree cha hanno abbandonato un lavoro sicuro per dedicarsi alla loro passione e ricavarne di che vivere e fotografi che, fatta l'esperienza delle difficoltà di tipo economico, organizzativo e psicologico della professione, sono tornati al loro vecchio lavoro.
Ma ho conosciuto anche dilettanti ed amatori con competenze nettamente superiori a quelle di un professionista comune e produttori di immagini di altissimo livello.
In conclusione, essendo la fotografia un mezzo per comunicare concetti, idee, emozioni, fatti e situazioni, quello che conta non è l'abito o l'etichetta; quello che conta è la passione, la dedizione e, soprattutto, la sensibilità e la cultura che si hanno.
Esiste poi una quarta categoria, quella dei fotografi interessati all'attrezzatura. Quelli che, quando vedono una bella immagine, chiedono subito i dati exif, la fotocamera e l'obiettivo utilizzati. Quelli che sono informatissimi sulle nuove produzioni di fotocamere e che cambiano continuamente macchina, non appena ne esce una nuova, considerando quella che hanno non più all'altezza. Sanno tutto sulla resa differente di obiettivi simili, del rumore prodotto dai diversi sensori e parlano di bokeh, di aliasing ed altri termini inglesi che fanno tanto “chic”. Fotografano poco o più che altro per mostrare la resa della loro attrezzatura, o sono, all'opposto, fotorroici, poco autocritici e magari si offendono se qualcuno osa criticare le loro opere. Come definirli? Tecnofili? Fotofeticisti?

Concludo con un pensiero di Robert Adams: "Il mio scopo è di far intravvedere il potere dei nostri occhi, non le potenzialità di un'apparecchiatura fotografica"

Buona luce

Enrico Maddalena



Non avrei saputo esprimermi meglio... per cui non aggiungo altro.


 

Commenta questa notizia Stampa l'argomento Segnala via email l'argomento
Questa notizia ha  70 Visualizzazioni e 1 Commenti
La Manipolazione In Fotografia
La Manipolazione In Fotografia Inviato il  Mar 05 Aug, 2014 12:21 Da cosmosub
Photography
Ciao a tutti,

nell'auspicabile eventualità che possiate trovarne la lettura interessante mi sono preso la libertà di tradurre un interessante articolo che ho trovato per caso, con argomento il titolo in oggetto: Setting Up Images.

Citazione:
culla-bay-rock-formations-isle-of-uist

Che cos'è che piace in una foto? Farebbe qualche differenza se fosse stata costruita o manipolata, in un modo o nell'altro? Dovremmo criticare Ansel Adams, Henri Cartier-Bresson o uno qualsiasi dei maestri della fotografia per aver creato o la manipolato delle immagini? Nel caso, questo farebbe di loro dei fotografi meno bravi di quello che crediamo?

Ogni tanto, ricevo domande su alcune delle mie immagini, come ad esempio, "hai messo la foglia lì?" La risposta è "no, non l'ho fatto, non avrei potuto raggiungerla, anche se avrei voluto che fosse stato possibile ". La mia successiva reazione di solito è: e anche se fosse? È davvero importante, che differenza farebbe?

Questo mi ha fornito spunti di riflessione ed è la ragione per questo articolo. Che cos'è che piace in una foto? È il panorama, i colori del tramonto, forse; la composizione mozzafiato che mette in risalto la bellezza di un luogo? Lasciatemi allargare il discorso. Quante volte ci chiediamo se i colori in una foto sono reali o anche se gli elementi compositivi sono state manipolati in Photoshop? Ma poi, è davvero importante quello che pensiamo sia stato fatto, o è il risultato finale che dovrebbe importare?

Prendete questa immagine per esempio. Quanto è reale? Puoi dire se è stata ottenuta attraverso la sovrapposizione di più immagini o varie esposizioni? Oppure se i colori sono reali o migliorati\manipolati in post produzione? Si può dire se il sasso era lì o se ce l’ho messo io, o anche di che dimensioni sia? Ancora più importante, ti piace l'immagine? Se si, conta così tanto il processo che è stato necessario per conseguirla? Partendo dal presupposto che il ciottolo sia stato aggiunto, la domanda che ci si dovrebbe porre è: la fotografia sarebbe altrettanto bella se non fosse stato aggiunto? Senza il ciottolo, naturalmente, questa immagine non esisterebbe affatto.

Appena ho visto la forma e la texture di questa roccia, sapevo che c'era una foto qui e ho subito iniziato a pensare come portarla in vita. Il ciottolo della giusta dimensione e forma, con una diversa tonalità di colore, doveva essere messo in quella posizione. Poi è stata una questione di trovare la migliore composizione, il che mi ha richiesto un po' di tempo. Infine, dopo che tutti gli aspetti tecnici sono stati curati, le superfici rocciose sono state bagnate per rendere i colori più vividi, ma un filtro polarizzatore circolare è stato comunque utilizzato per togliere eventuali riflessi dalle superfici bagnate.

La maggior parte dei fotografi di paesaggio sanno che, molte delle immagini di Ansel Adams sono state manipolate pesantemente. Questo fa qualche differenza? Vuol questo forse dire che era un fotografo meno bravo rispetto a quanto pensassimo? Ansel Adams è stato il maestro della fotografia di paesaggio, perché poteva produrre stampe dell'immagine che aveva pre-visualizzato mentre sul posto: quale processo abbia usato per raggiungere questo scopo, non dovrebbe fare alcuna differenza.

Che dire di Henri Cartier-Bresson? Quante delle sue Immagini stato sono creare o messa in posa, e dovremmo forse per questo iniziare a mettere in discussione le sue capacità di produrre immagini straordinarie? Come molti altri artisti, Henri e altri maestri della fotografia, avevano una visione di un'immagine e facevano quello che serviva per portarla in vita. Questo per me, si chiama arte ..

La fotografia è un processo, una combinazione di visione, pensieri, umore, immaginazione e vari altri elementi, tutti mescolati insieme in perfetta armonia. Ciò può produrre risultati sorprendenti che possono essere ammirati da un pubblico numeroso e ispirare molti fotografi nelle generazioni a venire.


Che ne dite?


 




Commenta questa notizia Stampa l'argomento Segnala via email l'argomento
Questa notizia ha  178 Visualizzazioni e 9 Commenti
Test Obiettivi 24mm Su Canon Full Frame - Revenge
Test Obiettivi 24mm Su Canon Full Frame - Revenge Inviato il  Mar 22 Jul, 2014 22:51 Da Mighty Gorgon
Photography
Buonasera ragazzi!

Come sicuramente ricorderete, qualche tempo fa feci questo test:

Test Obiettivi 24mm Su Canon Full Frame


Ebbene... questa sera ho deciso di rifarlo, avendo la fortuna di avere a disposizione anche un Samyang 24mm f/1.4.

Gli obiettivi testati sono i seguenti:
  1. Canon EF 17-40 f/4
  2. Canon EF 24 f/1.4 Mark II
  3. Samyang 24 f/1.4
  4. Tamron 24-70 f/2.8


Questa è la modalità con cui ho svolto il test:
  1. Ho composto una scena che contenesse diversi colori, diversi soggetti, delle scritte...
  2. Ho piazzato il cavalletto ad una distanza fissa
  3. Ho misurato l'esposizione
  4. Ho impostato la macchina in manuale (apertura, tempo di scatto, ISO, bilanciamento del bianco)
  5. Ho attivato il live view per avere lo specchio sollevato
  6. Ho messo a fuoco manualmente sulla scritta (l'unico elemento che mi consentiva di avere una messa a fuoco abbastanza precisa)
  7. Ho effettuato diversi scatti variando l'apertura del diaframma (e di conseguenza adeguando i tempi di scatto per avere la stessa esposizione)


Allego sia una versione ridotta dell'immagine originale che un crop al 100% della parte centrale dello scatto (tutto a massima risoluzione JPG).

Ecco a voi le foto... sono tantine...

_________________________________________________________

Canon EF 17-40 L

24mm_revenge_canon_17_40_f4

24mm_revenge_canon_17_40_f5_6

24mm_revenge_canon_17_40_f8

24mm_revenge_canon_17_40_f11

24mm_revenge_canon_17_40_f16


Canon EF 24mm f/1.4 L

24mm_revenge_canon_24_f1_4

24mm_revenge_canon_24_f2

24mm_revenge_canon_24_f2_8

24mm_revenge_canon_24_f4

24mm_revenge_canon_24_f5_6

24mm_revenge_canon_24_f8

24mm_revenge_canon_24_f11

24mm_revenge_canon_24_f16


Samyang 24mm f/1.4

24mm_revenge_samyang_24_f1_4

24mm_revenge_samyang_24_f2

24mm_revenge_samyang_24_f2_8

24mm_revenge_samyang_24_f4

24mm_revenge_samyang_24_f5_6

24mm_revenge_samyang_24_f8

24mm_revenge_samyang_24_f11

24mm_revenge_samyang_24_f16


Tamron 24-70 f/2.8

24mm_revenge_tamron_24_70_f2_8

24mm_revenge_tamron_24_70_f4

24mm_revenge_tamron_24_70_f5_6

24mm_revenge_tamron_24_70_f8

24mm_revenge_tamron_24_70_f11

24mm_revenge_tamron_24_70_f16

CROP

Canon EF 17-40 L
24mm_revenge_crop_canon_17_40_f4
24mm_revenge_crop_canon_17_40_f5_6
24mm_revenge_crop_canon_17_40_f8
24mm_revenge_crop_canon_17_40_f11
24mm_revenge_crop_canon_17_40_f16

Canon EF 24mm f/1.4 L
24mm_revenge_crop_canon_24_f1_4
24mm_revenge_crop_canon_24_f2
24mm_revenge_crop_canon_24_f2_8
24mm_revenge_crop_canon_24_f4
24mm_revenge_crop_canon_24_f5_6
24mm_revenge_crop_canon_24_f8
24mm_revenge_crop_canon_24_f11
24mm_revenge_crop_canon_24_f16

Samyang 24mm f/1.4
24mm_revenge_crop_samyang_24_f1_4
24mm_revenge_crop_samyang_24_f2
24mm_revenge_crop_samyang_24_f2_8
24mm_revenge_crop_samyang_24_f4
24mm_revenge_crop_samyang_24_f5_6
24mm_revenge_crop_samyang_24_f8
24mm_revenge_crop_samyang_24_f11
24mm_revenge_crop_samyang_24_f16

Tamron 24-70 f/2.8
24mm_revenge_crop_tamron_24_70_f2_8
24mm_revenge_crop_tamron_24_70_f4
24mm_revenge_crop_tamron_24_70_f5_6
24mm_revenge_crop_tamron_24_70_f8
24mm_revenge_crop_tamron_24_70_f11
24mm_revenge_crop_tamron_24_70_f16


 




Commenta questa notizia Stampa l'argomento Segnala via email l'argomento
Questa notizia ha  245 Visualizzazioni e 5 Commenti
Come Non Fare Fotografie Di Paesaggio
Come Non Fare Fotografie Di Paesaggio Inviato il  Lun 21 Jul, 2014 15:49 Da cosmosub
Photography
Nonostante 'viaggiare' sia diventato un hobby di massa e i progressi tecnologici consentano una divulgazione dei contenuti multimediali praticamente in tempo reale, chissà perché, la fotografia di paesaggio continua ad affascinare la stragrande maggioranza dei fotografi amatoriali (e non!)… sarà perché vive ancora di rendita, da quando era l'unico mezzo per vedere luoghi esotici, in un epoca in cui viaggiare non era scontato (e basta ritornare alla fine degli anni '80, inizio degli anni '90 )?

Forse perché ci trasmette un senso di rivelazione che l'autore ha voluto condividere con noi? O è semplicemente la prova che noi eravamo davvero in quel dato posto-momento (dopo tutto la natura intrinseca della fotografia o, per meglio dire, la sua tacita pretesa, non è forse la rappresentazione oggettiva della realtà, la sua 'documentazione')?

Sia come sia, sembra che la fotografia di paesaggio continui a riscuotere grande consenso tra i neofiti e, a differenza di qualche anno fa, si comincia a notare qualche miglioramento, soprattutto grazie ai numerosi post e tutorial che, come un mantra, continuano a ripetere le regole auree che 'bisogna' rispettare per fare una buona fotografia di paesaggio.

Seconde me questo fenomeno, se da un lato ci sta salvando dalla pubblicazione indiscriminata di fotografie che, al più, potevano essere giustificate solo per provare il funzionamento dell'otturatore, dall'altro sta lentamente consolidando la convinzione che basti osservare pedissequamente le 3 o 4 regole più note per poter fare buone fotografie di paesaggio.

Quelle che sto per elencare sono, invece, a mio avviso e, me ne rendo conto, un po' provocatoriamente, le regole auree che definiscono cosa NON sia sufficiente fare per poter ottenere una buona fotografia di paesaggio (o, almeno, non automaticamente), in ordine da quella che ritengo sia la più importante, a scendere:

  1. Per fare buone fotografie di paesaggio ci vuole... un buon paesaggio! Lo so che sembra ovvio ma questo implica che, se vivi sulle highland scozzesi, nello Utah, a Castelluccio di Norcia o nelle cinque terre, avrai l'opportunità di fare foto così già mentre vai a fare la spesa:
    460184

    Se invece vivi in Brianza le foto che puoi fare mentre vai a fare la spesa saranno così:
    formigine-ingresso-casa-colonica-by-luigi-ghirri-c2-a9-estate-of-luigi-ghirri-artuner
    Si potrebbe obbiettare che, al contrario, non basti avere a disposizione un buon paesaggio per fare delle buone foto e, naturalmente, questo mi trova d'accordo ma, a questo proposito, vorrei aggiungere:

  2. Non basta fare le foto all'alba per fare delle buone fotografie di paesaggio!
    alba-scura-d1eca112-ea93-4144-9c04-8424d4ff7a11

    La cura dell'esposizione, l'utilizzo delle linee guida, la profondità di campo e, soprattutto, la composizione, restano fondamentali per il conseguimento del risultato, in particolare:

  3. Collocare l'orizzonte sul terzo inferiore o superiore non è, necessariamente, di per se sufficiente a comporre correttamente una fotografia di paesaggio!
    irlanda-257.t0

    Avete il sospetto che un'immagine non sia composta correttamente? Sottoponetela a questo esperimento: cancellate metà della fotografia (destra o sinistra) e copiate la metà rimasta dall'altra parte, speculandola: se l'immagine continua a 'funzionare' (per un osservatore poco attento e\o che, magari, non conosce il posto di persona) allora la composizione di questo scatto va rivista. Andreas Feininger sosteneva che una buona immagine deve avere determinate caratteristiche per 'funzionare' bene, tra queste, quelle relative alla composizione prevedevano che fosse sempre possibile individuare un primo piano, un piano intermedio e uno sfondo: se oltre al panorama sullo sfondo non è possibile individuare con un rapido colpo d'occhio il soggetto della fotografia, probabilmente, o la composizione è debole oppure siamo in presenza del caso esposto al punto numero 1

  4. Scattare col bracketing dell'esposizione e fondere gli scatti in post produzione non recupera le alte luci e non apre le ombre chiuse ma significa 'comprime' all'interno della gamma tonale del tramite attraverso cui si sta visualizzando l'immagine (monitor o stampa) una foto che, altrimenti, avrebbe ecceduto la sua capacità di rappresentazione (che, per quanto riguarda la mia esperienza personale, nel caso del monitor, si aggira attorno ai 10EV, mentre nel caso della stampa arriva a circa 7EV); l'effetto ottenuto in pratica corrispondere alla possibilità di estendere l'asse delle ascisse del grafico dei livelli, spalmando le ombre chiuse e le luci bruciate su un numero di bit superiore ai 255 ma, così facendo, si ammazza il contrasto.
    fantastic-landscape-in-winter-hdr

    È questo il vero motivo per cui si dovrebbe preferire scattare in orari in cui la gamma dinamica sia più contenuta di per sé, ovvero nelle famose ore blu (poco prima dell'alba o poco dopo il tramonto) oppure, con cielo coperto (David Muench dice 'brutto tempo, belle foto"), in ogni caso:

  5. Caratteristiche come le ombre chiuse o luci bruciate non vanno considerate (necessariamente) alla stregua di errori gravi come un orizzonte storto: Jack Dykinga, spesso, include addirittura il sole nei suoi scatti.
    jack-dykinga-sunset_3986_600x450

    Per quanto mi riguarda, a differenza di quanto accennavo (ironicamente) all'inizio di questo post a proposito della fotografia come rappresentazione oggettiva della realtà, citando QUESTO articolo:

    Andy Mumford, Realtà e fotografia ha scritto: 
    "...la fotografia [di paesaggio, ndr] non è il [semplice] replicare il mondo come lo vedono i nostri occhi, ma piuttosto la nostra personale interpretazione artistica del mondo attraverso il modo in cui una macchina fotografica lo vede e registra...", "...quale sarebbe [altrimenti] la differenza tra le immagini di due fotografi, in piedi nello stesso posto nello stesso momento? Se entrambi i fotografi sono di un livello simile di abilità tecnica e volessero catturare l'equilibrio dei toni in modo uniforme in tutto l'istogramma, se non avessero intenzione di usare esposizioni lunghe come scelta creativa...", "...le decisioni creative dei fotografi sarebbero significativamente ridotte alla mera scelta dell'obiettivo e della composizione. Certo, la composizione è una forma d'arte in sé, ma perché un fotografo come artista si dovrebbe limitare a questo? Quindi, se i nostri due fotografi dovessero scegliere lenti simili, diciamo entrambi un grandangolare, ed entrambi volessero comporre in maniera simile, come potrebbero le loro personalità artistiche essere rispecchiate dalle loro foto? Cosa ci sarebbe di "loro" nell'immagine?..."
    (se vi interessa e non masticate l'inglese vi pubblico tutto l'articolo, che ho già tradotto con il consenso dell'autore)


E voi? Quali sono le regole "auree" che vedete applicare in maniera passiva, meccanica, e che sembra debbano garantire (automaticamente) il successo di una fotografia di paesaggio?


 



Tags E Parole Chiavepaesaggio

Commenta questa notizia Stampa l'argomento Segnala via email l'argomento
Questa notizia ha  450 Visualizzazioni e 17 Commenti
Perché Cambiare Obiettivo
Perché Cambiare Obiettivo Inviato il  Mer 16 Jul, 2014 12:24 Da cosmosub
Photography
Nonostante il titolo possa generare un malinteso non si tratta dell'ennesimo post sui consigli per gli acquisti; nell'auspicabile eventualità di fare chiarezza per chi si sta affacciando da poco nel variegato mondo della fotografia amatoriale e sta prendendo in considerazione di ampliare il proprio parco ottiche, vorrei invece provare a dire la mia sui criteri che, secondo me, dovrebbero motivare la decisione di cambiare obbiettivo (un approfondimento su quale lunghezza focale sia più appropriato utilizzare sarà oggetto di un prossimo post).
Salvo applicazioni specialistiche, come ad es. la fotografia macro, o negli ovvi casi in cui non sia possibile variare la distanza dal soggetto (come ad es. nel caso di una stanza o della 'caccia' fotografica) secondo me, infatti, la decisione di cambiare obbiettivo (o lunghezza focale), dovrebbe coinvolgere meno i meri aspetti tecnici, come l'ampiezza di campo inquadrata e dovrebbe riguardare di più le intenzioni creative dell'autore, vediamo per quale motivo.

Modificando la lunghezza focale di dell'obbiettivo, cioè sostituendolo (nel caso delle focali fisse) o agendo sulla ghiera della lunghezza focale (nel caso degli zoom) si modifica 'solo' l'ampiezza di campo inquadrata.

lunghezza_focale Chi ha provato ad utilizzare un obbiettivo fisso sa che questo può essere ottenuto anche cambiando la distanza dal soggetto ma ha imparato a sue spese che, in questo modo, si modifica anche la prospettiva.
Quando invece viene modificata la lunghezza focale ASSIEME alla distanza dal soggetto si ha il pieno controllo sugli aspetti compositivi dello scatto perché si può decidere sia l'ampiezza di campo inquadrata, sia la prospettiva e, quindi, il rapporto di riproduzione del soggetto nel suo contesto e, secondo me, questo è uno dei più potenti strumenti creativi a disposizione del fotografo.

Ma cos'è la prospettiva? Per aiutarmi a rispondere a quest'impegnativo quesito senza attingere a difficili definizioni prese a prestito da testi d'architettura o di storia dell'arte vorrei utilizzare un estratto del mio primo libro di fotografia, FOTOGRAFIA DIGITALE, di Giulio Forti, con cui intrattengo da tempo un rapporto di amore (i suoi libri) e odio (non sono sempre d'accordo con quanto scrive sul web).
In questo caso, tuttavia, oltre a spiegare molto bene ed in maniera semplice cosa sia la prospettiva, soprattutto dal punto di vista fotografico, chiarisce bene anche come la scelta dell'obiettivo diventi un fattore espressivo.

FOTOGRAFIA DIGITALE, Giulio Forti, La Prospettiva ha scritto: 
La prospettiva è il modo in cui viene rappresentata la profondità quando un oggetto a tre dimensioni viene riprodotto in due dimensioni, come in un disegno o in una fotografia, per cui le linee parallele convergono verso il cosiddetto punto di fuga posto sulla linea dell'orizzonte e gli oggetti distanti appaiono proporzionalmente più piccoli di quelli vicini.


disegno-assonometria-e-prospettiva_clip_image072

Citazione:
Pensate ad una villetta. Riprendendola con un obiettivo da 50mm o da 80mm da una distanza che consenta di riempire quasi tutto il foto-gramma, otterrete una fotografia in cui non verranno eccessivamente esasperate le linee prospettiche. Inquadrandola con un grandangolare, dovrete avvicinarvi con il risultato di rendere le linee molto sfuggenti. Con un teleobiettivo, invece, dovrete allontanarvi ottenendo il risultato opposto di un eccessivo appiattimento dovuto alla maggior distanza di ripresa richiesta dalla lunga focale al ridotto angolo di campo.

A causa delle distorsioni tipiche delle fotografie scattate con i grandangolari, si è portati a credere che questi modifichino in qualche modo la prospettiva; che la esasperino. Lo stesso, ma per l'esatto contrario, avviene con i teleobiettivi che sembrano schiacciare i piani uno contro l'altro creando un effetto di affollamento. La verità è che la prospettiva non viene modificata affatto dalla focale dell'obiettivo usato, ma dalla distanza che intercorre tra il punto di ripresa ed il soggetto più quella a cui si osserva l'immagine.


Photorevolt ha scritto: 
psp_i Come si può vedere, anche se l'angolo di campo è molto diverso la prospettiva non cambia.
In pratica, i teleobiettivi e i grandangoli sono raramente usati alla stessa distanza fotocamera-soggetto (i grandangoli sono spesso usati per inquadrare soggetti "vicini", mentre i teleobiettivi sono usati per fotografare soggetti distanti).

























wide_angle Immagine scattata a 18mm


















telephoto Immagine scattata a 135mm


















Di conseguenza, le foto scattate con i grandangoli spesso hanno una prospettiva "esagerata", mentre le foto scattate con i teleobiettivi hanno una prospettiva "compressa". La prospettiva è un elemento creativo molto importante che ha un forte impatto sull'aspetto dell'immagine.

Lunghezza focale, angolo di campo e prospettiva

FOTOGRAFIA DIGITALE, Giulio Forti, La Prospettiva ha scritto: 
Che la prospettiva cambi solo in funzione della distanza dal soggetto e non della focale dell'obiettivo usato, lo si può facilmente comprendere con uno zoom come un 35-135rmm. Dopo averlo regolato sulla posizione tele, inquadrate un soggetto dalle forme squadrate e regolari. Memorizzate l'immagine sullo schermo di messa a fuoco e poi passate lentamente sulla posizione grandangolare. Noterete che, pur rimpicciolito, il soggetto avrà mantenuto la stessa identica prospettiva. Detto che parlare di un rapporto diretto tra prospettiva e lunghezza focale degli obiettivi è improprio, i due esempi dimostrano che questa sembra mutare con un grandangolare solo perché, per riempire il fotogramma con il soggetto, occorre avvicinarsi più di quanto non sia necessario con un obiettivo normale.


grand_def_low

Citazione:
Di sicuro avrete notato che, fotografando un primo piano su uno sfondo molto ampio, basta avvicinarsi di un metro perché, nel mirino, il suo volume aumenti rapidamente mentre lo sfondo resta sempre uguale.


6c56ed

Citazione:
Per rendervi meglio conto che tutto ciò accade indipendentemente dalla macchina fotografica, osservate la vostra automobile da tre o quattro metri di distanza tenendovi all'altezza del cofano: le proporzioni tra questo ed il parabrezza vi appariranno corrette. Ora chiudete un occhio ed avvicinatevi: vedrete il cofano ingrandirsi fino ad occupare tutto il vostro campo visivo, mentre il parabrezza vi sembrerà rimpicciolirsi. Quello che è cambiato, in realtà, è solo il rapporto fra la distanza che intercorre tra gli oggetti e quella che c'è tra gli oggetti ed il vostro punto di osservazione.

In pratica, avvicinando la macchina fotografica a due elementi di una scena, anche di uguali dimensioni, ma posti a distanze diverse, vedrete ingrandirsi molto più velocemente quello vicino perché la dimensione dell'immagine osservata è inversamente proporzionale alla distanza dell'oggetto. È per questo motivo che, fotografando con il grandangolare, i primi piani si ingrandiscono in modo del tutto irreale (e distorto) rispetto allo sfondo. All'opposto, usando il teleobiettivo, l'effetto di schiacciamento non è dovuto alla focale maggiore in sé, ma alla distanza di ripresa che, a parità di dimensioni del soggetto, è molto maggiore che non con il grandangolare. Dunque, l'idea che il teleobiettivo faccia ingigantire le montagne all'orizzonte, dipende dal semplice fatto che, per il ridotto angolo di campo, il teleobiettivo inquadra una porzione di sfondo molto inferiore a quella del grandangolare; di conseguenza, a parità di ingrandimento, questa porzione appare più imponente sul negativo.


Il prossimo passo è decisivo per comprendere come cambiare obiettivo sia necessario per ottenere il rapporto di riproduzione desiderato del soggetto:

Citazione:
Esiste un altro semplice modo per comprendere come la scelta dell'obiettivo diventi un fatto espressivo. Anche qui basta fare un esperimento. Scegliete un soggetto, una persona, e fotografatelo una volta con il grandangolare ed una con il teleobiettivo (o sfruttando lo zoom sulle due posizioni estreme) facendo attenzione ad inquadrare uno sfondo ricco di particolari e che le spalle della persona riempiano sempre la metà della base del fotogramma. Studiando le fotografie ottenute, scoprirete che il soggetto avrà mantenuto dimensioni identiche, mentre sarà cambiato notevolmente il suo rapporto con lo sfondo che sarà ampio e ricco di piccoli dettagli nella ripresa con il grandangolare e molto chiuso, ma con pochi dettagli ingranditi, in quella fatta con il teleobiettivo. Questo vuol dire che, a parità di ingrandimento del soggetto principale, cambiare obiettivo è necessario per ottenere un'immagine più vicina a quella che avete visualizzato.

Questa esperienza vi farà capire come sia possibile rappresentare il soggetto in funzione dell'ambiente circostante e della vostra visione: se lo volete dominante sullo sfondo, lo fotograferete da vicino con un grandangolare; se volete che soccomba sotto il peso di una catena montuosa, dovrete fotografarlo da lontano con il teleobiettivo. In conclusione, se puntate alla corretta riproduzione prospettica di una scena, per prima cosa dovete trovare la distanza di ripresa che fornisce la prospettiva più soddisfacente (sarà più facile se osserverete la scena chiudendo un occhio), poi scegliere la focale dell'obiettivo adatta a riprodurre il soggetto con il giusto ingrandimento. Naturalmente, il più delle volte ci si comporta all'esatto contrario.


Per quanto mi riguarda mi sono molto riconosciuto in quest'ultima frase: quante volte alzando la macchina fotografica all'occhio avevate già deciso come deve essere lo scatto e avete ,quindi, già impostato la lunghezza focale? Per quanto mi riguarda faccio ancora molta fatica e, questo, è il vero motivo per cui, anticamente, ai principianti veniva sconsigliato di utilizzare uno zoom, preferendo a questo un'ottica fissa: utilizzando sempre la stessa ottica, infatti, si impara a pre-visualizzare l'immagine, a prevederne il risultato, perché si impara a conoscerne in anticipo il modo di rappresentare la scena inquadrata e, di conseguenza si impara ad ottenere un'immagine più vicina a quella che avete pre-visualizzato.

Da quanto sopra, personalmente, ho imparato che gli scatti a cui ho dovuto rinunciare o, meglio, che non sono riuscito ad ottenere, non sono stati quasi mai dovuti al fatto che non avevo "l'ottica giusta" quanto, soprattutto, al fatto che non sapevo come utilizzare quelle che avevo; il processo creativo, dovrebbe essere esattamente l'opposto ma io continuavo a girare la ghiera della lunghezza, nella speranza che l'inquadratura "giusta" si materializzasse automaticamente, naturalmente, senza riuscire a trovarla.


 

Commenta questa notizia Stampa l'argomento Segnala via email l'argomento
Questa notizia ha  213 Visualizzazioni e 4 Commenti
Canon EF 24-70 F4 L IS USM
Canon EF 24-70 F4 L IS USM Inviato il  Mer 11 Jun, 2014 13:47 Da Marcus Circus
Photography
Nella mia frequentazione del forum ho avuto l'impressione di essere uno dei pochi a possedere questo obiettivo e forse l'unico ad averne fatto un uso continuativo. Mi è sembrato quindi logico scrivere una breve recensione sulle caratteristiche di quest'ottica che sembra non godere della stima del Canonista medio.

Prima di tutto va chiarito il rapporto con gli "altri" 24-70. Con il miglioramento continuo della qualità degli zoom il 24-70 è diventato l'ottica standard del foto giornalista o comunque del fotografo orientato al reportage sul campo. Non è un caso che nelle versioni f2.8 si tratti sempre di un ottica di alto livello destinata la professionista; copre tutte le focali di uso pratico nel reportage e l'apertura F 2.8 minimizza la differenza con le focali fisse. A che serve allora un f4? A fare le stesse cose in un ambiente meno concitato ma dove, alla lunga, il peso dell'attrezzatura può risultare determinante. E qui veniamo alla prima caratteristica del nostro 24-70 f4: pesa 600 g contro gli 805 dell'f2.8 II e ai 825 g del Tamron; è lungo 10 cm contro gli 11,3 dell'f2.8 II e i 11,7 del Tamron; in sostanza montato sulla macchina ci sta tranquillamente in una borsa pronto o, come parte di un corredo, non andrà ad incidere troppo sul peso.
Anche la presenza dello stabilizzatore non va vista come palliativo della minore luminosità ma come alternativa operativa. In una chiesa buia ho più margine di manovra con un f4 stabilizzato che con un f2.8 (fate pure i vostri conti), mentre nella calca di un evento lo stabilizzatore non servirà a nulla. In conclusione è sempre un'ottica da reportage ma più rivolta al viaggio e alla foto “on site” ma ragionata, fermo restando che nelle situazioni da flash o da cavalletto sarà del tutto equivalente alle ottiche più luminose.


Prestazioni

Per quanto riguarda le prestazioni strumentali vi rimando ai noti siti di test (in particolare Photozone) o al test MTF pubblicato da Tutti Fotografi nel numero di ottobre 2013. L'unica cosa che mi sento di dire è che, confrontato con il 70-200 f4 L, a 70 mm perde al fotofinish se non altro causa del maggiore microcontrasto di quest'ultimo. Dal punto di vista soggettivo la principale caratteristica di questa ottica è l'uniformità di comportamento a tutte le focali e da centro a bordi, in sostanza non ci sono acuti ma nemmeno punti deboli, e l'obbiettivo fornisce sempre risultati di buona qualità in tutte le situazioni. L'apertura f4 è ben utilizzabile anche se lo stacco con f5.6 e i diaframmi più chiusi è abbastanza netto. Un altro punto di forza è la resa dello sfuocato che, nonostante sia uno zoom con due lenti asferiche è molto buona.
Un discorso a parte meritano quelle caratteristiche un tempo critiche ed oggi corrette in post-produzione. Nonostante sia un f4 la vignettatura sul full format è ben controllata ma non assente. La cosa mi lascia sempre perplesso perché le vecchie ottiche dell'analogico, con lenti frontali che erano si e no 2/3 di quelle attuali vignettavano meno. Comunque la post-produzione sistema tutto. La distorsione invece resta un problema. E' vero che in valore assoluto è abbastanza contenuta, ma a 24 mm è del tipo a “baffo” e la correzione non è facile né prospetticamente indolore. Per le riprese più critiche meglio sfruttare il “passaggio per lo zero” della distorsione che è a circa 35 mm di focale. Trascurabile invece la distorsione a cuscinetto delle focali più lunghe.


Funzione Macro

Questa è una caratteristica che ha fatto subito storcere il naso ai puristi, tanto che è stata del tutto trascurata e, dato che si tratta di una funzione molto particolare, ancora una volta incompresa.
La funzione macro si attiva superando la posizione di 70 mm sulla ghiera dello zoom (c'è un pulsante di blocco); l'attivazione della funzione macro trasforma l'obiettivo in un fisso di circa 70 mm di focale a messa a fuoco interna, inoltre va a spostare un gruppo ottico interno che annulla l'aberrazione sferica residua presente in posizione normale (non c'è più focus shift quando si diaframma)1. La zona macro della ghiera è appunto una zona e non una posizione fissa, muovendo la ghiera all'interno della zona macro si posso ottenere campi di ingrandimenti più o meno ampi o più o meno elevati. A questo punto si imposta un diaframma chiuso (f8 o f11 e ISO di conseguenza) si mette su AI-Servo e ci avvicina fino ad avere l'immagine a fuoco nel mirino, si preme il pulsante di scatto, l'autofocus rifinisce la messa a fuoco e scatta. Sento già il commento: non funzionerà mai. Lo so, è quello che ho pensato anch'io quando ho letto le istruzioni della Canon, e invece funziona, e anche bene. E questo rivela anche quale è lo scopo della posizione macro, che non è di sostituire un obbiettivo specialistico, ma di consentire riprese a distanza ravvicinata sfruttando l'autofocus.
Giocando sulla posizione della ghiera dello zoom si riesce ad ottenere un campo di utilizzo abbastanza ampio, che ho cercato di riassumere nella seguente tabella:

tabella_review_2470

Tenendo conto che al massimo ingrandimento (0,7 x) illuminare correttamente il soggetto è quasi impossibile, si vede come, fermandosi invece all'inizio della zona macro, si possa avere un ampio campo di sfruttamento tipico della foto di close-up (da 9:1 a 2:1)


Sul Campo

La sua natura ottica si trasmette immediatamente nell'uso sul campo. Non essendoci particolari punti deboli ci si concentra sull'inquadratura e sulle impostazioni tecniche, con l'EF 24-70 f4 L IS USM a fare da riservato esecutore. Va prestata invece molta attenzione nei controluce perché sicuramente non è un mostro di resistenza al flare, soprattutto montando un filtro di protezione (diametro 77 mm) si possono generare riflessi indesiderati anche in situazioni apparentemente tranquille. Un altro aspetto da tenere sotto controllo è lo stabilizzatore. La stabilizzazione infatti è del tipo a cinque assi, dotato quindi anche di sensori di traslazione. Azioni di punta e scatta molto rapide, in stile pistolero western, sono quindi controproducenti e rischiano di ingannare il sistema producendo del micromosso. Meglio tenere disattivato lo stabilizzatore ed utilizzarlo solo quando effettivamente serve.


Conclusione

Un tuttofare pragmatico ed efficiente, poco incline allo spettacolo, piuttosto alla sostanza. I luterani della fotografia potrebbero non aver bisogno d'altro, chi ha bisogno di una spinta tecnica alla propria creatività si rivolgerà altrove. Supergrandagolaristi e teleobbiettivisti convinti potrebbero sceglierlo come compagno compatto per il loro giocattolo preferito.


Pro

Uniformità di comportamento a tutte le focali e da centro a bordi
Ottima resa dei piani fuori fuoco
Velocità autofocus
Stabilizzatore
Opzione “Close up”


Contro

Scarsa resistenza al flare
Distorsione a 24 mm difficile da correggere in post-produzione

6


 




Commenta questa notizia Stampa l'argomento Segnala via email l'argomento
Questa notizia ha  472 Visualizzazioni e 5 Commenti
Photo Tools XP - App Per iOS Per Calcolare Il Tempo Di Esposizione
Photo Tools XP - App Per iOS Per Calcolare Il Tempo Di Esposizione Inviato il  Dom 08 Jun, 2014 10:33 Da Mighty Gorgon
Photography
Buongiorno a tutti,
volevo segnalare che è finalmente disponibile sull'App Store di Apple per iOS l'app dedicata alla fotografia programmata da me e mio fratello Enrico.

Questo è il link diretto per scaricare l'app:

Photo Tools XP

photo_tools_xp



L'app è gratuita e in questa prima versione consente solo il calcolo di tempi di esposizione per chi vuole scattare con filtri ND (o anche solo calcolare tempi equivalenti).

E' vero che alcune macchine moderne riescono ad esporre correttamente anche con filtri ND montati, ma quando ho iniziato ad usare i filtri ho incontrato non poche difficoltà nel calcolo dei tempi di esposizione, anche perché mi piacciono molto le esposizioni lunghe e spesso uso anche +20stop di filtri.

Da qui è nata l'esigenza di avere uno strumento per calcolare in tempo reale il tempo di esposizione quando uso filtri ND.

Per l'utilizzo dell'app bisogna seguire questi semplici passi:

  1. Impostare la fotocamera in priorità di diaframmi (A o Av)
  2. Selezionare Diaframma ed ISO desiderati e misurare il tempo di esposizione per la composizione desiderata
  3. Inserire a questo punto i parametri di scatto nella finestra apposita (link in alto a dx): Tempo, Diaframma, ISO
  4. Dopo aver impostato i parametri di esposizione, potete scegliere il filtro ND che volete montare e avrete in basso il nuovo tempo di esposizione. E' possibile anche cambiare qualche parametro per vedere come cambia il tempo.


Per ora l'app ha solo questa funzione, ma contiamo in futuro di aggiungere altre funzionalità.

Se avete domande, sono ovviamente a disposizione... e se l'app vi è utile e vi piace, sono graditi feedback.


Grazie Enrico!



Per chi non avesse un dispositivo iOS, ma volesse delle funzioni similivi ricordo che sono disponibili queste due pagine:
Plan Your Shot - Sunrise / Sunset Calculator
Long Exposure Calculator


P.S.: qualcuno mi ha fatto notare che il nome non è il "massimo"... purtroppo Apple non consente nomi duplicati, e quelli più generici erano tutti già presi... ma se avete suggerimenti in merito, sono ben accetti!


 

Commenta questa notizia Stampa l'argomento Segnala via email l'argomento
Questa notizia ha  928 Visualizzazioni e 1 Commenti
Luci E Ombre Degli Obiettivi Luminosi
Luci E Ombre Degli Obiettivi Luminosi Inviato il  Mar 13 Maggio, 2014 15:01 Da cosmosub
Photography
Nell'auspicabile eventualità di fare chiarezza per chi si sta affacciando da poco nel variegato mondo della fotografia amatoriale e sta prendendo in considerazione di sostituire l'obbiettivo in dotazione con qualcosa di più performante, vorrei provare a dire la mia sugli obbiettivi cosiddetti luminosi.

Secondo me i motivi per preferire gli obbiettivi luminosi* sono che, a causa del controllo di qualità più selettivo e agli schemi ottici più raffinati, di solito, producono immagini migliori (più nitide, di solito anche negli angolo oltre che al centro, più contrastate, con colori più fedeli su tutta la gamma cromatica, con migliore restistenza al flare, minor distorsione a barilotto e a cuscino, minor vignettatura e altro ancora). Queste caratteristiche tuttavia vanno verificate, possibilmente sul campo, oppure, in mancanza di questa opportunità (e della necessaria esperienza), possiamo chiamare in nostro aiuto gli appositi test di laboratorio e le recensioni di chi già li usa (consiglio The digital picture, Photozone, DPReview e Cameralabs per i test, JuzaPhoto per le recensioni degli utenti, oltre a questo sito, s'intende).

(* per antonomasia si definiscono luminosi gli obbiettivi fissi in grado di garantire aperture massime pari o maggiori a f/2.8 e gli obbiettivi zoom che mantengono l'apertura massima di f/2.8 costante per tutte le lunghezze focali)

Partiamo ad es. dal classico presupposto di dover 'salvare uno scatto imprevisto in condizioni di luce scarsa' (partendo dal presupposto che mi rivolgo a persone che con la fotografia non ci devono campare e, quindi, uno scatto se lo potrebbero pure permettere di perderlo, comunque), tra uno zoom di buona qualità stabilizzato (ad es. un Canon 15-85 f/3.5-5.6 IS USM) e uno di buona qualità luminoso ma NON stabilizzato (ad es. Tamron 17-50 f/2.8) preferirei il primo. Tra questi due obbiettivi, infatti, alla focale di 50mm ci sono meno di due diaframmi di differenza: grazie all'efficacia dello stabilizzatore d'immagine, il Canon si porta a casa lo scatto tranquillamente anche con tempi di 1/15 a mano libera... e con una profondità di campo decente (persino Juza, un professionista, è arrivato alla medesima conclusione confrontando i ben più blasonati Canon 24-70 f/2.8 L USM e il Canon 24-105 f/4.0 IS USM).

Nel nostro confronto invece viene fuori meglio il Tamron SE lo scatto corrisponde ai seguenti requisiti:
  • scatto all'aperto (all'interno ci sarebbe pure l'opzione del flash...)
  • condizioni di luce scarsa
  • lo sfondo molto sfocato non pregiudica lo scatto
  • il soggetto non richiede profondità di campo
  • il soggetto è in movimento (lo stabilizzatore compensa il movimento della macchina fotografica, non del soggetto)

(nonostante il loro costo maggiore, inoltre, gli obbiettivi luminosi Canon della serie EF-S non sono compatibili con corpi macchina con sensore full frame, non sono tropicalizzati e non includono il paraluce in dotazione... MAI!)

Se invece lo sfocato è IL requisito fondamentale (ad es. tipicamente per i ritratti o altre applicazioni artistiche) allora poter aprire molto il diaframma è importante ma, attenzione che, di solito, gli zoom luminosi sono rose da cogliere con molte spine:
  • costo maggiore*
  • peso maggiore*
  • ingombro maggiore*
  • range di focali limitato*
  • l'apertura costante ad f/2.8, salvo le solite eccezioni, non ha molte applicazioni per focali inferiori al 24 (ma si paga anche per quelle!)

(* rispetto ad obbiettivi di qualità costruttiva e costo comparabili non f/2.8, ve. ad es. il Canon 15-85 f3.5-5.6 IS vs Tamron 17-50 f2.8)

Tutto questo a patto di non voler alzare gli ISO, altrimenti il discorso non parte nemmeno.
Ricordo che 'ai tempi della fotografia argentica' (volgarmente chiamata anche analogica) chi si occupava di reportage (e aveva quindi bisogno di garantirsi lo scatto in condizioni non controllabili) non puntava (solo) su obbiettivi particolarmente luminosi, bensì (soprattutto) su pellicole in grado di restituire buoni risultati anche con ISO alti (tipo la Kodak Tri-X).
Analogamente oggi chi ha bisogno (per poter mangiare) di portare a scasa lo scatto in condizioni non controllabili punta su obbiettivi di buona qualità (non necessariemente super luminosi) e, soprattutto, su corpi macchina con sensori FF, in grado di gestire bene la grana ad alti ISO.

E quando lo sfocato è IL requisito fondamentale? In questo caso si preferisce puntare su obbiettivi fissi che, grazie allo schema ottico semplificato, consentono di ottenere aperture massime anche maggiori di f2.8.
Attenzione però che alla massima apertura questi obbiettivi non sono proprio delle lame, anche perchè sono progettati per garantire altri tipi di prestazioni (acquistare un Canon 50 f/1.4 per poi usarlo da f/4 in su... non ha molto senso).

Canon 15-85 f3.5-5.6 IS vs Canon 50 f1.4

Oscar Ghedina, nel suo libro "Fotografare meglio" (già nel 1983!), per quanto concerne gli obiettivi luminosi riportava quanto segue:
Citazione:
...la maggiore luminosità non migliora affatto la qualità dell'obiettivo , anzi tende a peggiorarla (perchè la costruzione di obiettivi più luminosi diventa difficile) [oggi solo più costosa, ndr], ma essa consente di adoperare la macchina in situazioni di luce più precarie. Se la luminosità dell'obiettivo anzichè essere 2:8 fosse 2 si potrebbe fotografare con metà della luce che richiede il primo, tutto qui. Non ci sono altre prerogative in favore degli obiettivi più luminosi.In sintesi, la luminosità di un obiettivo non è un requisito qualitativo ma concerne invece la sua versatilità. Nella pratica sarà quasi impossibile o estremamente raro il caso in cui si possa fotografare con la massima apertura perchè verrebbe a mancare quasi totalmente la nitidezza o più precisamente la profondità di campo. Si deve quindi concludere che la grande luminosità degli obiettivi è di scarsissima utilità. Il limite della luminosità praticamente utile è 2, abbondantemente sufficiente anche la luminosità di 2:8 e 3:5. Solo più in là di questi valori, diciamo 5:6 si sente effettivamente la mancanza di luminosità...


Come mai allora gli obbiettivi luminosi e super luminosi sono diventati così ricercati e apprezzati dai fotoamatori di tutto il mondo?
Secondo me, oltre alle caratteristiche qualitative intrinseche dell'obbiettivo di cui sopra (che però non sono esclusive degli obbiettivi particolarmente lumionosi) il motivo, ancora una volta, è da ricercare principalmente nello sfondo sfocato che riescono a garantire e che, con l'avvento dei sensori APS-C, sono diventati più difficili da ottenere.
Come mai?
Perchè, oltre che dal diaframma, dalla lunghezza focale e dalla distanza di messa a fuoco, la profondità di campo (d'ora in poi pdc) è funzione della dimensione del sensore: tanto più grande il sensore, tanto minore la pdc (a parità di condizioni).
Il sensore APS-C della Canon è 1,6 volte più piccolo del sensore full frame (d'ora in poi FF) pertanto, a parità di condizioni, ad es. lunghezza focale 50mm, apertura f/5.6, messa fuoco a 10 metri, con sensore APS-C avremo una pdc di 10m c.a., mentre con sensore FF la pdc sarà di ben 24m... più del doppio!
QUI trovate un untile tool online per divertirvi a calcolare come varia la pdc al variare delle diverse condizioni.
Questo è uno dei motivi per cui i professionisti del fashion preferiscono la Hasselblad, un medio formato, che monta un sensore da 50x40, contro i 35x24 del full frame e i 22x14 c.a. dell'APS-C:

sensors_sizes

Se volete divertirvi ad ottenere uno sfondo sfocato come quello di una macchina di medio formato senza cambiare corpo macchine e senza investire in costosi obbiettivi super luminosi provate a... ingrandire il sensore della vostra APS-C!
Si tratta in pratica di generare un file di dimensioni superiori (in termini di mega pixel, non di mega byte), utilizzando il metodo Brenizer che, analogamente a quanto avviene con le fotografie panoramiche, consiste nello scattare quanti più immagini possibile, unendole poi con degli appositi software, così detti di photo stitching.

canon_50
​Schema ottico di un Canon EF 50 f/1.8
(6 lenti in 5 gruppi)

canon_18_55
​Canon 18-55 f/3.5-5.6 IS
(11 lenti in 9 gruppi)

canon_15_85
​Schema ottico di un Canon EF-S 15-85 f/3.5-5.6 IS USM
(17 lenti in 12 gruppi)

canon_17_55
Schema ottico di un Canon EF-S 17-55 f/2.8 IS USM
(19 lenti in 12 gruppi)

Si noti la crescente complessità dello schema ottico all'aumentare delle prestazioni richieste.


 



Tags E Parole Chiavelens, obiettivi, test obiettivi

Commenta questa notizia Stampa l'argomento Segnala via email l'argomento
Questa notizia ha  549 Visualizzazioni e 2 Commenti
Vai a 1, 2, 3 ... 10, 11, 12  Successivo

 

 
 Powered by Icy Phoenix based on phpBB
Visualizzazione Lo-Fi
Tempo Generazione: 0.3649s (PHP: 48% SQL: 52%)
SQL queries: 60 - Debug On - GZIP Abilitato
Design by Mighty Gorgon 
cron